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Covid, la strategia dell’Ue per l’autunno: vaccinazioni e sorveglianza

Le sottovarianti di Omicron 5 non aggiungono un rischio ulteriore alla resistenza ai vaccini riguardo alle derivazioni «madri» di SARS-CoV-2

di Nicola Barone

Covid, Ue: prepararsi all'autunno e avanti con la vaccinazione

3' di lettura

Prepararsi in vista della probabile nuova ondata pandemica di Covid attesa per l’autunno. È il monito che la Commissione europea indirizza agli Stati membri indicando con chiarezza, in un nuovo documento, le misure prioritarie da adottare. La prima è spingere con decisione sulle vaccinazioni, utilizzando tutti gli immunizzanti attualmente disponibili e senza attendere l’arrivo dei prodotti adattati contro le varianti del virus.

Focus sui gruppi più vulnerabili

Anche i vaccini già disponibili, ribadisce l’Ue, sono efficaci e garantiscono protezione dalla malattia grave. Rispetto ai vaccini adattati, l’esecutivo Ue suggerisce di sviluppare da subito programmi nazionali per individuare quali preparati dovrebbero essere utilizzati e per quali gruppi di popolazione. Colmare le lacune nella copertura vaccinale resta dunque una priorità. Bruxelles torna inoltre a raccomandare di combinare le campagne di vaccinazione contro il Covid e l’influenza, rivolgendosi in particolare ai gruppi vulnerabili.

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Interventi non farmaceutici

È poi «possibile che alcuni interventi non farmaceutici», cioè le mascherine e la distanza sociale, «debbano essere reintrodotti nei prossimi mesi», avverte la Commissione europea, che suggerisce alcuni segnali (come l’occupazione delle intensive) che dovrebbero funzionare da campanello d’allarme per una reintroduzione tempestiva delle misure. Intanto, Novavax ha annunciato che il vaccino anti Covid Nuvaxovid proteico ha ricevuto da parte dell’Agenzia europea per i medicinali l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata estesa per la somministrazione come dose di richiamo omologa ed eterologa dai 18 anni.

Trend epidemico in discesa

Sempre l’Ema ha inoltre annunciato che per metà settembre sarà comunicato il responso sul vaccino Pfizer adattato contro le varianti Omicron Ba.4 e Ba.5, attualmente all’esame. Ad ogni modo, precisa l’Agenzia, con i nuovi booster adattati contro Omicron Ba.1 ed il ceppo originario appena approvati, è dimostrata una forte risposta anche contro Omicron 5 e la variante Ba.2.75 che si sta diffondendo in India e che va «attentamente monitorata». Insomma, il virus «non è sparito e la partita è ancora aperta», ha ribadito il ministro della Salute Roberto Speranza. Anche secondo la virologa Ilaria Capua il virus «rifarà capolino in inverno» ma i vaccini «stanno funzionando contro le nuove e le vecchie varianti - ha spiegato - la popolazione è largamente vaccinata e quindi io sono ottimista, purché si rispettino le regole: la mascherina non la possiamo ancora buttare via e dobbiamo fare la quarta dose». Il trend epidemico si conferma comunque in discesa ed il Centro europeo per il controllo delle malattie Ecdc segnala che in Europa i casi sono diminuiti del 14% rispetto alla settimana scorsa, proseguendo una tendenza al ribasso che dura da sei settimane. Anche in Italia i numeri continuano a diminuire, come rileva l’ultimo monitoraggio settimanale Iss-ministero della Salute.

Centaurus non resiste agli anticorpi più di Omicron 5

La nuova sottovariante di Omicron Ba.2.75, conosciuta come “Centaurus’, non è più resistente agli anticorpi rispetto alla variante Omicron 5 attualmente dominante. È quanto emerge da uno studio del Karolinska Institutet, in Svezia, pubblicato su Lancet infectious diseases. Una evidenza ritenuta «molto positiva» e rassicurante dai ricercatori perché ciò significa che in caso di una ondata di questa sottovariante, non sfugge agli anticorpi sviluppati con Omicron 5. Lo studio ha infatti voluto testare la capacità di Centaurus - rilevata a maggio scorso in India dove si è diffusa molto, per poi “raggiungere” altri Paesi del mondo, Svezia compresa, dove è stata studiata dai ricercatori del Karolinska. «Identificare quanto sia vulnerabile la popolazione, in questo momento, alle varianti emergenti è fondamentale», afferma Daniel Sheward, ricercatore presso il Dipartimento di microbiologia, biologia dei tumori e delle cellule, Karolinska Institutet, e primo autore dello studio. «Producendo uno pseudovirus per Ba.2.75, siamo stati in grado di testarne la sensibilità agli anticorpi presenti nei donatori di sangue». I test sono stati effettuati utilizzando 40 campioni di sangue prelevati a caso a Stoccolma, sia prima che dopo la prima ondata di Omicron.

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