finanza sostenibile

Covid, resilienza delle imprese femminili grazie agli investimenti green

Dall’agricoltura all’energia, ecco come si stanno muovendo alcune aziende (in particolare al Sud) guidate da manager donna

di Daniela Russo

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Dall’agricoltura all’energia, ecco come si stanno muovendo alcune aziende (in particolare al Sud) guidate da manager donna


4' di lettura

Il Covid-19 rallenta la corsa delle imprese femminili. Tra aprile e giugno, le iscrizioni al sistema camerale di nuove aziende “rosa” sono oltre 10mila in meno rispetto allo stesso trimestre del 2019. Un dato che non rispecchia il fermento di questa fascia imprenditoriale, cresciuta negli ultimi cinque anni a ritmi più sostenuti rispetto a quella maschile (+2,9% vs +0,3 per cento). A evidenziarlo è il 4° Rapporto sull’imprenditoria femminile di Unioncamere, un’analisi che interessa un milione e 340 mila aziende.

Meridionali e sostenibili: l’identikit dell’impresa rosa

Lazio (+7,1%), Campania (+5,4%), Calabria (+5,3%), Trentino (+5%), Sicilia (+4,9%) sono alcune regioni in cui le aziende al femminile aumentano oltre la media. In termini di incidenza territoriale, al vertice si incontrano tre regioni del Mezzogiorno (Molise, Basilicata e Abruzzo). Tra le principali caratteristiche di queste imprese, la maggiore attenzione all’ambiente: la quota delle imprese che investono nel green è superiore a quella degli imprenditori maschili (31% vs 26 per cento). Da Progeva a TurboAlgor, l’attenzione alla sostenibilità non sembra essere, però, una novità per le imprese guidate da donne.

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Progeva, dal compost all’Ortogourmet

Oltre 10 milioni di euro di fatturato, 35 dipendenti, un mercato di riferimento che spazia dalla Sicilia alla Toscana, con presenza anche all’estero. Sono i numeri di Progeva, azienda pugliese fondata da Lella Miccolis, attiva nel campo del compostaggio. Un progetto che nasce dall’idea di una giovane laureata e che si realizza, nel 2006, grazie alla tenacia e alla convinzione di un’imprenditrice di prima generazione che ha precorso i tempi puntando sull’economia circolare.

Da Progeva, poi, è nata Fertileva, che produce fertilizzanti destinati all’agricoltura e al florovivaismo, e ancora Ortogourmet, attiva nella produzione e distribuzione di microgreen, fiori e foglie eduli. «Il prossimo obiettivo – racconta Miccolis – è diventare una bio-raffineria entro i prossimi due anni. La sostenibilità offre opportunità di mercato che guardano al futuro. I cambiamenti climatici sono una realtà ed è importante agire, siamo già in ritardo. Fondamentale è la coerenza, soprattutto per le imprese: non devono limitarsi a dichiararsi green ma devono impegnarsi a fondo per esserlo davvero».

Coelmo, da 70 anni priorità ad ambiente e impresa sociale

Tra le realtà che hanno innovato il modo di fare impresa nel Mezzogiorno c’è Coelmo, che produce gruppi elettrogeni industriali e marini. Grazie ai continui investimenti in ricerca e sviluppo oggi realizza soluzioni improntate alla sostenibilità ambientale. Alla vicepresidenza c’è Stefania Brancaccio, nominata Cavaliere del Lavoro nel 2009.

La sua è un’idea di impresa ben precisa: «Una comunità di persone. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di contribuire alla trasformazione del territorio. Abbiamo scelto di restare in Campania, con stabilimenti a Marcianise e Acerra, e valorizzare le risorse umane locali».

I dipendenti sono 130, il fatturato tocca circa 40 milioni di euro e la produzione è destinata al mercato estero per l’80 per cento. «La sostenibilità – commenta Brancaccio – non può essere un esercizio su carta, è un obbligo morale per le aziende. I nostri stabilimenti sono a impatto zero e abbiamo sempre seguito il principio dell’innovability, l’innovazione possibile, con impatto diretto sul sociale: dalla qualità della vita dei nostri dipendenti agli effetti sociali sul territorio».

Pandora Group, edilizia sostenibile grazie alla ricerca

Fare della ricerca, impresa sostenibile. È la sfida di Alessia Guarnaccia, laurea in architettura presso l’Università Federico II di Napoli e un dottorato di ricerca in Tecnologia dell'Architettura con correlazione in ingegneria dei materiali. Un’idea che prende forma in due brevetti industriali (relativi all'uso del plasmix in pannelli sandwich e a un sistema di aggancio di facciata ventilata), una startup innovativa – oggi Pmi innovativa -, Pandora Group, e un obiettivo ambizioso: scommettere sull’economia circolare come driver di crescita, puntando alla trasformazione di scarti e rifiuti industriali in pannelli sandwich, destinati a diventare sistemi per l’efficientamento energetico.

«Pandora Group – commenta Guarnaccia – è strutturata secondo un approccio dinamico e verticale, l’obiettivo è seguire fino in fondo il processo che porta alla realizzazione dei materiali edili innovativi: dalla ricerca alla produzione. A sostenere finanziariamente il progetto sono state soprattutto risorse europee, ottenute grazie ai brevetti registrati: con la vittoria di un bando, co-finanziato al 50% da una agenzia della Commissione Europea, Cip Eco-Innovation».

Oggi la società ha all’attivo diversi accordi bilaterali con imprenditori pronti a convertire i propri impianti e dialoga soprattutto con i mercati esteri.

Turboalgor, dall’automotive una soluzione per la catena del freddo

È umbro-napoletana Turboalgor, la startup che applica il turbo, tecnologia dell’automotive, agli impianti di refrigerazione per ridurre l’impatto della catena del freddo, responsabile del 17% dei consumi energetici del Pianeta. Tra i fondatori c’è Federica Angelantoni, alla guida di un team composto da 11 persone.

Il primo brevetto arriva nel 2007, nel 2012 parte la sperimentazione della tecnologia. L’innovazione targata Turboalgor consente un incremento della potenza frigorifera fino al 56% e una riduzione dei consumi compresa tra il 25 e il 33 per cento. Nel portafoglio clienti rientrano nomi importanti come Stef Italia e Fiorucci.

«La nostra tecnologia, nata dall’esperienza della holding gruppo Angelantoni Industrie, – spiega Angelantoni – può essere utilizzata nel settore della refrigerazione industriale per implementare gruppi di vecchia generazione o può essere applicato a nuovi impianti. Stiamo lavorando anche per applicarla nell’ambito del condizionamento industriale».

La commercializzazione della tecnologia è partita alla fine del 2019, obiettivo del business plan è un fatturato pari a 20 milioni di euro nel 2024. «Oggi la sostenibilità deve essere considerata una leva per la crescita – spiega la co-founder di Turboalgor -, non più una regola da rispettare».


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