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Covid o influenza, ecco che cosa servirà per essere riammessi a scuola

Due strade per i medici: certificato medico per il rientro in classe nel caso in cui l’infezione da coronavirus sia esclusa oppure attestazione di negatività al Sars-Cov-2, previo tampone

di Barbara Gobbi

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(Ansa)

Due strade per i medici: certificato medico per il rientro in classe nel caso in cui l’infezione da coronavirus sia esclusa oppure attestazione di negatività al Sars-Cov-2, previo tampone


2' di lettura

Il 90-95% delle richieste di assistenza che solitamente arrivano ai pediatri in autunno/inverno cioè nel periodo di apertura delle scuole sono per sintomatologie quasi sovrapponibili a quella presentata dal coronavirus: per questo con il 14 settembre, data ufficiale di ripartenza delle lezioni nell'era Covid, in prima linea scenderanno i pediatri di famiglia. Chiamati a seguire i loro giovani pazienti dal momento dell'allerta sanitaria a quello della riammissione in classe. Che potrà avvenire in due modi: con certificazione - per le Regioni che ancora la prevedano e per le fasce d'età 0-6 anni - in tutti i casi, ad esempio un trauma, in cui il sospetto di Covid sia stato escluso, o - nella stragrande maggioranza delle ipotesi - con attestazione di negatività al Sars-Cov-2, previo tampone.

Il gold standard è il tampone

«Con l'avvio delle scuole ci aspettiamo contatti telefonici decuplicati – avvisa Paolo Biasci, presidente del sindacato dei pediatri di famiglia Fimp -: solo noi abbiamo contezza di quanto grande e numerosa sia la patologia che rischia di sovrapporsi al Covid e inevitabilmente ci sarà una massiccia richiesta di tamponi. Le linee guida dell'Istituto superiore di sanità approvate nei giorni scorsi dalla Conferenza Unificata sono chiare: il gold standard in tutti i casi sospetti è il tampone rino-faringeo, che spetta al pediatra richiedere sulla base di una segnalazione della famiglia o da parte della scuola, se i sintomi si presentano lì. Ovviamente la parola d'ordine è tempestività, così come richiedono le linee guida, ma questo sarà davvero possibile solo se e quando saranno validati i test rapidi”.

L’attestato di negatività

Davanti una richiesta per patologia simil-Covid il pediatra prescriverà quindi tempestivamente il tampone e sarà impegnato nel follow-up seguente. In caso di esito positivo scatta il percorso di assistenza affidato al Dipartimento di prevenzione della Asl, mentre dopo una negatività provata dal tampone il pediatra rilascerà ai fini della riammissione un attestato in cui dichiara che il bambino ha fatto il suo “percorso” diagnostico e che non ha il Covid. «Siamo tenuti ad attestare e non a certificare, in questo caso, perché la certificazione è ammessa solo dopo una visita – spiega Giuseppe Di Mauro, presidente della Sipps -. Se poi il bambino che sia già risultato negativo al tampone per Covid viene nel mio studio magari per una tonsillite, posso certificare in vista della riammissione la fine di quella malattia».

Il 70-80% dei tamponi va reindirizzato all’età pediatrica

Quanto all'atteso exploit dei casi con la riapertura dell'anno scolastico, i pediatri non hanno che una ricetta: testare, testare, testare. «Abbiamo la fortuna che l'estate sta finendo e con essa i rientri dalle vacanze: è bene - avvisa ancora Di Mauro - che dei 100mila tamponi circa che le Regioni sono state in grado di fare in queste ultime settimane almeno il 70-80% sia reindirizzato all'età pediatrica, così da poter isolare subito, se possibile nelle 24 ore, gli eventuali casi ed evitare di bloccare intere famiglie. Serve un sistema a maglie strette, quello descritto nelle linee guida Iss. È ovvio che di disagi ce ne saranno, ma con regole scientifiche sempre aggiornate, associate al buon senso, possiamo farcela. Serve un lavoro si squadra: medici, scuola famiglia».


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