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Covid, il Governo studia la stretta: tre scenari per le chiusure

Il documento riservato del Cts sul tavolo Governo-Regioni Indice di trasmissibilità oltre 1 in 13 Regioni. Possibili strette nel Dpcm del 15

di Marzio Bartoloni

Coronavirus, Rt sopra 1 in 13 regioni e nelle due province autonome: i dati

Il documento riservato del Cts sul tavolo Governo-Regioni Indice di trasmissibilità oltre 1 in 13 Regioni. Possibili strette nel Dpcm del 15


3' di lettura

Nel primo scenario (giallo), quello attuale dove l’Rt è poco sopra a 1 (oggi in 13 Regioni), con il virus che corre ma è «gestibile» perché gli ospedali sono ancora capaci di difendersi si va dallo stop «su base oraria» a bar e palestre alle «zone rosse locali». Nel secondo («arancione») con sempre più contagi (Rt tra 1,25 e 1,5) e «rischi di tenuta» della Sanità scattano chiusure tra Regioni o «intraregionali», eventuale blocco di attività produttive «con particolari situazioni di rischio» e se necessario «zone rosse con lockdown temporanei» di 2-3 settimane.

GIALLO, ARANCIONE E ROSSO: TRE SCENARI PER LE CHIUSURE
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Per la scuola si privilegerà invece la didattica a distanza con l’obbligo di mascherina al banco per le lezioni in presenza. Infine l’ultimo scenario, quello peggiore (rosso) con epidemia fuori controllo (l’Rt sopra a 1,5) e «criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo»: in questo caso oltre alla chiusura di scuole e atenei si potrebbe arrivare a un «lockdown generalizzato con estensione e durata da definirsi», ipotesi riguarderebbe le Regioni a rischio ma senza escludere di coprire gran parte o tutta Italia.

Governo e Regioni si preparano a una recrudescenza dell’epidemia dopo che ieri c’è stato un nuovo boom di contagi: +5372 con 28 morti. E lo fanno sulla base di un documento riservato messo a punto dal Comitato tecnico scientifico che sarà la bussola nei prossimi mesi (nel documento c’è un crescendo di possibili interventi fino a marzo 2021) per le decisioni più delicate passando dalla fase attuale di «contenimento» che punta su tracciamento e isolamento dei casi a quella di «mitigazione» che prevede chiusure chirurgiche, zone rosse e lockdown più estesi se necessari.

Tre scenari (a cui si aggiunge nel documento un quarto «verde» ormai superato con trasmissione bassa come a luglio agosto) che sarà sul tavolo della cabina di regia tra Governo e Regioni che si potrebbe riunire già nel week end in vista del prossimo Dpcm atteso il 15 ottobre. Un decreto che potrebbe vedere già le prime restrizioni: dalla stretta a feste e cerimonie stabilendo un tetto massimo di partecipanti, come già chiesto dal Cts, a restrizioni su manifestazioni in piazza e altri eventi a partire da fiere e congressi. Ieri il premier Conte ne doveva cominciare a parlare con i capi-delegazione ma il vertice è saltato perché non tutti presenti e forse si riproverà oggi. Ma è il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia a far capire l’aria che tira: «Non voglio un altro lockdown. Se siamo a 5 mila contagi e altri paesi a 15 mila, è per misure anti contagio e per attenzione alla mobilità. Quindi, massimo rigore, se sarà necessario stringeremo ancora di più i bulloni, fermandoci alle cose necessarie: scuola, lavoro, ospedali»

La prima trincea restano le Regioni dove nei prossimi giorni non sono escluse nuove zone rosse locali come quella decisa dalla Regione Lazio a Latina. Ma in Campania il governatore Vincenzo De Luca minaccia già il lockdown dopo i 769 casi di ieri: «Se abbiamo mille contagi e duecento guariti è lockdown. Se abbiamo un incremento ogni giorno di 800 nuovi positivi chiudiamo tutto». E proprio in Campania sono in arrivo dal commissario Arcuri 150 ventilatori per le terapie intensive. Del resto che la situazione sia ormai allarmante lo dice il costante aumento dei ricoveri: ieri +161 quelli ordinari (4086 totali) e +29 le terapie intensive (387 in tutto). «Siamo in una situazione di semaforo giallo di allerta per le terapie intensive», avverte Flavia Petrini, membro del Cts e presidente della Società di rianimazione e terapia Intensiva. «Se l’andamento dei casi continuerà con i ritmi attuali, e senza misure ulteriori, stimiamo che in meno di un mese le terapie intensive al Centro-Sud, potranno andare in sofferenza» aggiunge Alessandro Vergallo presidente anestesisti rianimatori ospedalieri.

Anche i numeri del report settimanale dell’Iss conferma che l’epidemia «accelera»: 13 Regioni con Rt sopra a 1, con la Campania sopra a tutti (1.24) seguita dalla Sicilia (1,22) mentre il dato nazionale è 1,06. Sono 3805 i focolai attivi e la maggior parte di questi (77,6%) «continua a verificarsi in famiglia». A scuola - fa sapere invece la ministra Lucia Azzolina - sono ancora pochi i casi: 2348 studenti e 402 prof.

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