Superannata elettorale Germania

Covid ridà slancio ai liberali tedeschi: consensi raddoppiati in pandemia

Se c’è un partito riuscito a conquistare l’elettorato durante la crisi Covid-19, contro il governo con opposizione “pandemica” costruttiva, è quello dei liberali: Fdp, Freie Demokratische Partei.

di Isabella Bufacchi

(Reuters)

4' di lettura

L’imprevedibilità della superannata elettorale in Germania potrà anche tingersi di giallo. L’esito del voto federale del 26 settembre è incerto e nella rosa degli scenari possibili per la coalizione del prossimo governo si fa strada il ritorno dei liberali, il giallo del Freie Demokratische Partei (Fdp).

Se c’è un partito riuscito a conquistare posizioni nel gradimento dell’elettorato tedesco durante la crisi del Covid-19, puntando su una linea politica “pandemica” d’opposizione sistematica ma costruttiva contro i lockdown e in difesa dei diritti civili, quel partito è l’Fdp guidato dal dinamico Christian Lindner.

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I consensi degli elettori per il partito liberale sono più che raddoppiati in poco più di un anno e ad oggi gravitano attorno al 12% (INSA il 6 giugno al 12% e Kantar il 5 giugno al 13%) con un picco Forsa del 14% toccato il 2 giugno: un livello che sta consentendo all’Fdp di surclassare il partito di estrema destra AfD e di tornare ad occupare almeno la posizione di quarto partito in Germania.

Ascesa temporanea?

La popolarità ritrovata dell’Fdp potrebbe essere un fenomeno temporaneo e resta da vedere se si consoliderà fino alle elezioni per diventare un trampolino di lancio e consentire all’Fdp, partito storico fondato nel 1948 e più volte junior partner di coalizioni federali con Cdu/Csu e Spd, di rispiccare il salto per entrare nel prossimo governo a Berlino.

I sondaggi sono estremamente volatili: non solo perché cadono in un anno pandemico ma anche perché l’elettorato tedesco è in fase di transizione e il ricambio generazionale oscilla tra il desiderio di novità e cambiamento e la nostalgia per i vecchi valori consolidati.

Il compromesso necessario per entrare nel governo

In questo contesto, i commentatori politici tedeschi vanno cauti e in larga misura restano scettici sulle reali possibilità dell’Fdp di entrare nel prossimo governo di coalizione. Sono due le condizioni necessarie perché questo accada: Cdu/Csu e Verdi non arrivano da soli insieme alla maggioranza in Parlamento e l’Fdp deve saper scendere a compromessi pesanti. Il 42enne Lindner è tuttavia sempre più convinto che non potrà esserci un vero governo federale in futuro senza la partecipazione dei liberali.

La linea dura del leader Lindner

Nei sondaggi pre-pandemia, l’Fdp è sceso fino al 5%, una soglia pericolosa. Alle elezioni del 2013 i liberali si arenarono al 4,8% e rimasero fuori dal Bundestag per la prima volta in 64 anni della loro storia. Nel 2017 andò molto meglio, ottennero un bottino di voti al 10,7% che addirittura aprì l’ingresso al governo federale: ma fu Lindner a chiudersi alle spalle la porta rifiutando di formare una coalizione “Giamaica” con Cdu/Csu e Die Grünen, ritenendo inconciliabili le posizioni del suo partito con quelle dei potenziali partner di governo. «Meglio non governare che governare in maniera sbagliata», fu la linea intransigente presa da Lindner.

I partiti junior nei governi in Germania tendono a pagare un alto prezzo in termini di popolarità, come sta accadendo adesso all’Spd. E’ tuttavia prevedibile che l’Fdp, nel caso si ritrovasse a settembre di nuovo sulla soglia del governo federale, questa volta accetti il compromesso a qualsiasi costo.

Il paletto del manifesto elettorale: le tasse non saliranno

L’intransigenza è al momento il marchio inconfondibile dei liberali, che non perdono occasione per prendere le distanze e mettersi contro tutti, ora Cdu/Csu, ora Spd, ora Verdi. E questo ancor di più con il manifesto elettorale. Nel congresso Fdp che si è tenuto a metà maggio, Lindner ha scandito un punto fermo della sua campagna elettorale: «Le tasse con noi non aumenteranno».

Spd e Verdi realisticamente hanno già messo in conto un aumento delle imposte, circoscritto ai cittadini più ricchi, per pagare in parte il conto della pandemia mentre persino l’ala destra della Cdu/Csu rappresentata da Friedrich Merz non esclude un rincaro mirato della pressione fiscale.

Per contro l’Fdp rassicura il suo elettorato: il programma di medio termine è quello di ridurre le tasse: abolire la tassa di solidarietà per le classi più agiate e tagliare le tasse dei lavoratori della classe media, «la fascia centrale della società che merita un alleggerimento fiscale». Sul breve termine le imposte non aumenteranno.

Inconciliabili, per ora, le posizioni di liberali e verdi

Un altro fronte caldo di potenziale scontro con partner di governo è quello del cambiamento climatico: i margini del compromesso sono ristretti perché l’Fdp è favorevole al tetto delle emissioni di CO2 mentre i Verdi premono per aumentare il prezzo delle emissioni di gas con effetto serra.

I liberali sono naturalmente contro un ruolo dirigista dello Stato in futuro e rifuggono la stretta alle regole, spingono per la sburocratizzazione e le forze del mercato: Verdi, Spd e in una qualche misura anche Cdu/Csu sono favorevoli ad aumentare il peso dello Stato nella lotta al cambiamento climatico e per modernizzare il Paese con digitalizzazione e innovazione.

La palestra delle coalizioni regionali e locali

L’Fdp può comunque dimostrare di saper stare al governo, finora su base regionale. I liberali sono junior partner della Cdu in Renania Settentrionale Vestfalia, il Land più popoloso guidato dal leader dell’Unione cristiano-democratica Armin Laschet: questa alleanza tornerà utile a Lindner nel caso in cui Laschet diventi cancelliere.

L’Fdp è al governo anche in Schleswig-Holstein con Cdu e Verdi, in Renania-Palatinato con Spd e Verdi.

Sassonia-Anhalt, un test importante

Fdp si gioca il futuro in chiave federale anche alle elezioni nel Land Sassonia-Anhalt del 6 giugno: per insidiare l’immagine un po’ sbiadita dell’attuale ministro-presidente Cdu Reiner Haseloff, il candidato liberale sta facendo una campagna elettorale con piglio giovanile coprendo la regione di manifesti in stile pop art. Tra le varie proiezioni sul prossimo governo in questo Land dove l’estrema destra AfD punta a diventare il primo partito, è spuntata la formazione di una “coalizione bandiera tedesca” (nero-rosso-giallo) composta da Cdu, Spd e Fdp, con i liberali di nuovo nel parlamento regionale, in virtù di un voto attorno all’8 per cento.

Lo sbarramento contro AfD

L’Fdp ha intanto guadagnato punti prendendo con vigore le distanze dalle politiche AfD più estreme, dall’anti-europeismo alla chiusura nei confronti di immigrati e rifugiati. Ma la strada resta in salita verso il governo federale per quei commentatori che non scordano la vera natura intransigente dei liberali, uscita allo scoperto proprio in questi giorni a Francoforte.

I liberali sono al governo di Francoforte con Spd, Verdi e il partito paneuropeista Volt Frankfurt ma i membri di Fdp hanno dato un voto a sorpresa contrario sul maxi-programma da 223 pagine “Shaping a new Frankfurt”, perché contrari al budget di manica larga e alla politica sui trasporti con tagli troppo pesanti sui parcheggi gratuiti.

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