Roma

Covid, “Italia in-attesa” che passi in mostra a Palazzo Barberini

Inaugurata l’esposizione del secondo progetto fotografico sostenuto dalla DGCC del MiC, in collaborazione con l'ICCD e Gallerie Barberini Corsini, per la costruzione di un archivio visivo pubblico della pandemia

di Francesca Guerisoli

Francesco Jodice (Napoli, 1967), Falansterio, Gallaratese #004, Milano 2020. Courtesy: MiC/DGCC

5' di lettura

Tra le ultime mostre promosse e inaugurate dal MiBACT prima che divenisse MiC figura “Italia in-attesa. 12 racconti fotografici”, aperta la scorsa settimana alle Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini , in un percorso che si snoda nel prestigioso museo e palazzo storico. Questo è il secondo dei tre progetti fotografici riuniti sotto il cappello “2020FermoImmagine”, il cui denominatore comune è la restituzione visiva della vita durante la pandemia. Avviati dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiC nel maggio scorso a partire dai due bandi “Refocus”, destinati a operatori visivi under 40, giungeranno al termine con “Città Sospese”, dove saranno protagonisti i siti italiani Unesco ripresi da quattro fotografi del Ministero durante i giorni del lockdown. La mostra temporanea “Italia in-attesa”, visitabile fino a giugno, quindi è solo una tappa del progetto complessivo.

Il progetto e la produzione

“Italia in-attesa”, a differenza di “Refocus”, è una committenza diretta della DGCC a 12 autori e autrici visivi di diversa età, a cui è stato chiesto di realizzare progetti fotografici che raccontassero il periodo pandemico e, in particolare, il primo lockdown, il vuoto e la sospensione causati nella vita quotidiana. A fronte di un investimento di 10.000 euro per ogni autore coinvolto, cifra forfettaria che ha compreso costi di produzione e acquisizione, le collezioni pubbliche vedranno arricchirsi di opere di particolare rilevanza culturale, con un notevole incremento del valore patrimoniale. Tutte le fotografie di “Italia in-attesa”, infatti, di cui in mostra è esposta una parte degli scatti, e di “Città sospese”, che aprirà presto a Palazzo Poli, sono destinate alla creazione di un archivio visivo dell'Italia durante l'emergenza sanitaria. Le immagini prodotte entreranno, infatti, a far parte delle collezioni dell' Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione e saranno destinate a un fondo dedicato.

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Una commissione diretta

Il comitato scientifico, presieduto da Margherita Guccione, direttrice MAXXI Architettura, nonché ex direttrice della DGCC, che ha appena lasciato il posto a Onofrio Cutaia, composto da Simona Antonacci (Collezioni fotografia MAXXI), Carlo Birrozzi (Direttore dell'ICCD), Pippo Ciorra (Senior Curator MAXXI Architettura), Fabio De Chirico (Dirigente DGCC), Matteo Piccioni (Storico dell'arte DGCC) ha selezionato autori di carriera e provenienza diversa. Da Olivo Barbieri, Antonio Biasiucci, Mario Cresci, Guido Guidi, Francesco Jodice alle generazioni più giovani, tra cui Silvia Camporesi, Ilaria Ferretti, Allegra Martin, passando per Paola De Pietri, Andrea Jemolo, Walter Niedermayr, George Tatge.

Le opere e il mercato

Gli autori hanno avuto piena libertà nella declinazione del tema, raccontando la pandemia osservando il paesaggio esterno così come quello interiore, e il progetto, nel complesso, è in grado di restituire l'eterogeneità di visioni e modi di vivere questa nuova quotidianità. Nei lavori di Silvia Camporesi, Ilaria Ferretti, Andrea Jemolo, Gerge Tatge emerge l'atmosfera di sospensione che ha caratterizzato i borghi storici, le città, i lungomare da cui la figura umana è sempre assente. Silvia Camporesi (Z2O sara Zanin Gallery, Roma, da 2.000 a 8.000 euro) esplora la riviera romagnola e i suoi spazi deserti, la giostra impacchettata, il Grand Hotel vuoto, i chioschi chiusi, le foreste sulle alture; Paola De Pietri (Peola Simondi Artecontemporanea, Torino; da 5.000 a 11.000 euro) si concentra sulle città di Rimini e Venezia, mete di turismo di massa che risultano come in una realtà post-umana. Ilaria Ferretti (Ares Contemporary, Lugano; da 2.000 a 6.000 euro) sfrutta l'occasione per puntare l'attenzione su Visso, borgo duramente colpito dal terremoto del 2016, per riaccenderne i riflettori. Il fotografo d'architettura Andrea Jemolo (Photology, Noto-Garzòn, da 1.000 a 15.000 euro) si concentra sul patrimonio della capitale, mentre George Tatge (Galleria Farsetti, Prato; Galerie Catherine & André Hug, Parigi; da 800 a 6.000 euro), vissuto per molti anni a Todi, sceglie le piazze umbre assolate riducendole in bianco e nero “per il loro maggior potere metaforico”.

Il patrimonio

Si focalizzano sui luoghi della cultura Allegra Martin e Olivo Barbieri. La prima (prezzi da 1.500 a 3.500 euro) evidenzia il momento di attesa e di paralisi fisica che ha investito gli spazi culturali milanesi (Pinacoteca di Brera, Cenacolo, Piccolo Teatro) cercandone la dimensione interna come specchio di sé: “Ho passato mesi proiettata verso me stessa più che verso il mondo. (...) Il “Cristo Morto” di Mantegna, fotografato nel suo habitat, è un ritorno al corpo umano che è in attesa. Per me era importante raccontare il durante, non un prima e un dopo. Una quotidianità che si ripeteva all'infinito, un infinito presente”. Olivo Barbieri (Guidi & Schoen, Genova; Galleria Massimo Minini, Brescia; le fotografie appartenenti alle serie successive al 2003 vengono stampate nel formato 111 x 146 cm, 18.000 euro, grande 162 x 214 cm, 22.000 euro) sceglie la Camera degli Sposi affrescata da Andrea Mantegna nel torrione nord-est del Castello di San Giorgio di Mantova dando enfasi a preziosi dettagli: “La Camera degli Sposi – dice – è una macchina per pensare il mondo, senza dover essere nel mondo. Un tentativo di realtà aumentata anticipato, una installazione visiva matridimensionale in cui esterno-interno passato e future dialogano”. Hanno lavorato sui dettagli anche Antonio Biasiucci e Guido Guidi. Biasiucci (Magazzino, Roma; Galleria del Cembalo, Roma; Nicoletta Rusconi Art Project, Milano) nel polittico “Ghenos” ricerca nel bosco circostante le tracce che rimangono dopo il taglio degli alberi e, come un archeologo, ne libera la superficie dalle foglie e le riporta alla luce, riflettendo sul passato che ci lega alla Natura in costante rigenerazione. Guido Guidi (1/9 unosunove arte contemporanea, Roma; da 4.000 a 20.000 euro) propone, invece, dettagli degli oggetti che ha intorno, a cui questo tempo sospeso è riuscito a dare un'attenzione prima negata.

Sperimentazione

Offrono lavori più sperimentali sul mezzo Mario Cresci (Matèria, Roma; Photology, Noto-Garzòn, range di prezzo da 3.000 a 50.000 euro) e Francesco Jodice. In particolare, Jodice (Galleria Michela Rizzo, Venezia; Galleria Umberto di Marino, Napoli; Galerìa Marta Cervera, Madrid; Gazelli Art House, London; Podbielski Contemporary, Berlino; da 5.000 a 20.000 euro) viaggia nell'Italia del lockdown stando seduto sul proprio divano di casa. Attraverso l'ausilio delle immagini satellitari, produce un reportage sui luoghi totemici, a partire dal Colosseo e comprendendo “una serie di architetture megalitiche non meno emblematiche”, tra cui il Corviale di Roma, il Quadrilatero di Trieste, le Vele di Napoli, il Gallaratese di Milano, lo ZEN di Palermo: “Ho affiancato l'archeologia millenaria ad architetture e filosofie sociali relativamente recenti per descrivere come, decadute alcune istanze, le grandi fabbriche restino e resistano come monoliti di un'idea di società incompiuta. O che, più semplicemente, non siamo riusciti a realizzare”.
Con “Italia in-attesa” sono state aperte tre sale – delle cinque destinate alla mostra – di Palazzo Barberini che normalmente sono chiuse al pubblico. Invece di cercare un dialogo con le opere d'arte della collezione permanente, come avviene in molti casi di inserimento d'arte e fotografia contemporanea in collezioni storiche, il progetto d'allestimento ha dato vita “a isole”, dove la presentazione delle fotografie è pensata in relazione allo spazio architettonico e agli ambienti. Questo è particolarmente evidente nella Sala Paesaggi, dove i due dittici di Walter Niedermayr (Galerie Nordenhake, Berlin/Stockholm; Galerie Johann Widauer, Innsbruck; Gallery Ncontemporary, Milano; da 15.000-20.000 euro per i dittici a 20.000-25.000 euro per i trittici) richiamano i toni dei paesaggi dipinti alle pareti.

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