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Covid, ricoveri: il 64% non è legato al virus. Cambia il bollettino

Il monitoraggio Fiaso: molti scoprono la positività con un tampone prima del ricovero per altri motivi

di Marzio Bartoloni

Coronavirus: bollettino del 13 ottobre 2022

3' di lettura

Oggi in ospedale quasi due terzi dei pazienti positivi al Covid (il 64%) non sono ricoverati perché hanno i sintomi tipici del virus come le polmoniti o i problemi respiratori, ma perché hanno scoperto di essere positivi dopo aver fatto un tampone prima di un intervento operatorio o di un ricovero per altro motivo. Eccolo un nuovo segnale, forse il più importante, che il Covid sta cambiando pelle e fa meno male rispetto alle prime ondate.

Il viaggio verso l’endemia

Un segnale che mostra come dalla pandemia ci si stia avviando - a meno che non compaiono nuove minacciose varianti - verso la cosiddetta endemia: la convivenza cioè con il virus. Un motivo in più per cambiare la comunicazione che da quasi tre anni ci accompagna: tra le prime misure che dovrebbe prendere il nuovo Esecutivo sul Covid c’è infatti quello di modificare il bollettino che ogni giorno registra l’andamento della pandemia.

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L’idea che mette d’accordo molti nel centro-destra e anche alcuni nomi di papabili ministri della Salute è quello di rinunciare al bollettino quotidiano in favore di un report settimanale. Non solo, l’idea è anche quello di togliere dal conto dei pazienti ospedalizzati quelli che appunto sono ricoverati”con” il Covid (cioè lo hanno scoperto dopo il ricovero) e non “per” il Covid e dunque hanno i sintomi.

Il report Fiaso

Anche perché con una maggiore circolazione del virus dopo i contagi che corrono almeno da una ventina di giorni - ieri 47.763 nuovi casi e 69 morti - negli ultimi 7 giorni sono cresciuti del 37% anche i ricoveri, come registra nel suo report sugli ospedali sentinella la Fiaso (la Federazione di Asl e ospedali). Un aumento, questo, in linea con quello del 39% registrato nella settimana precedente, ma che tuttavia è quasi completamente relativo ai cosiddetti pazienti “con” Covid, arrivati cioè in ospedale per la cura di altre patologie e trovati incidentalmente positivi al virus attraverso il tampone pre-ricovero.

I RICOVERI
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Rispetto al report del 4 ottobre, infatti - aggiunge ancora la Fiaso - la quota di pazienti ricoverati “con” Covid è cresciuta del 64% mentre l’incremento dei ricoverati “per” Covid, ovvero coloro che hanno sviluppato sindromi respiratorie e polmonari, è stato appena del 6 per cento. Insomma il virus circola e contagia di più, ma sembra fare sempre meno danni.

Il virus circola molto ma fa meno male

«A fronte di un significativo aumento dei ricoveri - conferma il presidente di Fiaso, Giovanni Migliore - registriamo una crescita quasi del tutto a carico di pazienti positivi, ma senza sintomi tipici del Covid, che arrivano in ospedale per curare altre malattie». «Questo trend, se confermato - continua Migliore - vorrebbe dire che ci troviamo di fronte a una endemizzazione del Covid: il virus circola molto, ma incontra le difese immunitarie della stragrande maggioranza della popolazione che ha ricevuto la vaccinazione e i richiami o ha già contratto l’infezione».

Questi segnali non devono però far abbassare la guardia soprattutto tra i più fragili e anziani che devono proteggersi con il vaccino: in terapia intensiva - dove ci sono i pazienti più gravi - i ricoverati per Covid sono il 65 per cento. Secondo il report Fiaso qui c’è una quota pari al 20% di pazienti no vax. L’età media dei non vaccinati si è abbassata a 59 anni anche se va sottolineato come il 100% di coloro che non ha effettuato il vaccino e si trova in rianimazione è affetto da patologie pregresse.

I pazienti vaccinati hanno un’età media molto più alta pari a 70 anni e nel 93% dei casi hanno altre patologie, ma tutti coloro che sono arrivati in terapia intensiva risultano essere sprovvisti della copertura vaccinale della quarta dose.

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