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Covid: l’Fmi vede un crollo meno drammatico per economia globale (-4,4%) e Italia (-10,6%)

Nel 2020 crollo rivisto dal -5,2% al -4,4%, la ripresa resta incerta. Per l’Italia la contrazione è stimata al 10,6%

di Gianluca Di Donfrancesco

Recessione sotto la lente del Fmi: "Governi spendano"

Nel 2020 crollo rivisto dal -5,2% al -4,4%, la ripresa resta incerta. Per l’Italia la contrazione è stimata al 10,6%


4' di lettura

Nei mesi tra aprile e settembre, la pandemia ha scavato un solco meno profondo del previsto nell’economia mondiale: il Fondo monetario internazionale prova così a dipingere un quadro un po’ meno fosco per il 2020 e corregge al rialzo le previsioni sul Pil globale, anche per l’Italia. Ci sarà però da fare i conti con la ripartenza dei contagi e con le restrizioni adottate per fermarla. La ripresa economica si conferma fragile: proprio per questo l’Fmi raccomanda a Governi e Banche centrali di continuare a dare ossigeno a imprese e famiglie, con investimenti pubblici e politiche redistributive.

Meglio del previsto

Secondo il World Economic Outlook pubblicato martedì 13 ottobre, il Pil globale subirà una contrazione del 4,4% nel 2020, profonda, ma meno grave del -5,2% stimato a giugno. La ripresa resta «incerta e diseguale», esposta a ricadute. Nel 2021, il rimbalzo atteso è del 5,2%, un po’ meno di quanto stimato a giugno, proprio perché meno profondo dovrebbe essere il crollo di quest’anno. Rispetto al 2019, nel 2021 il Pil globale aumenterà solo dello 0,6%. L’Fmi prova a guardare oltre l’orizzonte della pandemia e torna a fare previsioni sulla crescita nel medio termine, che dovrebbe attestarsi attorno al 3,5%. Le stime presuppongono che il distanziamento sociale continui nel 2021, per sparire in modo graduale con il calo dei contagi.

LE PREVISIONI DELL'FMI
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L’Italia e l’Eurozona

Per l’Italia, l’Fmi prevede ora una contrazione del 10,6%, che segna un deciso miglioramento rispetto al -12,8% stimato a giugno (il rimbalzo sarà del 5,2% nel 2021) e che le permette di lasciare la maglia nera dell’Eurozona alla Spagna, per la quale resta invece confermato il crollo del 12,8 per cento. Il deficit pubblico italiano è previsto al 13% e il debito a quasi il 162% nel 2020.

La Germania subirà una contrazione del 6% quest’anno, anziché del 7,8%, e la Francia un calo del 9,8%, invece del -12,5 per cento. Per l’Eurozona nel suo complesso, il crollo sarà dell’8,3%, rispetto al -10,2% di giugno, con rimbalzo del 5,2% l’anno prossimo.

Stati Uniti e Cina

Significativa la correzione prevista per gli Stati Uniti: si stima una contrazione del 4,3%, contro il -8% di giugno, seguita da un rimbalzo del 3,1% nel 2021. La Cina sarà l’unica grande economia a salvarsi dalla recessione: nel 2020 il suo Pil crescerà dell’1,9% (rispetto all’1% di giugno), per accelerare all’8,2% l’anno prossimo.

India in crisi

Alcune economie emergenti vanno invece verso un peggioramento del quadro. L’India, soprattutto, con i suoi oltre 7 milioni di contagi: la recessione sarà del 10,3%, più che doppia rispetto al -4,5% stimato a giugno. Nel 2021, il rimbalzo sarà dell’8,8 per cento.

Incognite e ricette

Il balletto delle statistiche rende palese quanto sia difficile prevedere lo sviluppo della crisi, con il virus ancora attivo. «L’incertezza sulle proiezioni è insolitamente ampia», sottolinea il Fondo. «La ripresa non sarà certa finché la pandemia continuerà a diffondersi», mettendo a rischio milioni di posti di lavoro, oltre a quelli che sono già andati persi. Proprio per questo, al fine di evitare ricadute, l’Fmi raccomanda di non revocare prima del tempo gli interventi di sostegno, fiscali e monetari, che sono stati fondamentali per attutire lo shock.

Anzi, secondo la capoeconomista del Fondo, Gita Gopinath, «i Governi dovrebbero continuare a fornire sostegno al reddito attraverso trasferimenti di denaro ben mirati, sussidi salariali e indennità di disoccupazione. Per prevenire fallimenti su larga scala e garantire che i lavoratori possano tornare a posti di lavoro produttivi, le imprese vulnerabili ma vitali dovrebbero continuare a ricevere sostegno, ove possibile, tramite proroghe fiscali, moratorie sul debito e iniezioni di capitale».

Le manovre straordinarie annunciate finora dai Governi delle economie avanzate ammontano a oltre il 9% del Pil, con un altro 11% in varie forme di sostegno alla liquidità, comprese iniezioni di capitale, acquisti di asset, prestiti e garanzie. A livello globale, gli interventi dei Governi sfiorano la cifra di 12mila miliardi di dollari: uno sforzo che ha permesso di «scongiurare una catastrofe», dice Gopinath.

Sussidi mirati e tasse sui ricchi

Il Fondo sottolinea che sarebbe opportuno sospendere i vincoli di bilancio, dove questi possono limitare l’azione dei Governi, impegnandosi però in un percorso di risanamento credibile, una volta finta la crisi. Mentre, per trovare spazio di manovra, l’Fmi raccomanda di eliminare la spesa pubblica improduttiva e i sussidi a pioggia, «non mirati».

I Governi, si legge ancora nel report, potrebbero poi aver bisogno di alzare in maniera progressiva le tasse «sugli individui più ricchi e su quelli relativamente meno colpiti dalla crisi», inclusi inasprimenti del prelievo su «immobili di pregio, capital gain, e patrimoni». L’Fmi suggerisce anche di modificare le imposte sulle imprese, per assicurarsi che «le aziende paghino tasse proporzionate alla loro redditività». A tal riguardo, il Fondo afferma che «i Paesi dovrebbero cooperare su una tassazione societaria internazionale, per rispondere alle sfide dell’economia digitale».

Cicatrici profonde

La convalescenza dalla recessione da Covid sarà lunga e difficile. Serviranno anni per tornare ai livelli pre-crisi. «Non solo per la prima volta da due decenni aumenta l’incidenza della povertà estrema, ma aumenta anche la diseguaglianza, perché la crisi ha colpito in modo sproporzionato le donne, i giovani» e i lavoratori più fragili.

Secondo l’Fmi, quasi 90 milioni di persone potrebbero scendere sotto la soglia di deprivazione estrema quest’anno, con redditi inferiori a 1,9 dollari al giorno. Rischiano così di essere cancellati i progressi fatti dagli anni 90 nella lotta alla povertà.

Secondo Gopinath, «la perdita cumulata per l’economia mondiale, rispetto alle previsioni di crescita se non ci fosse stata la pandemia, ammonta a 11mila miliardi di dollari nel biennio 2020-21 e salirà a 28mila miliardi nel periodo 2020-25».

Il ruolo degli investimenti pubblici

L’Fmi sottolinea l’importanza degli investimenti pubblici per sostenere la ripresa e rimarca come la congiuntura (tassi ultra bassi, incertezza e bassi investimenti privati) sia molto favorevole a questi interventi perché permette un effetto moltiplicatore elevato. Al tempo stesso, il Fondo raccomanda di indirizzare gli investimenti verso le infrastrutture “verdi”, con una spinta decisiva alla lotta al cambiamento climatico. Per la quale l’Fmi ritiene sempre più cruciale la carbon tax.

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