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Covid, il fondo della diocesi di Milano ha distribuito 1,4 milioni di euro

A tre mesi dall’istituzione (25 marzo), il “San Giuseppe” ha erogato finanziamenti a fondo perduto a 868 famiglie colpite dalla crisi. Raccolti oltre 6 milioni di euro. Altre diocesi (compresa Roma) ne stanno seguendo l’esempio

di Vitaliano D'Angerio

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(IMAGOECONOMICA)

A tre mesi dall’istituzione (25 marzo), il “San Giuseppe” ha erogato finanziamenti a fondo perduto a 868 famiglie colpite dalla crisi. Raccolti oltre 6 milioni di euro. Altre diocesi (compresa Roma) ne stanno seguendo l’esempio


4' di lettura

Primo bilancio del Fondo San Giuseppe, nuovo strumento creato all’interno del Fondo Famiglia e Lavoro (istituito nel 2008) per far fronte alla crisi provocata dal Covid. È grazie alla struttura creata dodici anni fa dal cardinale Dionigi Tettamanzi, con la collaborazione della Fondazione Cariplo, che in appena tre mesi sono state valutate 1.119 domande sulle 1.230 presentate. Il consiglio d’amministrazione del fondo ne ha accettate 868 erogando 1 milione e 402 mila euro dei 6 milioni e 621 mila raccolti dal momento della costituzione.

«Con il fondo San Giuseppe siamo tornati alle origini: l’emergenza sanitaria ha provocato una crisi profonda come nel 2008 se non peggiore. In quell’occasione si iniziò con erogazioni a fondo perduto ed è ciò che abbiamo ripreso a fare ora»: Luciano Gualzetti è il direttore della Caritas Ambrosiana, primo laico a ricoprire questa carica. Conosce bene il fondo Famiglia e Lavoro visto che fin dall’inizio ne è stato segretario generale e ora, da direttore della Caritas Ambrosiana, ne ha raccolto la responsabilità diretta.

Un fondo che ha cambiato pelle

In dodici anni, il fondo ha cambiato pelle più volte. Nella prima fase (gennaio 2009 - dicembre 2012) più emergenziale, tutti i contributi sono stati erogati a fondo perduto: 6.969 le famiglie aiutate, 13 milioni e mezzo di euro le risorse ridistribuite.

Nella seconda fase (gennaio 2013 - giugno 2016) «poiché la crisi non era risolta – spiega Gualzetti – e chi aveva perso il lavoro non lo ritrovava, erano necessarie nuove modalità di intervento. Sono stati quindi individuati nuovi strumenti: oltre a contribuiti a fondo perduto, è stato introdotto un accompagnamento alla ricerca attiva del lavoro, il sostegno alla riqualificazione professionale e il microcredito finalizzato all’avvio di piccole attività imprenditoriali». Le domande arrivate in questa fase sono state 4.669: circa 3.700 le famiglie aiutate, 7 milioni e 631 mila euro gli aiuti erogati.

In tale periodo, molte famiglie sono state aiutate con interventi nell’area lavoro: corsi di riqualificazione professionale, tirocini. «Le proposte formative, selezionate dai centri di ascolto, nei territori a seconda delle richieste del mercato – ricorda Gualzetti –, hanno riguardato una grande varietà di proposte: corsi per magazziniere, saldatore, panettiere, aiuto dentista, persino dog-sitter».

Alla formazione professionale si sono aggiunti gli interventi di micro-credito, complessivamente 25. I finanziamenti, dall’importo massimo di 10mila euro ciascuno, hanno consentito a soggetti più deboli di aprire piccole attività in proprio: da un sito per la vendita on line di materiale fotografico a un laboratorio per tatuaggi.

La fase di “Diamo Lavoro”

Dall’ottobre 2016 è partita poi l’ultima fase, quella denominata “Diamo lavoro”. Stop ai prestiti a fondo perduto. Il fondo dell’Arcidiocesi di Milano e della Caritas Ambrosiana si è concentrato così soltanto su tirocini e borse lavoro. Create anche delle figure ad hoc come i tutor di prossimità e gli esperti del lavoro «con il compito di definire e accompagnare progetti personalizzati di riavvicinamento al lavoro sulla base delle motivazioni delle persone incontrate e delle opportunità locali», ricorda Gualzetti.

Una fase, quest’ultima, dove è stato dedicato «ampio spazio alla formazione permanente dei volontari coinvolti con l’obiettivo di rinforzare le competenze specifiche rispetto ai diversi ruoli».

Nel settembre 2019 gli esperti del lavoro hanno profilato quasi 1​.122 candidati. Le aziende che hanno aderito al fondo e richiesto la registrazione sulla piattaforma sono state 2​2​ mentre 18 sono le associazioni di categoria coinvolte. Le risorse impiegate hanno toccato quota 1 milione e 170.000 euro.​

I centri di ascolto e la nuova crisi

Sono un po’ loro il vero segreto della struttura del fondo diocesano. I 380 centri di ascolto della Caritas Ambrosiana distribuiti sul territorio che comprende varie province e che realizzano la “prima istruttoria” delle persone da aiutare. La seconda istruttoria viene realizzata da un centro d’ascolto di secondo livello (Siloe). Infine la pratica arriva sul tavolo del Cda del fondo che oggi è affidato alla Fondazione Caritas Ambrosiana.

La crisi provocata dal Covid-19 ha fatto dunque scattare un’altra trasformazione del fondo che è tornato un po’ alle origini: al fianco della formazione e dei tirocini, ha ricominciato a distribuire erogazioni a fondo perduto. All’interno di Famiglia e Lavoro, è stato così istituito il Fondo San Giuseppe.

Chi può accedere al fondo San Giuseppe

Il fondo San Giuseppe è partito con una dotazione di 2 milioni di euro a cui se ne sono aggiunti altri 2 stanziati dal Comune di Milano. Destinatari del fondo sono:

disoccupati a causa della crisi Covid-19 (ad esempio dipendenti a tempo determinato a cui non è stato rinnovato il contratto)
lavoratori precari (contratti a chiamata, occasionali, soci di cooperativa con busta paga a zero ore)
lavoratori autonomi

Per accedere al fondo bisogna essere stabilmente domiciliati sul territorio della Diocesi ambrosiana; essere disoccupati dal primo marzo o aver drasticamente ridotto le proprie occasioni di lavoro; non avere percorsi già in atto con il fondo Diamo Lavoro; non avere entrate familiari superiori a 400 euro al mese a persona.

Un esempio per altri

Altre diocesi lombarde, tra cui Crema e Lodi, stanno seguendo l’esempio di Milano. Non ultima, forse la più importante, quella di Roma: il 9 giugno scorso Papa Francesco ha istituito il fondo “Gesù Divino Lavoratore” che è partito con la dotazione di un milione di euro a sostegno delle persone colpite dalla crisi Covid. Una rete capillare sul territorio italiano, quindi, che si sta estendendo e che sarà di supporto alle risorse messe in campo dallo Stato italiano per far fronte all’emergenza.

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