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Covid: Londra verso limitazioni più rigide

Vietato incontrare al chiuso persone non appartenenti al nucleo familiare - Timori per economia e occupazione

di Redazione Esteri

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Vietato incontrare al chiuso persone non appartenenti al nucleo familiare - Timori per economia e occupazione


3' di lettura

Londra si prepara a limitazioni più rigide dopo il “coprifuoco” alle 22 per bar e ristoranti, già in vigore da settimane. Da sabato 17,come ha annunciato il segretario alla Salute, Matt Hancock, la capitale «passa a un livello di allerta Covid locale alto».

Le persone, ha spiegato il ministro alla Camera dei Comuni, non potranno incontrare individui non appartenenti al proprio nucleo familiare al chiuso, in casa come in altri locali (ristoranti, pub). Si chiede, inoltre, di limitare il più possibile i viaggi e gli spostamenti non necessari, anche se le attività rimarranno aperte. Ammessi gli incontri all’aperto, nei giardini privati ​​e negli spazi esterni, a condizione che si rispettino le distanze sociali e si segua la “regola del sei”.

Restrizoni e polemiche

Il Regno Unito, insomma, sceglie un approccio mirato per affrontare l’ondata di casi di Covid-19: restrizioni localizzate, dove emergono focolai, in modo da evitare un altro blocco nazionale e i danni che provocherebbe all’economia. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri, Dominic Raab.

Da sabato, oltre metà della popolazione inglese vivrà con restrizioni elevate (massimo di sei persone al chiuso e all’aperto e chiusura dei pub, bar e ristoranti alle 22) o molto elevate (con strette ancora più rigide ed eventuale blocco degli spostamenti).

Non mancano le polemiche per le decisioni prese dal Governo Johnson: a Liverpool, dove le misure di prevenzione sono al massimo livello, molti gestori di locali temono la chiusura.

Il sindaco di Manchester, Andy Burnham, rifiutando la richiesta di passare al livello più alto di chiusure, a meno che non fornisca un sostegno finanziario più generoso.

Jeremy Farrar, un membro del gruppo di consulenti scientifici del Governo, suggerisce un lockdown nazionale il prima possibile e avvisa che le restrizioni in vigore al momento non riusciranno a controllare la pandemia, pur danneggiando l’economia: «Penso che qui siamo nel peggiore dei mondi», ha detto.

I contagi

L’Organizzazione mondiale della sanità stima che una persona su 240 in Inghilterra abbia avuto il virus nella settimana dal 25 settembre al 1° ottobre e che il numero di infetti raddoppi ogni sette-dodici giorni.

Giovedì 14 sono stati registrati quasi 20mila nuovi casi (673.622 il totale) e 138 decessi, che portano il bilancio finora a quota 43,293.

Il tasso medio di infezione a Londra è stato di 92 nuovi casi ogni 100mila nella settimana dell’11 ottobre.

Ripresa a rischio

Secondo l’Fmi, quest’anno il Pil del Regno Unito subirà una contrazione del 9,8%, per rimbalzare del 5,9% nel 2021, ammesso che la ripresa della diffusione della pandemia non blocchi di nuovo l’attività economica.

Dopo il crollo nel secondo trimestre (-20% ad aprile), la ripresa ha già registrato segnali di rallentamento ad agosto, malgrado l’allentamento delle restrizioni e i sussidi per i pasti nei ristoranti e prima che cominciasse la seconda ondata di coronavirus.

Capital Economics prevede che il Pil aumenterà del 2% a settembre, prima di stabilizzarsi negli ultimi tre mesi dell’anno. La stagnazione nel quarto trimestre potrebbe essere seguita da un peggioramento all’inizio del 2021, soprattutto se il negoziato sull’accordo commerciale tra la Gran Bretagna e l’Unione Europea falliranno.

Timori per l’occupazione

Le aziende britanniche hanno già perso quasi 700mila posti di lavoro tra marzo e agosto e la Banca d’Inghilterra ha avvertito ad agosto che 2,5 milioni di persone potrebbero perdere il proprio impiego entro la fine dell’anno.

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