IL BRACCIO DI FERRO CON BIG PHARMA 

Covid, la crisi dei vaccini può ridisegnare gli equilibri tra famiglie politiche Ue

L’uscita dal Ppe di Orban rafforza le ipotesi di un avvicinamento della Lega verso i popolari. Un'operazione di questo tipo con rimescolamento delle carte avverrebbe a metà legislatura nel momento in cui si devono definire gli incarichi per la seconda metà del mandato a cominciare dal nome del nuovo presidente del parlamento europeo

di Gerardo Pelosi

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Da sinistra a destra, il leader della Lega Matteo Salvini e il premier ungherese Viktor Orban (foto Ansa)

3' di lettura

La debolezza delle istituzioni nel dettare regole chiare alle Big Pharma per poter disporre di vaccini sufficienti a tutta la popolazione europea non sta creando solo squilibri economici tra Europa e altri Paesi che hanno vaccinato di più e più rapidamente (dal Regno Unito a Israele dalla Russia agli Stati Uniti). Tra le conseguenze della crisi europea dei vaccini ci si troverà presto a fare i conti anche con conseguenze politiche e la ridefinizione degli equilibri tra famiglie politiche europee quasi a metà della legislatura quando si dovranno decidere passaggi importanti per il futuro dell'Europarlamento a cominciare dal nome del successore del presidente David Sassoli.

Commissione Ue sotto accusa ma i vaccini acquistati dai singoli Stati

Nelle ultime settimane la Commissione e in particolare la sua presidente Ursula von der Leyen è stata oggetto di critiche per i ritardi nell'adozione di un efficace piano antipandemico europeo. È un fatto che la task force sui vaccini è stata creata solo dopo un anno dai primi casi ma la responsabilità non è solo delle istituzioni europee perchè in materia sanitaria Ue le competenze restano ancora nelle mani dei singoli Stati membri. E sono sempre gli Stati membri e non la Commissione (anche se sulla scorta di un accordo di redistribuzione interna) ad acquistare i vaccini.

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Austria e Danimarca faranno da soli

Austria e Danimarca hanno già deciso che si rivolgeranno autonomamente alle case produttrici e acquisteranno i vaccini per proprio conto, anche il russo Sputnik che l'agenzia per il farmaco europeo Ema sta valutando. Nello stesso tempo il primo ministro ungherese, Viktor Orban, ha deciso di costruire la propria forza politica in Europa, dopo avere ritirato il proprio partito, Fidesz, dal gruppo del Partito popolare europeo (Ppe) all'Europarlamento. «Il nostro compito è chiaro - ha detto Orban in una dichiarazione - Ora, senza il Ppe dobbiamo costruire una destra democratica europea che offra una casa ai cittadini europei che non vogliono migranti, che non vogliono il multiculturalismo, che non sono caduti nella follia Lgbtq, che difendono le tradizioni cristiane dell'Europa, che rispettano la sovranità delle nazioni, e che vedono le loro nazioni non come parte del loro passato, ma come parte del loro futuro». Orban dovrà quindi avvicinarsi al gruppo dei conservatori Ecr dove c'è già la Meloni e Fitto. «Senza Fidesz - ha scritto su Twitter Giorgia Meloni, presidente di Ecr - il Ppe sarà ancora più subalterno alla sinistra, allontanando la prospettiva di un bipolarismo europeo e di un centrodestra maturo e protagonista. Ci faremo carico di questa missione».

Il Ppe aprirà le porte alla Lega?

L’uscita dal Ppe di Orban rafforza le ipotesi di un avvicinamento della Lega verso i popolari. Attualmente il partito di Salvini è nel gruppo della Le Pen. Ma con i suoi 28 eurodeputati la Lega porterebbe il Ppe a quasi 200 seggi parlamentari rispetto ai 140 socialisti. Sempre che una parte dei Cinque stelle non decida nel frattempo di avvicinarsi ai socialisti. Nel nuovo parlamento così ridisegnato il gruppo della Pen che ora è quarto diventerebbe sesto. A un ingresso della Lega nel Ppe (giustificata anche dall'appoggio a un uomo come Draghi) sta lavorando in silenzio da tempo il ministro Giorgetti ma si tratta di operazione che non piace molto a Forza Italia che si vedrebbe marginalizzata in Europa in un ruolo subalterno.

Weber si candida a succedere a Sassoli

Un'operazione di questo tipo con rimescolamento delle carte avverrebbe a metà legislatura nel momento in cui si devono definire gli incarichi per la seconda metà del mandato a cominciare dal nome del nuovo presidente. A quel punto il presidente dal 2022 sarebbe del Ppe e un vice andrebbe alla Lega. Un nuovo scenario che non dispiace certo a Manfred Weber che punta alla presidenza del Parlamento anche con l'appoggio dei socialisti e liberali.

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