RAPPORTO ECDC

Covid, perché l’Italia ha un rischio basso nella classifica dei Paesi Ue e come fare per contenere i contagi

Le indicazioni del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), l’agenzia europea responsabile del monitoraggio delle epidemie

di Andrea Carli

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Le indicazioni del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), l’agenzia europea responsabile del monitoraggio delle epidemie


4' di lettura

La fotografia fa ben “sperare”, ma allo stesso tempo mette in evidenza la necessità di preservare le persone più fragili. L'Italia fa parte del gruppo di Paesi europei con un «rischio complessivo basso di Covid-19 per la popolazione generale e il sistema sanitario». Per quanto riguarda gli individui vulnerabili (individui con fattori di rischio per la grave malattia Covid-19, come gli anziani), invece, «poiché l'impatto della malattia in questi gruppi è molto alto, il rischio complessivo è moderato». A fare il punto sullo stato di avanzamento dell’epidemia nel nostro paese è il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), l’agenzia europea responsabile del monitoraggio delle epidemie, in un rapporto aggiornato al 24 settembre.

La mappa del rischio Covid-19 in Europa

La domanda a cui l’Ecdc - un’agenzia Ue che analizza e interpreta i dati provenienti dai Paesi dell'Unione su 52 malattie trasmissibili (tra queste il coronavirus) utilizzando il sistema europeo di sorveglianza - intende dare una risposta è: «Considerato l'aumento dei casi di contagio registrato nell'Ue e nel Regno Unito, quale rischio rappresenta la pandemia Covid-19 per la popolazione generale, le persone vulnerabili e in generale per i sistemi sanitari dei singoli paesi?». La risposta è una mappa del rischio Covid-19 in Europa.

E se la situazione dell’Italia allo stato attuale non desta preoccupazioni, sono sette i Paesi (Spagna, Romania, Bulgaria, Croazia, Ungheria, Repubblica Ceca e Malta) che al contrario mostrano un'evoluzione dell'epidemia di Covid-19 che causa «grande preoccupazione» e aumentati rischi di mortalità. Con riferimento a questi casi, considerati «ad alto rischio», il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie segnala «una percentuale maggiore di casi gravi o ospedalizzazioni», con un aumento della mortalità in alcuni casi «già osservato» o «che potrebbe avvenire presto». In alcune zone di questi Stati, il sistema di assistenza sanitaria è già sotto pressione, con percentuali elevate per quanti riguarda i posti letto occupati e personale sanitario soggetto a carichi di lavoro considerevoli.

In Italia bassa probabilità di infezione

In Italia, invece, il quadro è meno preoccupante. Secondo l’agenzia europea responsabile del monitoraggio delle epidemie il paese fa parte di un gruppo di Stati (Belgio, Cipro, Finlandia, Germania, Grecia, Islanda, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Polonia e Svezia) nei quali nel complesso la probabilità di infezione è da considerare bassa. Il rischio è contenuto anche per la tenuta del sistema sanitario. Si fa invece “moderato” se si prende in considerazione una particolare fascia della popolazione, quella delle persone più vulnerabili, come ad esempio gli anziani.

La fascia «di mezzo» a rischio crescente

Tra l’epidemia sotto controllo in Italia e Germania e la situazione «ad alto rischio» del gruppo dei sette si inserisce una terza fascia di paesi, che agli occhi del centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie si caratterizza per un «rischio crescente». Del gruppo fanno parte Austria, Belgio, Danimarca, Olanda e Francia.

Le mosse per contenere i contagi

L’agenzia europea indica delle soluzioni che possono consentire di ridurre i rischi e limitare i contagi. Serve un attento monitoraggio dell’evoluzione dell’andamento dell’ epidemia. Fondamentale, in questo senso, è riconoscere i sintomi nella fase iniziale della malattia, così da evitare una diffusione dei contagi. Occorre garantire «un attento monitoraggio sul «livello di occupazione dei posti letto negli ospedali e di terapia intensiva» e sulla «diffusione delle infezioni tra gli individui vulnerabili, per i quali l'impatto di Covid-19 è molto alto». Tutti accorgimenti che, secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, «sono fondamentali per evitare un rapido aumento del livello di rischio nelle prossime settimane».

Il ministro Speranza: «piedi per terra. È ancora dura»

«Nonostante il giudizio positivo del centro europeo - ha sottolineato il ministro della Salute Roberto Speranza - credo che dobbiamo tenere i piedi per terra e continuare ad investire sulla linea della prudenza. È ancora dura. I prossimi mesi non saranno facili e servirà l'impegno di tutti».

Covid: Ecdc, quarantena per ora resta a 14 giorni

Il periodo di quarantena per chi si sposta dalle aree più a rischio è un sintomo chiaro della confusione che, nonostante i proclami, regna ancora sovrana nella gestione dell'epidemia. La misura che ha insieme importanza sanitaria e per la fluidità delle frontiere Ue, continua ad essere applicata in ordine sparso. La direttrice del Centro Andrea Ammon ha detto la sua su questo aspetto. «La discussione sulla durata ideale della quarantena non è conclusa e per ora - ha detto - la nostra indicazione resta a 14 giorni». In seguito a un incontro informale dei ministri della Salute Ue a inizio settembre, la presidenza tedesca aveva indicato un accordo di massima tra i ministri per un periodo non inferiore ai dieci giorni. Ma nelle settimane successive, prima la Francia e poi il Belgio hanno fissato il periodo in sette giorni. Considerato che i due paesi sono classificati dall’agenzia europea «a rischio crescente», la decisione potrebbe avere la forma, e la sostanza di un pericoloso azzardo.Un errore di valutazione o una strategia non corretta da parte di uno Stato potrebbe ripercuotersi sulla diffusione dei contagi negli altri. È, in un certo senso, il principio dei vasi comunicanti.

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