ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’estate e la lotta alla pandemia

Covid, il sistema dei colori con questi parametri non funziona più

L’estate scorsa il sistema di chiusure in base ai colori ancora non esisteva. Ora una impennata dell’Rt rischia di condannare alla chiusura una Regione

di Marzio Bartoloni

Via libera visite nelle Rsa, solo con green pass

3' di lettura

L’incubo per un governatore di Regione è quello di trovarsi in piena estate con il pienone di turisti costretto a chiudere bar e ristoranti e magari anche i negozi perché condannati dal famigerato R-t schizzato all’improvviso sopra a 1 (scenario da arancione) o a 1,25 (da rosso). E questo a causa di una moltiplicazione improvvisa dei contagi con pochi effetti però sugli ospedali visto che con le vaccinazioni già avanti in estate tra gli over 60 - questa la nuova variabile - le forme gravi e i ricoveri saranno molti di meno. Da qui la levata di scudi per cambiare in tempo i parametri prima che sia troppo tardi e si rovini così la stagione estiva che l’anno scorso, va ricordato, non conosceva ancora il sistema dei colori. 

Il rischio di finire in zona rossa con una impennata di contagi

A spiegare bene questa eventualità è stato nei giorni scorsi il governatore del Friuli e presidente delle Regioni Massimiliano Fedriga che ha messo nel mirino l’indice R-T che misura la velocità con cui si può diffondere il virus: «Quando c’è una incidenza bassa il rischio è che pochi contagi in più facciano schizzare in alto l'indice Rt. La mia regione l'indice Rt più alto l'ha avuto ad agosto 2020 dove penso abbiamo raggiunto il 3 di Rt perché siamo passati da 4 a 18 contagi. Ma una cosa è passare da 2000 a 4000, che significa una diffusione importante; mentre invece da 4 a 18 il pericolo non esiste - ha proseguito Fedriga - Pensate se durante la stagione turistica una regione che da 4 passa a 8 contagi rischia di arrivare a Rt 2, e con i turisti in casa diventa zona rossa». Sull'obiettivo di modificare i parametri, Fedriga ha segnalato che «sta lavorando un tavolo tecnico ad hoc insieme con l'Istituto superiore di sanità e i rappresentanti delle regioni; confido in quel lavoro».

Loading...

Il caso Sardegna rimasta ancora in zona arancione

A pesare anche sul destino delle chiusure e delle riaperture è un’altra regola contestata dai goveratori e cioè quella che “condanna” una Regione a restare in una zona di restrizioni almeno per due settimane. Con paradossi a volte evidenti. È il caso della Sardegna, rimasta fino a fine aprile in zona rossa e poi andata in arancione e lo è tuttora anche se - denuncia l’assessore alla Sanità Mario Nieddu - «da tre settimane abbiamo dei dati da zona gialla». «E impensabile aprire la stagione turistica incatenati agli attuali rigidi automatismi, che rischiano di decretare chiusure sulla base di parametri che spesso arrivano a descrivere un quadro epidemiologico già superato. Per quella che è l'esperienza della nostra Isola, il sistema di classificazione ha sempre inseguito il virus arrivando a decretare restrizioni quando già la situazione era in miglioramento. Un meccanismo di questo tipo - conclude Nieddu - non risponde alle necessità di contenimento epidemiologico ed è insostenibile per un Paese a vocazione turistica come il nostro». L’assessore sardo chiede dunque di rivedere i parametri e pensare nel caso a zone rosse locali nel caso di focolai.

L’idea dei tecnici di ricorrere a un «Rt ospedaliero»

«Superare l'Rt? Come comitato tecnico scientifico noi su questo ci siamo comunque già espressi il mese scorso. Abbiamo suggerito di calcolare l'Rt sui ricoveri nei reparti di degenza covid e nelle terapie intensive per due ordini di motivi: primo perché in questa maniera i dati sarebbero più recenti e raccolti più rapidamente e secondo perché così si potrebbe valutare l'impatto della pandemia sui sistemi sanitari regionali, risentendo meno delle fluttuazioni determinate dal numero dei tamponi positivi», spiega Fabio Ciciliano, segretario nel primo Cts e ora membro del Comitato tecnico scientifico varato dal governo Draghi in rappresentanza del Dipartimento della Protezione civile. «L’indice Rt calcolato con questa modalità acquisirebbe maggiore significato con l'incremento del numero dei cittadini vaccinati e avremmo quindi la contemporanea registrazione dei casi gravi - spiega Ciciliano - In questo momento quello che ci interessa, non sono tanto i numeri dei contagi, che ovviamente sono importanti, ma in una proiezione estiva l'obiettivo è che le terapie intensive e i reparti covid si svuotino per restare stabilmente sotto la soglia critica».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti