Emergenza Coronavirus

Covid e influenza, pronto soccorso sotto pressione in tutta Italia. Mancano medici e infermieri

Allarme della Società Italiana della Medicina di Emergenza Urgenza (Simeu): «In alcuni ospedali si fatica a ricoverare i pazienti entro le 24-36 ore, situazione al collasso in Sardegna»

Coronavirus, terapie intensive all’8,5%, aree mediche al 10,6%, 176 casi ogni 100mila abitanti

2' di lettura

Pressati dall’aumento dei casi di influenza, ma anche da un crescente numero di pazienti Covid, i Pronto soccorso arrancano, con reparti sempre più pieni e personale sempre più ridotto, al punto che ci «sono ospedali in cui si fatica a ricoverare i pazienti entro le 24-36 ore». A lanciare l’allarme è la Società Italiana della Medicina di Emergenza Urgenza (Simeu) che avverte: la situazione in Sardegna è «vicina al collasso, ma criticità si segnalano in molte regioni». Se «non è ancora drammatica» rischia di diventarlo a breve. E «ciò che è già drammatico è l’impossibilità di ricoverare tanti pazienti non Covid». Medici e infermieri vengono dirottati verso i reparti Covid, così è normale che quelli ordinari, dove l'organico non è stato incrementato, entrino in sofferenza.

Situazione critica da Pescara a Nuoro

Se a Pescara il Pronto soccorso è andato in tilt per un eccesso di richieste di ricoveri che ha costretto a dirottare pazienti in ospedali vicini, ancor più critica è la situazione all’ospedale San Francesco di Nuoro, dove una decina di medici si sono dimessi per la grave situazione di affanno del reparto, che lavora sotto organico da tempo.

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Difficoltà in aumento ovunque

Ma le difficoltà aumentano in tutta Italia insieme ai contagi da Sars-Cov-2. Oltre al caso della Sardegna, spiega Beniamino Susi, Responsabile per Simeu dei Rapporti con le Regioni, «problemi si registrano in diverse regioni, in particolare Puglia, Campania e Lazio, dove soprattutto nella stagione invernale si registra spesso un sovraffollamento nei reparti di Emergenza e Urgenza. A queste se ne stanno aggiungendo altre, con situazioni storicamente meno critiche, come Piemonte, Lombardia e l’Emilia Romagna, e anche regioni in queste settimane sotto particolare pressione per i contagi Covid, come Friuli Venezia Giulia, Marche, Piemonte e Veneto».

Le riconversioni dei reparti

I motivi sono diversi. Innanzitutto, prosegue Beniamino Susi, che dirige il Reparto d’urgenza a Civitavecchia-Bracciano, «la crescita di pazienti che stazionano in Pronto soccorso a causa della difficoltà a ricoverare, perché si stanno convertendo reparti normali in reparti Covid e questo taglia il numero dei posti letto disponibili per altre patologie». Il super afflusso, spiega, «è dovuto al diffondersi di sindromi influenzali, ma ci sono anche molti pazienti che arrivano con sintomi Covid gravi, già in parziale carenza di ossigeno e che necessitano un ricovero, a volte anche direttamente in terapia intensiva. Inoltre siamo sommersi di pazienti che vengono per problemi di salute banali. Mentre nella prima ondata gli accessi erano diminuiti del 30% per paura dei contagi, ora siamo tornati a livelli pre-Covid, con la differenza che la pandemia è ancora in corso».

Le debolezze del sistema

La realtà del Covid, denuncia il presidente Simeu Salvatore Manca, «pone di fronte alle debolezze del sistema». E questa situazione mette sotto pressione medici e infermieri che «sono stanchi, affaticati e vivono una quotidianità sempre più insostenibile». A meno di un mese dalla manifestazione nazionale organizzata a Roma in difesa del servizio di emergenza urgenza, il sistema «sta crollando» e servono «provvedimenti urgenti». «Bisogna accordarsi affinché gli specializzandi vengano integrati nei servizi ospedalieri». Intanto, però, conclude Manca, «bisogna fare qualcosa subito e anche i cittadini devono aiutare a reggere l’urto. O la quarta ondata rischia di dare lo scossone definitivo».

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