Lotta alla pandemia

Covid, siamo o no al picco? Cosa dicono l’Oms e gli esperti

Ancora pressione negli ospedali. In Gran Bretagna «si intravede la luce in fondo al tunnel», segnali di raffreddamento della curva anche per Francia e Usa

di Nicola Barone

Nuovo record di vaccini, saranno pochi i negozi free pass

4' di lettura

Potrebbe essere a un passo in Italia il momento del picco dei contagi, con un valore medio dell’incidenza di circa 2.200 casi a settimana per centomila abitanti. Per gli esperti si tratta di una evenienza concreta, ormai alla portata, che lascia tuttavia in piedi tutte le complessità della fase attuale. Se la percentuale di posti occupati da pazienti Covid nei reparti di area non critica sembra stabile al 29%, in un giorno è tuttavia aumentata in 14 Regioni. Senza contare il numero delle vittime, a quota 434 a causa anche di riconteggi territoriali. In alcune parti del mondo la punta massima è stata toccata ma «nessun Paese è ancora fuori pericolo» e non è il momento di “desistere e sventolare bandiera bianca», spiega il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

In attesa degli effetti “ritardati”

Sul raffreddamento della curva dei contagi bisognerà aspettare gli effetti quantitativi (ritardati) delle attività correlate ai saldi e della riapertura delle scuole, come sottolinea l’analisi del matematico Giovanni Sebastiani del Consiglio nazionale delle ricerche. Una conferma indiretta della probabile inversione di tendenza arriva dal Piemonte, dove per la prima volta dopo 115 giorni la presenza di Covid cala nelle acque reflue. Le analisi di Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientali) indicano un trend in discesa sia nel depuratore di Torino che in quelli degli altri tre quadranti, Novara, Cuneo e Alessandria. «C’è l’esigenza di una transizione verso una nuova normalità, mi pare una cosa da pianificare, da valutare in una fase di riduzione della curva di contagio. Aspettiamo il picco o il plateau che sia e poi procediamo in questo senso», segnala dal canto suo il virologo Fabrizio Pregliasco, docente delle Statale di Milano, commentando alcune ipotesi avanzate dal sottosegretario alla Salute Andrea Costa per semplificare le regole e rimuovere molti vincoli nella gestione del Covid. «È ancora un pochino presto ma pianifichiamolo e valutiamo questo aspetto».

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Sileri: poi possibile allentamento misure

La variante principale si conferma Omicron. A dire dell’epidemiologo Pier Luigi Lopalco «abbiamo raggiunto il picco della pandemia dopo la Befana, ne stiamo uscendo, lo penso proprio. E il mese prossimo questa situazione non ci sarà più». «Non voglio fare previsioni troppo ottimistiche - aggiunge - ma credo che in primavera potremo fare i conti con una situazione nuova, con la popolazione in gran parte vaccinata oppure entrata in contatto col virus». È in linea il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. «Versosimilmente abbiamo toccato il picco e assisteremo a breve ad una decrescita dei casi che potrebbe portare ad una nuova modifica delle misure per allentare la presa».

Dove sono aumentati i ricoveri

I dati di Agenas intanto mostrano che al 17 gennaio la percentuale di posti occupati da pazienti Covid nei reparti di area medica è salita in 14 Regioni: Abruzzo (30%), Calabria (42%), Friuli (31%), Lazio (28%), Liguria (40%), Lombardia (35%), Marche (28%), Molise (14%), Bolzano (19%), Trento (26%), Puglia (22%), Sicilia (36%), Toscana (26%) e Veneto (26%). È invece in calo in Val d’Aosta (con -17% torna al 52%) e Basilicata (25%). Stabile in Campania (29%), Emilia Romagna (27%), Piemonte (30%), Sardegna (15%), Umbria (33%). Superano quindi il 30%: Calabria, Friuli, Liguria, Lombardia, Sicilia, Val d’Aosta, Umbria.

In Gran Bretagna si intravede la luce in fondo al tunnel

Decisamente le cose sembrano volgere per il meglio nel Regno Unito, dove per prime si sono osservate le ultime ondate di coronavirus. È la «luce in fondo al tunnel» evocata da David Nabarro, emissario speciale dell’Organizzazione mondiale della sanità per il dossier Covid, citato dai media d’Oltremanica a proposito della prospettiva - ipotizzata negli ultimi giorni anche da esponenti della comunità accademica britannica - che possa essere il primo Paese d’Europa a uscire dalla pandemia per entrare in una fase endemica più gestibile dell’infezione dopo l’apparente superamento del picco di casi alimentati dalla variante Omicron. Anche se sarebbe «prematuro promettere la fine delle restrizioni a una data prestabilita».

Dalla Francia agli Stati Uniti segnali incoraggianti

Segnali incoraggianti sul fronte della curva arrivano anche dal Paese europeo più investito dalla nuova fiammata, la Francia. A «motivi per essere ottimisti» ha accennato il portavoce del governo Gabriel Attal. L’onda della Delta, la variante più pericolosa per la salute, è «regredita», mentre le regioni in cui Omicron si è diffusa per prima registrano un «inizio di declino» della curva mentre le terapie intensive «si stabilizzano». Guardando ad altri quadranti il trend lascia sperare negli Stati Uniti. New York e altri Stati della costa nordorientale che hanno visto un rapido calo dei casi di Covid e, secondo gli esperti, si avviano a raggiungere il picco di Omicron. Anthony Fauci «spera» sia il preludio del passaggio ad una fase endemica. A meno che, ha chiarito il consigliere della Casa Bianca, non compaiano nuove varianti in grado di «eludere la risposta immunitaria a quella precedente». La cautela è d’obbligo anche nella misura in cui il rallentamento dei contagi è tutt’altro che generale. Tornando all’Europa, la Germania ha registrato un nuovo picco dell’incidenza. E nell’est, ancora in ritardo con le vaccinazioni, Omicron continua a bruciare record, come nel caso di Serbia e Bulgaria.

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