Lo studio

Covid, così in famiglia i vaccinati fanno da barriera al virus per i non immuni

Oltre alla protezione individuale si riducono i rischi in un ambiente ad alto rischio di trasmissione

di Nicola Barone

Dopo 7 mesi vaccini mRna restano altamente efficaci

2' di lettura

I vaccini svolgono un ruolo chiave nel ridurre la trasmissione del virus all’interno delle famiglie, il che probabilmente ha implicazioni per l’immunità di gregge e il controllo della pandemia. Sono le conclusioni di uno studio pubblicato sulla rivista Jama Internal Medicine e condotto presso l’Università di Umea in Svezia.

In sostanza se in famiglia qualcuno è vaccinato o ha già avuto il Covid, i suoi familiari non immunizzati sono più protetti dall’infezione. E più membri in famiglia ci sono ad essere immuni al virus (o per il vaccino o per un’infezione pregressa), maggiore è la protezione dal rischio infezione e ospedalizzazione per i membri non immuni (che si riduce del 45-97%).

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La platea dei soggetti nello studio

Il lavoro coinvolge oltre 1,8 milioni di individui per un totale di oltre 800mila nuclei familiari. Gli autori - scienziati dell’Umea University e della Uit, The Arctic University of Norway - hanno utilizzato i dati dei registri nazionali per indagare sull’associazione tra il rischio Covid in persone non immuni e il numero di familiari protetti a seguito di una precedente infezione o una vaccinazione completa.

Ogni famiglia comprendeva da 2 a 5 componenti (più spesso 2 persone entrambe non immuni, più raramente 5 persone di cui 4 immuni), età media 51,3 anni.

Abbattimento del rischio fino al 97%

Durante un periodo di follow-up medio di 26,3 giorni, il 5,7% dei componenti non immuni dei nuclei analizzati ha ricevuto una diagnosi di Covid. Ed è stata rilevata un’associazione inversa tra il numero di membri protetti in ciascuna famiglia e il rischio di infezione negli altri, indipendentemente dalle dimensioni dei nuclei.

Nelle famiglie con una persona immunizzata, i non protetti avevano una riduzione dal 45% al ​​61% del rischio di contrarre Covid-19. Tale riduzione del rischio aumentava, attestandosi tra il 75% e l’86%, nelle famiglie con 2 membri immuni, e tra il 91% e il 94% in quelle con 3 componenti protetti, fino a un abbattimento del rischio contagio del 97% con 4 membri della famiglia immunizzati a fare da scudo ai non protetti.

I benefici a catena

«I risultati suggeriscono fortemente che il vaccino è importante non solo per la protezione individuale, ma anche per ridurre la trasmissione del virus, specie in famiglia, un ambiente ad alto rischio di trasmissione», spiega Peter Nordström che è tra i responsabili del lavoro.

«Sembra che la vaccinazione aiuti non solo a ridurre il rischio di infezione di un individuo, ma anche che riduca la trasmissione, che a sua volta non solo minimizza il rischio di aumento dei malati critici, ma anche il rischio che emergano nuove varianti pericolose», conclude il coautore Marcel Ballin.

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