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Covid, due studi indicano la strada per i vaccini di nuova generazione

Su Science advances: le interazioni della proteina Spike con i recettori degli estrogeni sono alla base della trombosi. Sul fronte farmacologico, il risultato fornisce una nuova indicazione per migliorare la prossima generazione di vaccini anti-Covid

di Francesca Cerati

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3' di lettura

Le misure anti-pandemia sembrano archiviate, ma la ricerca sul Covid e su come i vaccini contro Sars-Cov2 influiscono sulla nostra salute è tutt'altro che terminata. A oggi, secondo le analisi del New York Times, sono state inoculate una o più dosi ad almeno 5,44 miliardi di persone nel mondo (71% della popolazione mondiale), mentre l'Economist stima che i vaccini abbiamo salvato oltre 20 milioni di persone nel primo anno di somministrazione (20-21) tagliando la mortalità diretta del 63%. Chi invece, come Pechino, non ha puntato sulla vaccinazione, sta ancora costruendo ospedali Covid e strutture di quarantena come a Guangzhou, dove è in costruzione una struttura da 250mila letti.

La relazione Spike-trombosi

Oggi due nuovi studi Italia-Usa pubblicati su Science Advances e bioRxiv dagli stessi autori aggiungono importanti informazioni sulla relazione tra proteina Spike e trombosi, successiva all’infezione e più raramente ai vaccini.

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Già una settimana fa, la Food and Drug Administration americana ha richiesto ai due principali produttori di vaccini, Pfizer e Moderna, di avviare studi clinici per monitorare gli eventuali effetti a lungo termine dei vacchini sulla salute degli individui che hanno manifestato problemi cardiaci in seguito alla somministrazione di questi farmaci.

Nello studio su Science Advances emerge che l’interazione della proteina Spike con i recettori degli estrogeni umani Alpha (ERα) incrementa l’attività pro-coagulante delle cellule endoteliali, aumentando il potenziale rischio di trombosi nei pazienti affetti da Covid-19. I dati italiani sono frutto della collaborazione di un team composto da i ricercatori del National Institute on Drug Abuse (divisione dell'U.S. National Institutes of Health), della Johns Hopkins University, dello Scripps Institute, della Stanford School of Medicine, di Dompé farmaceutici, dell’Università degli Studi dell’Aquila e del Vimm (Veneto Institute of Molecular Medicine).

Vaccini di prossima generazione

Lo stesso gruppo di ricercatori, insieme ai clinici del Centro Cardiologico Monzino di Milano, nella seconda ricerca (in pre-print sul sito bioRxiv ) svelano anche come le trombosi associate ai vaccini, seppur rare, potrebbero essere prevenute modificando la sequenza della proteina Spike utilizzata per produrre i vaccini attualmente disponibili.

«Oltre a identificare una nuova potenziale funzione trascrizionale della proteina S - dichiarano Silvia Barbieri e Maurizio Pesce del Centro Cardiologico Monzino - la comprensione di questi meccanismi potrebbe portare allo sviluppo di un vaccino Covid di nuova generazione. Infatti, i nostri risultati fanno luce sui meccanismi causa-effetto di alcuni rari eventi avversi da vaccino anti-Sars-CoV-2, e sono quindi essenziali per le campagne di vaccinazione e di richiamo, sia attuali che future».

Il ruolo del supercalcolo

Dompé farmaceutici aveva individuato le prime prove dell'interazione tra la proteina Spike del virus e i recettori umani degli estrogeni grazie alla sua piattaforma di supercalcolo Exscalate. La scoperta iniziale che ha portato allo studio è emersa dai risultati del progetto Exscalate4CoV (E4C), un gruppo composto da 30 istituzioni pubbliche e private di sette Paesi e finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del programma quadro Horizon 2020 , volto a combattere il Coronavirus con le più recenti risorse di supercalcolo e strutture sperimentali europee. Exscalate è attualmente la più potente piattaforma di supercalcolo intelligente per la progettazione di farmaci in esecuzione su Leonardo, il quarto supercomputer più potente al mondo.

«I risultati pubblicati oggi - spiega il Chief Scientific Officer di Dompé farmaceutici, Marcello Allegretti - forniscono un razionale solido a sostegno di altri evidenze pubblicate in passato dal nostro team grazie al sostegno della Commissione europea con il programma Exscalate4Cov. In particolare sul ruolo benefico di principi generici già in commercio come il raloxifene (un modulatore degli estrogeni prescritto per il trattamento dell'osteoporosi) nel mitigare i possibili effetti collaterali non solo dell'infezione da Sars-Cov-2 ma anche della vaccinazione, che resta comunque la prima linea di difesa al virus».

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