La variante Omicron all’81%

Covid, salgono al 17,5% le terapie intensive, l’incidenza aumenta a 1.988 casi ogni 100mila abitanti

Raddoppiano i nuovi casi non associati a catene di trasmissione (649.489 contro 309.903), diminuiscono quelli accertati col tracciamento

di Nicoletta Cottone

Coronavirus, terapie intensive al 17,5%, aree mediche al 27,1%, 1.988 casi ogni 100mila abitanti

4' di lettura

Il nuovo coronavirus corre in Italia, complice la variante Omicron. L’incidenza settimanale dei casi di Covid a livello nazionale continua ad aumentare: 1.988 ogni 100mila abitanti dal 7 al 13 gennaio) contro 1.669 ogni 100mila abitanti della settimana precedente, dal 31 dicembre 2021 al 6 gennaio 2022. Sono i primi dati del monitoraggio settimanale Iss-ministero della Salute.

Campania in giallo, Valle d’Aosta in arancione

Alla luce dei dati del report il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato l’ordinanza che porterà la Campania in giallo e la Valle dìAosta in arancione.

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Cresce l’Rt a 1,56

In crescita anche l’Rt. Nel periodo 22 dicembre 2021- 4 gennaio 2022, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,56 (range 1,24 - 1,8), in ulteriore aumento rispetto alla settimana precedente - pari a 1,43 - e ben al di sopra della soglia epidemica. É in leggera diminuzione invece l'indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero (Rt = 1,2 (1,18-1,22) al 4 gennaio 2022 contro Rt = 1,3 (1,27-1,32) al 28 dicembre 2021.

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Sale al 17,5% il tasso di occupazione delle terapie intensive

E risulta in crescita il tasso di occupazione delle terapie intensive al 17,5% (rilevazione giornaliera ministero della Salute al 13 gennaio) contro il 15,4% della rilevazione giornaliera del ministero della Salute al 6 gennaio). Per le terapie intensive i valori più alti di occupazione per pazienti Covid si registrano nelle Marche (al 28,2% rispetto alla soglia di allerta del 15%), nella provincia autonoma di Trento (al 27,8%) e in Friuli Venezia Giulia (al 23,4%).

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Aumenta al 27,1% il tasso di occupazione delle aree mediche

Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale sale al 27,1% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 13 gennaio) contro il 21,6% (rilevazione giornaliera del ministero della Salute al 6 gennaio). I valori più alti di occupazione per pazienti Covid nei reparti di area non critica si riscontrano in Valle d’Aosta (al 53,5% rispetto alla soglia di allerta fissata al 10%), Calabria (al 38,7%) e Liguria (al 37,3%).

Flash survey Iss, Omicron all’81% il 3 gennaio

In Italia il 3 gennaio scorso la variante Omicron «era predominante, con una prevalenza stimata all’81%, con una variabilità regionale tra il 33% e il 100%, mentre la Delta era al 19% del campione esaminato». Sono questi i risultati definitivi dell’indagine rapida condotta dall’Istituto superiore di sanità e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler. Per l’indagine è stato chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus. Il campione richiesto è stato scelto dalle Regioni e Province autonome in maniera casuale fra i campioni positivi garantendo una certa rappresentatività geografica e, se possibile, per fasce di età diverse. In totale, hanno partecipato all’indagine tutte le Regioni e Provicne autonome e complessivamente 120 laboratori regionali e il Laboratorio di Sanità militare e sono stati sequenziati 2.632 campioni.

Rezza: «Omicron prevalente, può congestionare ospedali»

La variante Omicron di Sars-CoV-2 «è ormai largamente predominante nel nostro Paese. E anche se meno virulenta rispetto alla variante Delta, è estremamente contagiosa e diffusiva. Quindi può determinare una congestione delle strutture ospedaliere», ha spiegato il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza, in un videomessaggio commentando i dati del monitoraggio Covid-19. Per tutto questo «è bene - conclude Rezza - continuare a mantenere dei comportamenti ispirati alla prudenza e soprattutto fare la vaccinazione di richiamo».

Brusaferro: «Crescita incidenza molto significativa e Rt sopra soglia»

«Nelle ultime settimane la crescita dell’incidenza» di Covid-19 in Italia «è stata molto, molto significativa. E nell’ultima settimana ha raggiunto i 1.988 casi in 7 giorni per 100mila abitanti. L’indice di trasmissibilità Rt vediamo come sia differenziato rispetto ai casi sintomatici e ai casi ospedalizzati, ma comunque sempre sopra soglia», sopra quota 1 quindi. É il videocommento sul monitoraggio di Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità.

In alcuni Paesi europei la curva inizia a piegarsi

Guardando al quadro europeo di Covid, spiega Brusaferro «il continente e soprattutto i Paesi Ue sono sempre più caratterizzati da un colore omogeneo rosso scuro, che sta ad indicare un’alta incidenza. E questa si traduce in una curva di crescita che caratterizza un po’ tutti, anche se in alcuni Paesi comincia lentamente a piegarsi» questa curva. «La mappa dell’Italia è caratterizzata un po’ in tutte le province dal colore rosso scuro e le curve di crescita» dell’epidemia «negli ultimi 14 giorni sono molto significative, a eccezione della Provincia autonoma di Bolzano».

Ad alto rischio 13 fra regioni e province autonome

Tredici fra regioni e province autonome sono classificate a rischio Alto, di cui 3 a causa dell'impossibilità di valutazione, 8 fra regioni e province autonome risultano classificate a rischio Moderato secondo il Dm del 30 aprile 2020. Tra queste, cinque sono ad alta probabilità di progressione a rischio Alto. Quasi tutte le regioni e province autonome riportano almeno una singola allerta di resilienza. Dieci riportano molteplici allerte di resilienza.

Raddoppiano i casi non associati a catene di trasmissione

Raddoppia il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (649.489 contro 309.903 della settimana precedente). La percentuale dei casi rilevati attraverso l'attività di tracciamento dei contatti è in forte diminuzione (13% contro il 16% della scorsa settimana). In calo anche la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (48% contro 50%). Aumenta, invece, la percentuale di casi diagnosticati attraverso attività di screening (39% contro il 34 per cento).


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