Emergenza Covid

Covid, l’impatto sulla psiche: la mancanza di contatto fisico aumenta depressione e ansia

Uno studio pubblicato negli Usa sulla rivista Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology mostra che solo coloro che hanno mantenuto elevati livelli di contatto non virtuale ma fisico e alti livelli di connessione sociale presentavano un miglior stato di salute mentale

2' di lettura

Anche quest'anno la Pasqua, a causa delle restrizioni anti-Covid sarà per molti una giornata in solitudine, senza pranzi con amici e gite fuori porta. Anche se le regole in vigore il 3, 4 e 5 aprile consentono lo spostamento, in ambito regionale, verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno, nei limiti di due persone con figli minori di 14 anni, quello che mancherà di più, però, saranno gli abbracci alle persone care non conviventi. Un divieto, quello del contatto fisico, che va avanti da un anno. E sta avendo ripercussioni sul benessere psichico in particolare per gli anziani e tutti colori che vivono soli.

L’impatto psichico del distanziamento fisico

Un malessere, avvertono gli psichiatri, riconducibile al cosiddetto fenomeno della “fame di pelle”, che vari studi scientifici cominciano a documentare. Il distanziamento sociale imposto dalla necessità di gestire i contagi, infatti, “sottrae” contatto fisico e gesti di affetto. Vengono così meno gli scambi affettivi di amici e parenti non conviventi, di nipoti e figli per i nonni, i più fragili. «Il contatto fisico è rassicurante, perché è la modalità più arcaica per farci sentire al sicuro. Inoltre il senso di sicurezza e di appagamento che provoca, innesca modificazioni neurochimiche positive come l’aumento della produzione di ossitocina, l'ormone dell'attaccamento che ha un effetto tranquillizzante», spiegano Massimo di Giannatonio ed Enrico Zanalda, co-presidenti della Società Italiana di Psichiatria (SIP).

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La crescita di depressione e ansia

Gli effetti della carenza di abbracci in era Covid cominciano dunque ad essere documentati: uno studio in via di pubblicazione mostra che in America solo nel primo mese di lockdown si è generata una diffusa carenza di contatto fisico e abbracci che si è accompagnata ad un sovraccarico di disturbi dell'umore, come depressione e ansia, e anche a senso di affaticamento e disturbi del sonno. Condotto da Tiffany Field della Università di Miami in Florida, lo studio ha coinvolto 260 adulti, il 60% dei quali ha riferito la carenza di contatto fisico affettuoso.

«Connessione sociale» importante per la salute mentale

Un altro lavoro appena pubblicato sulla rivista Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology e coordinato da Debby Herbenick della Indiana University School of Public Health-Bloomington, mostra che i livelli di depressione e solitudine durante la prima ondata di Covid-19 sono risultati aumentati. Solo coloro che hanno mantenuto elevati livelli di contatto non virtuale ma fisico e alti livelli di connessione sociale presentavano un miglior stato di salute mentale. «Le restrizioni sociali restano necessarie: in questa fase è ancora impossibile assicurare ai nostri cari non conviventi i consueti gesti di affetto, ed è evidente che né le videochiamate, né i messaggi possono sostituire l'incontro reale tra due persone - sottolineano di Giannantonio e Zanalda -. Ci sono però accorgimenti che possiamo adottare per supplire alla carenza di contatto fisico, stimolando il tatto in altro modo. Un bagno caldo per esempio ha un effetto calmante e rassicurante, toccare stoffe morbide e confortevoli come la seta o fare un massaggio ai piedi induce sensazioni piacevoli che fanno stare meglio. Se attraverso il contatto di 'pelle' con materiali gradevoli o caldi proviamo piacere, si può almeno in parte attenuare la mancanza della vicinanza reale ad altre persone». Tuttavia, concludono gli psichiatri, «il contatto fisico va cercato e praticato quando è possibile, per esempio con i familiari conviventi».

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