la ripresa

Covid e matrimoni: a cosa devono rinunciare gli sposi secondo il protocollo Governo - Cei

Il settore in Italia vale oltre 15 miliardi

di Annarita D'Ambrosio

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(AdobeStock)

Il settore in Italia vale oltre 15 miliardi


2' di lettura

Con il metro in mano, anche in chiesa. L’accordo siglato il 7 maggio scorso tra il Governo (il premier Conte ed il ministero dell’interno Lamorgese) e la Conferenza episcopale italiana ( il Presidente cardinal Bassetti) ha portato alla ripresa delle funzioni religiose dal 18 maggio, ma inutile negare che nulla è più come prima, soprattutto per chi si appresta a recarsi all’altare.

Le disposizioni del Protocollo
Nulla di specifico è predisposto per i matrimoni nei 5 punti del Protocollo sottoscritto con il placet del Comitato tecnico - scientifico che veglia su di noi per proteggerci dal rischio contagio. A voler leggere però nel dettaglio le novità che aspettano gli sposi in mascherina sono tante:

art.1, punto 1.1
«l'accesso individuale ai luoghi di culto si deve svolgere in modo da evitare ogni assembramento sia nell'edificio sia nei luoghi annessi, come per esempio le sacrestie e il sagrato».( ergo niente lancio del riso per intenderci, espressamente vietato, per i distratti, dall’arcidiocesi di Agrigento)
art.1, punto1.2
«Nel rispetto della normativa sul distanziamento tra le persone, il legale rappresentante dell'ente individua la capienza massima dell'edificio di culto, tenendo conto della distanza minima disicurezza, che deve essere pari ad almeno un metro laterale e frontale». (vi ricordate i matrimoni nelle piccole chiesette a picco sul mare o in montagna? in alcuni casi anche consentire l’ingresso dei parenti degli sposi potrebbe essere proibitivo)
Art.1, punto 1.5
«Coloro che accedono ai luoghi di culto per le celebrazioni liturgiche sono tenuti a indossare mascherine». (sposi e testimoni compresi, nessuna eccezione, mascherine non di pizzo beninteso, ma in grado di proteggerci dal contagio)
Art.3, punto 3.2
«Può essere prevista la presenza di un organista, ma in questa fase si ometta il coro» (marcia nuziale per l’ingresso sonoro della sposa in chiesa salvo dunque)

Dati non univoci sulle cerimonie rinviate
Val la pena di riflettere allora sul perchè nonostante la ripresa, si calcoli che gran parte dei matrimoni sia stato comunque rinviato al prossimo anno. A parere di un sondaggio diffuso dagli organizzatori di eventi – i cosiddetti wedding planner – il 51% delle coppie avrebbe deciso di mantenere la data fissata, ma Unimpresa Moda, calcola invece che 7 fidanzati su 10 avrebbero scelto invece di postici pare, con un impatto negativo stimato sui ricavi (abbigliamento, video e fotografie, bomboniere, addobbi floreali, ristorazione) stimato in centinaia di migliaia di euro.

Le altre rinunce
E sì perchè in tempi di covid, a cambiare non è solo il rito religioso, ma anche il resto: niente foto con parenti e amici (che in alcune zone d’Italia non vengono scattate solo il giorno del fatidico si, ma precedono la funzione religiosa e la seguono), niente pranzi in alcuni casi luculliani con portate interrotte da opportuni sorbetti al limone non conclusivi del pasto ma digestivi per ricominciare dall’antipasto fino a tarda notte, niente cambio d’abito della sposa per le bomboniere e niente lancio del bouquet a beneficio di amiche e giovani parenti aspiranti spose in un futuro, si spera, non tanto lontano.

Insomma, tutto questo per ora non è possibile. Rinvii comprensibili commentano alcuni sacerdoti, ricordando però ( e come non essere d’accordo) che forse sarebbe il caso di recuperare il valore sacramentale del matrimonio. Insomma, almeno provateci.

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