seconda ondata

Covid, la Svezia costretta a nuove restrizioni, lo scenario è peggiore del previsto

A differenza dei suoi vicini, non ha mai implementato un blocco nazionale o rigide restrizioni, ma si è basata sulla responsabilità individuale per ottenere cambiamenti comportamentali. Anche il servizio di test è andato in tilt per l'aumento vertiginoso dei casi

di Marta Paterlini

default onloading pic
(AFP)

A differenza dei suoi vicini, non ha mai implementato un blocco nazionale o rigide restrizioni, ma si è basata sulla responsabilità individuale per ottenere cambiamenti comportamentali. Anche il servizio di test è andato in tilt per l'aumento vertiginoso dei casi


4' di lettura

«Niente alcol dopo le 22 nei ristoranti e nei bar, per frenare la diffusione del Covid-19 a partire dal 20 novembre», ha tuonato il primo ministro svedese Stefan Lofven in una conferenza stampa mercoledì sera, «perchè tutti gli indici puntano verso la direzione sbagliata».

La seconda violenta ondata di coronavirus non sta risparmiando nessua nazione, e la Svezia, un paese di 10 milioni di abitanti, non è da meno, nonostante a inizio autunno sembrava che il contagio avesse rallentato in modo stabile. E invece il virus ha ricominciato a crescere esponenzialmente: in totale, alla data di venerdì 13 novembre, sono stati confermati 6.164 decessi e 177.355 contagi, di cui 5.990 contagi e 42 decessi nelle precedenti 24 ore; 128 pazienti sono assistiti in terapia intensia, occupando il 30% della capacità totale.

Loading...

Questi numeri impietosi hanno costretto la Svezia a sperimentare nuove restrizioni. Il paese scandinavo è, da inizio pandemia, sotto i riflettori internazionali, pesantemente criticato per un approccio per molti troppo rilassato. A differenza dei suoi vicini, non ha mai implementato un blocco nazionale o rigide restrizioni, ma si è basata sulla responsabilità individuale per ottenere cambiamenti comportamentali. Ora i bar e i locali notturni sono “ambienti a rischio” secondo il Governo, che si è lamentato di un comportamento generalizzato poco rispettoso verso le regole di distanziamento.

Inoltre, una settimana fa, a Stoccolma si è reintrodotto il divieto di visitare le case di cura, dopo avere registrato un picco di coronavirus nelle strutture per anziani della capitale. E così, ora, anche l'epidemiologo di stato Anders Tegnell, responsabile della risposta svedese al coronavirus - forte del 72% di consenso popolare – è preoccupato.

Nonostante non voglia ancora parlare di seconda ondata e continui a dimostrarsi sfavorevole all'uso della mascherina (perchè se indossata male è inutile e può costituire un problema economico dato che bisognerebbe cambiarla almeno un paio di volte al giorno), Tegnell sta stringendo la morsa.

«Siamo preoccupati perchè non ci aspettavamo questo aumento», ha commentato. In agosto, l'Agenzia di salute pubblica aveva illustrato tre possibili scenari per i mesi freddi autunnali. E ora Tegnell ammette che la situazione sia molto peggio dello scenario peggiore previsto. Tanto che anche il servizio di test è andato in tilt per l'aumento vertiginoso di casi.

Uppsala, città universtitaria di 230.000 persone a circa un'ora di macchina a nord di Stoccolma, è stato il primo posto dove si sono annunciate linee guida localizzate più dure da metà ottobre. I cluster di infezione sono stati identificati a fine estate quando gli studenti sono tornati nella città universitaria e hanno organizzato le feste di inizio anno accademico. Ai residenti è stato detto di evitare i trasporti pubblici e i negozi, e di non socializzare con nessuno. Successivamente è stata la volta di Stoccolma e via via più regioni. Questa settimana uno stoccolmese su cinque è risultato positivo, con una incidenza di contagio del 20%, rispetto al 2% di poche settimane fa.

I moniti sono ovunque. Sugli autobus ci sono segnali che ricordano: “prendi il bus solo se proprio ti serve.” Per le strade i poster recitano “il pericolo non è passato”.Tuttavia, queste regole, ancora su base volontaria, sono in qualche modo solo una riaffermazione, anche se formulata in modo più severo, di ciò che Tegnell e il governo svedese esortano di fare da marzo: mantenere le distanze ed evitare incontri sociali allargati.

Un'esortazione martellante a cancellare quasiasi tipo di frequentazione sociale, mantenedo tuttavia scuole aperte, e incentivando lo smart working. Non ci sono funzionari che controllano il motivo per cui le persone si muovono. Negozi e ristoranti restano aperti. Passeggiando per le vie di Stoccolma è difficile capire se queste restrizioni siano effettivamente seguite. Le strade, i ristoranti e i negozi, già addobbati per Natale, sono frequentati. Eppure, i primi dati dicono che c'è un calo sostanziale della mobilità e dello shopping.

Alle domande insistenti dei giornalisti che ogni martedì e giovedì presenziano la conferenza stampa di aggiornamento, Tegnell risponde che se le misure volontarie non dessero i risultati attesi, allora l'Agenzia per la sanità pubblica prenderà in considerazione altre soluzioni, ma si è rifiutato di dire quali potrebbero essere, escludendo sempre ipotesi di lockdown. Tengell ama ricordare che la pandemia è una maratona, non uno sprint, sostenendo che semplici linee guida possono rimanere in vigore per periodi di tempo più lunghi: «Questa non è una malattia di cui ci sbarazzeremo presto, quindi dobbiamo gestirla in modo sostenibile, per anni, se necessario».

In linea con una visione a lungo termine della pandemia, sta anche la discussione intorno alla revisione delle restrizioni che riguardano i più anziani e i gruppi a rischio. La Svezia aveva inizialmente consigliato a queste categorie di evitare ogni contatto ravvicinato con le persone con cui non vivevano. Secondo Johan Carlson, il capo della sanità pubblica svedese, l'autoisolamento imposto inizialmente ha avuto un impatto negativo sugli anziani sia sul piano fisico che mentale. Le restrizioni hanno contribuito, sì, a ridurre la diffusione del virus nei gruppi vulnerabili, ma secondo Carlson non è più ragionevole che anziani e gruppi a rischio si assumano questa responsabilità a lungo termine.

«Il carico deve essere distribuito uniformemente sulla popolazione perché il virus è qualcosa con cui dovremo convivere per molto tempo - ha affermato -. Ci sarà un rischio per gli individui, ma dobbiamo trovare un equilibrio. Molte persone anziane si sono forse isolate anche più di quanto avrebbero dovuto». Gli svedesi di età superiore ai 70 anni e altri gruppi a rischio dovrebbero ora seguire le stesse linee guida del resto della popolazione, con l’obiettivo che anche queste categorie abbiano la sensazione di potersi muovere nella società, con le dovute precauzioni.

(articolo corretto il 15 novembre alle ore 17.40 nella parte sui dati aggiornati a venerdì 13 novembre)

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti