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Covid, perché in Italia ci sono ancora così tante vittime

Anche nell’ultima ondata il numero di decessi è alto. Le ragioni: un sistema più scrupoloso che in altri Paesi di conteggio dei decessi ma anche le carenze della medicina territoriale

di Marzio Bartoloni e Sara Monaci

Coronavirus: bollettino del 5 febbraio 2022

4' di lettura

Sessantacinque tra decreti legge e Dpcm approvati - uno ogni 11 giorni -, 128 milioni di vaccini somministrati, 225 milioni di green pass scaricati, 171 milioni di tamponi effettuati ma soprattutto 146mila morti.

Se si volessero raccontare due anni di pandemia - tanti ne sono trascorsi dalla dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio 2020 - bisogna partire da questi numeri per capire lo tsunami che ha investito il nostro Paese.

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Ma se poi si vuole andare oltre i numeri, per provare a fare un primo bilancio ora che la pandemia potrebbe trasformarsi in una fase di convivenza con il virus (la cosiddetta «endemia»), emergono diversi buchi neri.

Troppi morti

Il primo, il più profondo, è quello del numero dei morti, quasi 150mila, un record quasi assoluto dell'Italia tra i grandi Paesi occidentali: ne contiamo 247 per 100mila abitanti, e se si escludono i Paesi dell'Est peggio di noi fanno solo Belgio (250) e Stati Uniti (267), mentre il Regno Unito - tra i Paesi più criticati perché troppo “lasco” nelle misure anti Covid - ne registra meno (230), come Francia (202) e Germania (141). Perché così tanti da noi, anche nell’ultima ondata di questo inverno in cui l’Italia ha avuto un numero di vittime in rapporto agli abitanti secondo solo a quello degli Stati Uniti tra i grandi Paesi?

Il bicchiere mezzo pieno della pandemia italiana è stata invece la campagna vaccinale: con il 90% degli over 12 immunizzati, l'Italia è uno dei Paesi che conta più vaccinati, primo in Europa con il Portogallo. Un record trainato anche dalla necessità di esibire il green pass per la vita sociale e dal 15 febbraio anche per il lavoro, oltre che dall'obbligo vaccinale per gli over 50 che da oggi prevede anche le multe per gli inadempienti. E tuttavia l'Italia resta indietro rispetto agli altri Paesi nell'altra corsa: quella verso l'autonomia vaccinale, la produzione cioè in Italia del vaccino già dalla fase iniziale, quella del principio attivo («bulk»), che finora ha visto solo una serie di annunci, ma zero fatti. L'Italia dunque si limita a infialare il prodotto che arriva da altri paesi.

Italia tra i Paesi più scrupolosi nel calcolo delle vittime

Ci sono diversi argomenti che giustificano almeno in parte il tragico record della mortalità. L'Italia è stato il primo Paese a essere colpito in Europa nel 2020. Il nostro, come si sa, è poi un Paese con tanti anziani: un italiano su quattro è over 65, la fascia più a rischio di morte di fronte al Covid. Dall'Iss sottolineano anche come l'Italia sia tra i Paesi più “scrupolosi” nel registrare i morti per Covid, che comprendono - come da definizione Oms - tutti quelli deceduti a causa del Covid o perché il Covid è stato una «causa determinante». Altri Paesi in questo conteggio potrebbero essere meno affidabili. Il numero italiano rimane tuttavia molto alto. «Abbiamo avuto tanti, troppi morti dopo la prima ondata rispetto agli altri», avverte Guido Rasi, ex dg dell'Ema e poi diventato consulente del commissario Figliuolo. «Bisogna fare una seria riflessione e capire perché in altri Paesi la mortalità è stata più bassa e poi facciamoci delle domande: i pazienti sono arrivati troppo tardi in ospedale? Con quali terapie sono stati trattati?», aggiunge Rasi, che sottolinea come sia mancata soprattutto «una standardizzazione delle cure a casa e la tempestività nell'intervento. Perché per esempio si è usato così poco i monoclonali?».

Medicina del territorio carente

La pandemia ha messo in luce la carenza - e talvolta proprio il vuoto - delle cure sul territorio su cui il Pnrr ora investe 7 miliardi: i medici di famiglia praticamente da soli sono stati travolti e da primavera 2020 poco e nulla è stato fatto. Un esempio per tutti. Nella regione più colpita, la Lombardia, il Covid è arrivato proprio mentre molti medici di famiglia stavano andando in pensione, e con molte aree scoperte perché poco incentivate, come l'hinterland milanese o le zone di montagna. Inoltre, con una sanità fortemente centralizzata negli ospedali e con un sistema privato radicato, il territorio è stato progressivamente abbandonato perché ritenuto superfluo o meno redditizio. In un territorio così colpito (quasi il 30% dei morti sono lombardi), devono essere adesso immessi oltre 2mila nuovi medici, tra posti già vacanti e quelli che a breve si libereranno. Un buco, questo, che ancora deve essere colmato.Anche il fronte ospedaliero ha sofferto: se è vero che sono stati aggiunti i letti soprattutto nelle terapie intensive si tratta di posti “precari”: a maggio 2020 sono stati stanziati 1,4 miliardi per aggiungere 8mila letti tra intensive e semi-intensive ma finora ne sarebbero stati realizzati di definitivi solo il 25%.

Il flop del vaccino italiano

Se ne è parlato per un anno, ma ancora niente: il vaccino non viene prodotto in Italia, a differenza ormai della maggior parte dei paesi europei e non (il bulk viene fatto adesso anche in Marocco). Era nato per questo il fondo EneaTech e Biomedical, con una dote iniziale di 500 milioni, poi diventati 900 e poi di nuovo ridotti a 500, di cui gran parte da destinare alla ricerca in campo medico. C'era l'ipotesi di riqualificare stabilimenti dismessi, dove attivare la parte iniziale della filiera del vaccino. Ma tutto si è fermato. In Italia per ora infialiamo appoggiandosi alle case farmaceutiche presenti nel Monzese, nel Lazio, in Puglia. Nel frattempo il fondo ha cambiato cda e statuto: la ricerca potrebbe ripartire. Ma al momento non ci sono segnali.

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