Le società mediche

I pediatri: ecco perché vaccinare i bambini serve a loro (e non a proteggere gli adulti)

Per i pediatri non si possono escludere manifestazioni severe della malattia. Senza contare il rischio di rimanere fuori dalla vita sociale e scolastica

Vaccini per 5-12enni, l'esperto: sicuri, giusto estendere platea

3' di lettura

Vaccinare i bambini non per proteggere gli adulti ma «per loro tutela personale». È uno dei punti fermi su cui battono i pediatri italiani, per sgombrare il campo da false credenze che rischiano di indebolire il successo della campagna qualora le autorità regolatorie allargassero l’uso dei vaccini. Non ha esitazioni sulla bontà della campagna di immunizzazione per quella fascia di età la presidente della Società italiana di pediatria (Sip), Annamaria Staiano. «Anche per loro non si possono escludere manifestazioni severe del Covid», dei bambini che complessivamente hanno contratto l’infezione 35 sono infatti morti. Così come da non sottovalutare è la protezione dei bimbi più fragili e che vivono comunque a stretto contatto con i loro coetanei a partire dall’ambito scolastico.

20% dei contagi al di sotto degli 11 anni

Come emerge dall’aggiornamento nazionale sull’epidemia Covid del 3 novembre, l’incidenza di SARS-CoV-2 nella popolazione è in aumento in tutte le fasce di età, con valori più elevati nella fascia 0-19 anni. Negli ultimi 30 giorni, nel nostro Paese si osserva una maggiore incidenza di casi diagnosticati in persone non vaccinate ed è di queste ore la notizia che oltre un ragazzo su quattro al di sopra dei 12 anni ha ricevuto una sola dose di vaccino. Numeri che spingono il presidente della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), Giuseppe Di Mauro, a esprimere il forte auspicio che venga presto autorizzato il vaccino per la fascia d’età 5-11 anni. E «a chi dice di non vaccinare i bambini sani diciamo: il vaccino va fatto a tutti, che siano sani o con patologie pregresse, perché - chiarisce il pediatra - non sempre questa infezione, nei bambini, si manifesta come una banale influenza. Anche i più piccoli vengono ricoverati e alcuni finiscono in terapia intensiva».

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Il peso di ritiro sociale e assenza da scuola

Estendere la vaccinazione alla fascia 5-11 anni, tiene a precisare la Sipps, significherebbe offrire la possibilità di ridurre il rischio di infettarsi di Covid-19 a circa 3.700.000 bambini. Da inizio pandemia ad oggi - ricordano i pediatri - sono stati 783.996 i casi tra 0 e 19 anni, di cui circa 190mila tra i 5 e gli 11 anni. È stato calcolato che se questa fascia di età fosse stata già vaccinata, ipotizzando un'efficacia del vaccino all'80%, circa 140mila di quei bambini che hanno contratto il virus non si sarebbero ammalati, «evitando loro - constata Roberto Liguori, pediatra Sipps - quarantena, ritiro sociale, assenza da scuola, lontananza dalla vita sociale e familiare, oltre al rischio di sviluppare forme gravi della malattia e di contagiare i familiari». E il collega Luciano Pinto aggiunge: «Noi pediatri dobbiamo insistere con i genitori facendo capire loro che non bisogna avere paura del vaccino, ma della malattia. Un bambino non vaccinato - spiega il medico - non solo corre il rischio di ammalarsi, ma anche di rimanere fuori dalla vita sociale, dalla normalità che speriamo si possa presto ritrovare. Inoltre, in molte famiglie succede già che i non vaccinati non siano ben accetti e questo - conclude - potrebbe nel prossimo futuro coinvolgere anche i bambini».

Da Moderna richiesta ok dell’Ue

Per quanto riguarda i trial l’efficacia sarebbe provata, con minimi effetti collaterali. Anche Moderna ha annunciato di aver presentato la domanda per ottenere dall’Agenzia europea del farmaco (Ema) la variazione dell’autorizzazione condizionata all’immissione in commercio per la fascia d’età 6-11 anni. La valutazione è per un regime di 2 dosi da 50 microgrammi (metà rispetto al dosaggio destinato alle fasce d’età successive) del vaccino mRna-12731. «È la nostra prima richiesta per l’uso del vaccino in questa fascia d’età», afferma il ceo di Moderna Stéphane Bancel. «Siamo incoraggiati dal fatto che il vaccino Moderna al livello di dose di 50 µg abbia aiutato a prevenire l’infezione da Sars-CoV-2 nei bambini. Abbiamo in programma di inviare questi dati ad altre agenzie di regolamentazione in tutto il mondo per proteggere questa importante popolazione più giovane».

Il timing possibile dell’inizio

La Sip sul sito intanto ha attivato una pagina di Faq dove si trovano le risposte ai dubbi più frequenti dei genitori e c’è fiducia su una «buona adesione» da parte delle famiglie. «Abbiamo visto quanto accaduto con i ragazzi dai 12 ai 19 anni dopo un po’ di perplessità iniziale, ora ci stiamo avvicinando al 70%», il pensiero della presidente Staiano. Prima dell’inizio della campagna, che negli Usa è già partita, si attende il via libera di Ema e di Aifa ma Staiano indica come «molto sicura» la data di inizio gennaio. Ancora da definire, invece, le modalità di somministrazione, per le quali saranno approntati dei tavoli tecnici appositi.

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