Report Gdf

Covid, dall’elettronica alla moda la pandemia dei falsi prodotti cinesi

In due anni e mezzo quasi mezzo miliardo di prodotti sequestrati dalle Fiamme Gialle. Dai giocattoli ai prodotti medicali, contraffazione in crescita con il Covid

di Marco Ludovico

(FOTOGRAMMA)

3' di lettura

Nell’era del Covid-19 c’è una pandemia nella pandemia. È la holding del falso: contraffazione, prodotti privi di requisiti di sicurezza, violazione delle norme sul made in Italy. Complici i prezzi più bassi anche di parecchio rispetto a quelli di mercato, ancor più attraenti in fase di recessione dilagante. Un’industria fiorente, in piena espansione. Maggiori azionisti, imprenditori e distributori, hanno in maggioranza una caratteristica, sovente replicata nei loro prodotti: sono cinesi. Come documenta l’ultimo report della Guardia di Finanza al comando del generale Giuseppe Zafarana. Cifre impressionanti. Da anni in aumento. Il contrasto delle Fiamme Gialle, infatti, testimonia numeri da capogiro.

In meno di tre anni 547 milioni di prodotti sequestrati

I reparti delle Fiamme Gialle da anni hanno una contabilità ormai consolidata del fenomeno. Al Comando generale Gdf, le analisi del Terzo Reparto guidato dal generale Giuseppe Arbore marcano in rosso gli indicatori. Preso a riferimento il periodo 2018-agosto 2021, le cifre del falso cinese sono diventate mostruose. «Su un totale di circa 1,1 miliardi di prodotti sequestrati a vario titolo dalla Guardia di Finanza nel corso di azioni a tutela del mercato dei beni e dei servizi per violazioni in materia di contraffazione, sicurezza prodotti, tutela del made in Italy e tutela del diritto d’autore - si legge in un report - circa il 51%, oltre 547 milioni, è di origine cinese».

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Il bazar sconfinato del commercio illlegale

L’antologia cinese delle operazioni Gdf è un volume dall’indice sterminato, ristampato di continuo con sempre più pagine. I settori di merci aggrediti dalla criminalità cinese sono i più disparati, le zone franche ormai soltanto quelle a scarso profitto illegale. In testa ci sono i beni di consumo (42,1% dei sequestri), subito dopo i giocattoli (41,5%), i prodotti di elettronica (10,9%) mentre capi di abbigliamento e accessori di moda rappresentano il 5,4% dei prodotti sequestrati. I finanzieri devono passare al setaccio l’intera filiera commerciale. «Il 74,3% dei beni sequestrati sono stati rinvenuti all’interno di depositi , circa il 20% in fase di commercio, il restante 5,6% circa in fase di trasporto».

Il boom con l’arrivo del Covid

Quello che fa più impressione è l’andamento dei sequestri in coincidenza e lo sviluppo della pandemia. I numeri del contrasto sono anche l’indice della diffusione criminale, danno l’ennesima conferma dell’infiltrazione illegale nell’economia allo stremo con la pandemia. Dove il mercato illegale cinese, se stiamo alle statistiche, sguazza imperterrito finchè non fa i conti con il contrasto delle forze di polizia. La crescita nel 2021 (dati gennaio-agosto) rispetto all’anno scorso lascia di stucco. Il numero dei prodotti di origine cinese sequestrati dalla Finanza nel 2020 con l’accusa di contraffazione è di circa 9,5 milioni. Ma nei primi otto mesi di quest’anno è più del triplo: oltre 32,6 milioni.

Norme di sicurezza: sequestri quadruplicati

I numeri diventano enormi, quasi incredibili, se parliamo di di prodotti di origine cinese sequestrati dalle Fiamme Gialle per violazione delle norme di siicurezza. Passiamo da un totale di circa 55 milioni in tutto l’anno scorso a quasi 200milioni nei primi otto mesi del 2021, di fatto quadruplicati. Un esempio per tutti: la compagnia Gdf di Susa, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Torino, ha scovato 15 imprenditori, tutti di origine cinese, coinvolti nella commercializzazione di prodotti privi dei certificati di conformità. Articoli come cavigliere, fasce elastiche ortopediche, tutori per arti inferiori e reggiseni per allattamento, ma anche bigiotteria, articoli per la casa, giocattoli con tracce di piombo.

La minaccia sulle start up ad alto valore

La minaccia cinese viaggia a più velocità e gioca su molti tavoli. Le filiere della contraffazione sembrano disperse sul territorio, quasi un fenomeno di criminalità comune. In realtà drenano fiumi di denaro e sono l’altra faccia di un sistema di aggressione complesso all’economia italiana. Il gioco dell’iniezione di capitali freschi cinesi per acquisire settori e quote di mercato strategiche - un esempio per tutti, i porti - è facile, fa presa e non sempre viene messo in discussione dai destinatari. Piccole start up ad alto valore di produzione tecnologico sono prese di mira. Per non parlare di smart city e 5G. Il premier Mario Draghi ha dato input precisi per rinforzare l’esercizio del golden power. La Gdf è in piena allerta.


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