VINO E TERRITORIO

Covid e vendemmia: ottima annata per il Barolo ma resta incognita sul mercato della ristorazione

L’Associazione Deditus, che mette insieme nove famiglie di produttori, fa un bilancio della raccolta di uve definite eccezionali del 2020 per una delle etichette simbolo del vino Made in Italy

di Giorgio dell'Orefice

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(Codegoni Daniele - stock.adobe.com)

L’Associazione Deditus, che mette insieme nove famiglie di produttori, fa un bilancio della raccolta di uve definite eccezionali del 2020 per una delle etichette simbolo del vino Made in Italy


3' di lettura

L'annata 2020 per il Barolo sarà ottima. Forse paragonabile alla celebrata 2016, forse persino superiore. In un anno difficile e complesso come il 2020, con tutte le implicazioni sia sul piano della vita aziendale che di mercato dovute alla pandemia, pochi se lo sarebbero aspettato. E invece è andata così con una sorta di legge del contrappasso, stavolta in positivo. Ne sono convinti i produttori dell'Associazione Deditus che mette insieme nove cantine del Barolo, nove famiglie che coltivano direttamente i propri vigneti e che condividono a fondo le strategie di sviluppo di una delle etichette simbolo del vino made in Italy.

I nove produttori hanno partecipato ieri a un webinar per scambiarsi opinioni e auspici sia sulla vendemmia appena conclusa che sulle prospettive future di mercato ragionando di questo difficile e complesso 2020. Ma innanzitutto spazio al prodotto e alla produzione. La vendemmia 2020 nonostante i timori iniziali dovuti ai tempi anticipati e alle incognite climatiche di inizio autunno si è rivelata secondo molti produttori “eccezionale”. “Un'annata partita in modo senz'altro insolito – ha spiegato Luigi Scavino dell'azienda Azelia – con le tante prescrizioni sulla sicurezza e le difficoltà relative alla disponibilità di manodopera. Poi invece la vendemmia si è rivelata sorprendente nonostante le piogge battenti di settembre che sembravano averla compromessa perché sono subentrati gironi di clima mite, secco e ventilato che ha consentito di recuperare”.

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“Molto lo dobbiamo – ha aggiunto Luca Sandrone della cantina Sandrone - alle prime nevicate sulle Alpi di settembre che hanno innescato significative escursioni termiche tra il giorno e la notte che hanno portato a una completa maturazione fenolica delle uve”. “A tutto questo - ha aggiunto Gianluca Torrengo di Prunotto – va aggiunto un elevato grado di sanità delle uve come raramente è accaduto in passato”. “Con le difficoltà di mercato che stiamo vivendo – ha sottolineato Pio Boffa dell'azienda Pio Cesare – abbiamo affrontato la vendemmia senza pensare all'aspetto quantitativo, eravamo pronti a sacrificare i volumi. E questo ci ha consentito di aspettare senza timore di subire danni da maltempo con il risultato che la natura così dura con gli uomini in questo 2020 sia stata clemente con le uve”.

Le diverse strategie di vendita per superare la crisi
nella ristorazione

Premesso che affrontare il futuro con in cantina un'ottima annata è di certo una freccia in più al proprio arco tuttavia restano intatte le preoccupazioni per i trend di mercato. “Il Barolo è venduto per oltre il 50% nel canale della ristorazione – ha aggiunto Boffa - che negli anni è stata un prezioso alleato per far capire ai consumatori il particolare connubio tra acidità e tannini che caratterizza il Barolo e che non si riscontra in altri vini. La ristorazione adesso sta soffrendo, in Italia, Stati Uniti, Asia e noi con loro”. Le difficoltà sono state registrate da tutti anche se non è mancato qualche risultato inaspettatamente positivo “A giugno – ha commentato Matteo Sardagna di Poderi Luigi Einaudi – avevamo un -25% rispetto alle vendite 2019 adesso siamo tornati in positivo. Nel nostro caso ha pagato la scelta di puntare sui ‘Wine club' in giro per il mondo che stanno comprando molti vini italiani. E sul canale Horeca trovo che in questo frangente ci sia più un problema di recupero crediti che chissà quando si sbloccherà”.Sulle prospettive future una forte spinta può venire dal turismo in Langa. “Quest'anno – ha commentato Stefano Chiarlo dell'etichetta Michele Chiarlo – si sono visti molti italiani dalle nostre parti. Riteniamo che nelle Langhe ci sia ancora un grosso potenziale turistico inespresso e che potrebbe trovare sbocco promuovendo una maggiore durata media dei soggiorni”. “Una leva sulla quale puntare – ha detto Alberto Cordero (Cordero di Montezemolo) – può essere la sostenibilità. Siamo biologici fin dal 2013 nonostante i tanti vincoli e in prospettiva si potrebbe puntare di più sulla mobilità sostenibile”.Ma tanto resta da fare anche sul piano della valorizzazione. “Io resto convinto – ha aggiunto Gianni Gagliardo di Poderi Gianni Gagliardo – che bisogna ancora puntare sul concetto dei Cru. Nel Barolo siamo stati tra i primi ad adottarli e oggi molti Cru, le singole microzone della denominazione sono diventati più rinomati e ricercati dai consumatori dei nomi delle cantine che li producono. Sono diventati un brand a sé”.


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