emergenza coronavirus

Covid, Inps: nei primi due mesi persi 600 euro busta paga

Secondo l'Inps grazie alla cassa integrazione con causale Covid le aziende hanno avuto una riduzione del monte salari, rispetto al costo medio per dipendente, del 58% nel primo bimestre e del 33% nel secondo bimestre. La riduzione della busta paga è stata di 220 euro al mese nel bimestre maggio giugno

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(ANSA)

Secondo l'Inps grazie alla cassa integrazione con causale Covid le aziende hanno avuto una riduzione del monte salari, rispetto al costo medio per dipendente, del 58% nel primo bimestre e del 33% nel secondo bimestre. La riduzione della busta paga è stata di 220 euro al mese nel bimestre maggio giugno


2' di lettura

La pandemia e l’utilizzo massiccio della cassa integrazione hanno significato per i lavoratori dipendenti una perdita media di 300 euro al mese sulla busta paga nel bimestre marzo aprile (il 22,5%) e una riduzione di 220 euro al mese (il 17%) nel bimestre maggio giugno. Lo si legge nella Relazione annuale dell'Inps presentata oggi. Secondo l'Inps grazie alla cassa integrazione con causale Covid le aziende hanno avuto una riduzione del monte salari, rispetto al costo medio per dipendente, del 58% nel primo bimestre e del 33% nel secondo bimestre. Ha usato la cassa integrazione Covid il 55% delle imprese mentre i lavoratori coinvolti sono stati il 40%.

Inps: 33,6% pensionati con meno di 1.000 euro al mese

In base al Rapporto Inps oltre un terzo dei pensionati italiani percepisce redditi da pensione inferiori a 1.000 euro al mese (ricalcolando l'importo annuo ricevuto su 12 mensilità). Non solo: 5.195.000 pensionati dell'Istituto hanno assegni inferiori a questa soglia potendo contare solo sul 12,6% della spesa pensionistica che nel 2019 ammontava a 294,3 miliardi. Quasi 1,6 milioni tra questi hanno assegni fino a 500 euro. I pensionati Inps totali a fine 2019 erano 15.462.177. Per circa 1,27 milioni di pensionati l'assegno è superiore a 3.000 euro per oltre 66,7 miliardi totali e il 22,7% della spesa complessiva.

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Tridico: inaccettabile contributivo pesi solo su giovani

«Se da una parte è comprensibile l’obiezione, prevalentemente sindacale, contro l’applicazione a tutti - fin da subito - del sistema di calcolo contributivo, compresi i”misti”, sull’assunto che ciò genererebbe in molti casi “pensioni povere” e tagli importanti, dall'altro è difficilmente accettabile, sul piano dell'equità intergenerazionale, acconsentire che tale taglio gravi sui giovani che avranno pensioni calcolate con il sistema contributivo puro» ha detto il presidente dell'Istat, Pasquale Tridico presentando la Relazione annuale dell'Istituto. Secondo Tridico si potrebbe lavorare, all'interno di un regime contributivo contributivo per tutti, alla tutela dei lavoratori impegnati nei lavori usuranti e di quelli che perdono il lavoro dopo i 60 anni e all'implementazione di una pensione di garanzia per i giovani.

Inps: madri lavoratrici hanno salari inferiori di 5.700 euro annui

Le donne con figli hanno in media salari inferiori a quelle che non ne hanno avuti e questa differenza è calcolabile in circa 5.700 euro annui. La stima è dell'Inps che nella Relazione annuale spiega come su questo dato pesi il largo utilizzo del part time e percorsi di carriera che se prima della maternità erano sovrapponibili poi cambiano lasciando coloro che hanno avuto figli con percorsi più accidentati. «A quindici anni dalla maternità - scrive l'Inps - i salari lordi annuali delle madri sono di 5.700 euro inferiori a quelli delle donne senza figli rispetto al periodo antecedente la nascita».

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