Commercio internazionale

Covid, Suez e Stati Uniti: catene (meno globali) del valore e ruolo delle Pmi

di Pasquale Salzano

(EPA)

3' di lettura

Il processo di globalizzazione ha fatto del commercio internazionale e del flusso ininterrotto di merci da un capo all’altro del mondo una realtà, spesso data per scontata. La pandemia di Covid-19, e più di recente il blocco temporaneo del canale di Suez causato dalla nave Ever Given, hanno fatto riflettere se questo modello di interconnessione globale sia stato portato al suo estremo.

In un contesto internazionale in subbuglio, scosso da crescenti tensioni commerciali tra Cina e Occidente, oltre che da difficoltà di approvvigionamento di mascherine e camici prima e vaccini poi – emblematiche dell’interdipendenza tra sistemi industriali e commerciali – l’Italia è chiamata a trovare un giusto equilibrio tra esigenze contrapposte.

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Le catene globali del valore hanno da un lato permesso di ridurre i costi di produzione di molti beni, con vantaggi per i consumatori, e dall’altro hanno liberato risorse finanziarie e capitale umano affinché ci si potesse dedicare a produzioni a maggior valore aggiunto, che spesso vengono a loro volta esportate. Il made in Italy non avrebbe così successo se le nostre aziende non avessero avuto la possibilità di dedicarvisi, investendo in innovazione.

L’export e l’internazionalizzazione sono asset strategici per l’Italia da sempre – contribuendo per circa il 30% del nostro Pil e sostenendo il nostro tessuto manifatturiero, composto per il 90% da Pmi – ai quali non possiamo rinunciare.

Tuttavia, negli Stati Uniti, alleato storico e mercato di riferimento per molte imprese nostrane, è in atto un cambio di priorità dal sostegno a consumatori ed esportatori alla protezione dei diritti e degli interessi dei lavoratori americani. Conseguenza sarà una progressiva riorganizzazione e accorciamento delle loro catene globali del valore, che porti a un più alto grado di autonomia produttiva, anche in chiave di sicurezza degli interessi strategici nazionali.

Contestualmente, per garantire la continuità produttiva molte imprese stanno modificando le proprie politiche di approvvigionamento da just-in-time, che prevede l’arrivo dei componenti nel momento in cui entrano nella catena di produzione, a just-in-case, con un magazzino ben fornito. Questa scelta, possibile solo per certi generi merceologici, garantisce la sicurezza delle forniture, ma prevede dei costi maggiori.

Per alcuni settori, come quello energetico, la necessità di sicurezza derivante da sistemi ridondanti con diversificazione dei fornitori e ampi depositi supera il costo che queste strutture comportano. L’Ever Given, ad esempio, ha bloccato momentaneamente l’approvvigionamento di idrocarburi per l’Europa da quella rotta, senza però intaccare la sicurezza energetica del continente. Per altre forniture, tuttavia, queste politiche così costose di stoccaggio non sono giustificabili.

Benché sia importante essere consapevoli che ci sarà un certo grado di riorganizzazione intorno ad aree macro-regionali delle catene del valore, al tempo stesso la rinnovata esigenza di sicurezza non potrà che essere bilanciata correttamente con il bisogno di un Paese come l’Italia di continuare a esportare.

Sarà importante, dunque, rafforzare innanzitutto la proiezione internazionale delle imprese italiane sui mercati più vicini e strategici, a partire da quelli europei, del Mediterraneo allargato e da quello statunitense. Al tempo stesso, la vocazione globale dell’export italiano renderà cruciale continuare a presidiare anche i mercati di sbocco più lontani.

Una sfida competitiva complessa per le nostre aziende, in particolare per le Pmi, che, pur rappresentando una vera eccellenza nel “fare impresa” con la loro sapienza artigianale, si ritrovano spesso poco attrezzate ad affrontare i mercati internazionali. È in questo ambito che la rete di promozione integrata – costituita dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, nonché dagli altri attori del sistema Paese come Ice, Sace, Simest e dal Gruppo Cdp nel suo complesso – svolge un ruolo determinante, insieme ai più recenti e innovativi strumenti di sostegno finanziario messi a disposizione dal governo.

Utilizzare questi poderosi aiuti economici – e quelli in arrivo nei prossimi mesi – per indurre un necessario e rapido cambiamento dei modelli di business delle nostre imprese verso un nuovo paradigma di sviluppo sostenibile ispirato alla transizione energetica, ecologica e digitale, sarà la vera sfida da vincere per continuare a competere nel mondo.

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