Interventi

Covid è l’occasione per ripensare alle priorità di un Paese moderno

di Federico Maurizio d'Andrea

(ANSA)

3' di lettura

Si sente parlare, in questo periodo, così come è stato in altri tempi senz’altro meno drammatici, di quello che è necessario mettere in campo per programmare le attività che dovranno contrassegnare la cosiddetta ripartenza.

In questi discorsi, tutti ovviamente di spessore molto elevato, manca, ancora una volta, un aspetto che in Italia viene assai scarsamente considerato.

Loading...

Mi riferisco a quella che può essere definita la regola del “pre”.

Il “pre“ è un prefisso al quale sarebbe il momento di conferire specifico valore nei diversi ambiti nei quali l’attenzione dei decisori dovrà porsi.

Quello che mi sta più a cuore è il concetto della pre-venzione: prevenire significa molto semplicemente essere in grado di poter indirizzare le scelte, di programmare il proprio operato prima che le necessità si realizzino e ne impongano l’agenda.

È regola antica quella che vuole che sul mercato si afferma chi arriva prima. Chi, cioè, riesce a vedere prima degli altri ciò che ragionevolmente accadrà, conquistando in tal modo un vantaggio fondamentale.

Se impostiamo il nostro operare secondo il concetto della pre-visione, noi indirizziamo la crescita in modo che la stessa si sviluppi lungo il corso programmato. Questo postula una elevata forza di pensiero, di programmazione e una reale capacità di stare sul mercato, resistendo anche alle tante turbolenze che lo stesso presenta in ogni periodo.

Troppe volte, infatti, noi rincorriamo gli accadimenti, non dettando l’agenda e mai stabilendo priorità.

Non sono concetti nuovi: nel mondo bancario, ad esempio, è ormai patrimonio consolidato il ricorso ai cosiddetti. stress test cui le banche vengono sottoposte con continuità per verificarne la solidità; se fossero stati fatti seriamente in passato, magari non avremmo assistito alla stagione – che peraltro sembra ormai dimenticata – di quei disastri che si sono quasi tutti riversati sulle spalle di ignari correntisti.

Formalmente siamo subissati da strumenti, previsioni, organi e funzioni che dovrebbero prevenire.

Peccato ne manchi uno, a monte: quello della selezione, che derivi da una rigorosa competizione, di una classe dirigente (non solo politica) la cui inesistenza si trasforma in una continua perdita di valore a vantaggio di soggetti che operano in Paesi in cui questo accade.

Non è con le singole eccellenze che si crea fiducia in una nazione: le eccezioni restano sempre tali, di solito inizialmente osannate ma, alla prova dei fatti, spesso poco incisive e, in alcuni casi, dannose.

Per infondere fiducia, si deve pre-costituire un tessuto sociale, economico e politico credibile.

La crisi può essere l’occasione per ripensare il modello che, sino a ora, si è affermato producendo sostanzialmente, a tacer d’altro, fallimenti a raffica, impoverimento industriale, ampia sfiducia nelle istituzioni: attenzione, perché il tutto potrebbe sfociare in disastrosi disordini sociali, soprattutto al Sud, incredibilmente non considerato come il vero possibile volàno della rinascita nazionale.

Occorre modificare il paradigma fino a ora seguito e guardare all’immediato futuro con pensieri diversi da quelli debolmente espressi dagli appassionati strateghi delle date di ripartenza: o il tema si affronta ora in tutta la sua consistenza, o sarà l’ennesima occasione persa.

Si deve creare un sistema che funzioni e che sia percepito come tale: elevare il livello dell’istruzione; sostenere solo le imprese meritevoli, evitando politiche di aiuti indistinti, selezionando le priorità degli interventi e non mantenendo in vita società decotte; giudicare i risultati e non solo le provenienze o le appartenenze; porre limiti di età non derogabili nell’assunzione delle cariche, evitando anche la sola sensazione che sia un Paese immobile; anteporre la premialità sulla punizione, ribaltando il rapporto Stato-cittadini, a cominciare, subito, dalla riforma fiscale (di cui si parla, senza alcun costrutto, da almeno 40 anni) e da una strutturale riforma della giustizia, il cui funzionamento ha anche un valore economico enorme.

Oggi tutti i sistemi di controllo sono incentrati sull’ex post; si deve semplicemente capovolgere questa impostazione, perché ogni Stato serio, ogni azienda seria, possano prevenire il rischio degli accadimenti sfavorevoli mediante la creazione di sistemi di controllo snelli, attribuendo centralità alle attività di controllo ex ante che siano caratterizzate dal ricorso ad approcci sostanziali, senza indulgere in sterili formalismi, eredità, purtroppo sempre attuale, di impostazioni borbonicamente inefficienti.

Così come sorprende che non venga compresa la gravità delle affermazioni che richiamano sempre e solo l’attenzione sulla criminalità organizzata, dando quasi per scontato, in ogni occasione, che una parte di denaro pubblico, non so quanto consistente, sia inesorabilmente destinata a finire nelle mani della criminalità. Se questo è il messaggio che promana dall’interno, non ci si può stupire delle resistenze che altri Paesi, anche piccoli e per tanti versi insignificanti, hanno nei nostri confronti.

Lo Stato vincerà soltanto quando questi concetti apparterranno ai libri di storia: dobbiamo essere focalizzati sul concetto della prevenzione, quale pre-supposto per la creazione di un sistema armonioso, che ribalti i pre-concetti che tanto male fanno all’Italia e alla sua economia.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti