Lo studio inglese

Covid, i vaccini riducono del 70% il rischio di ospedalizzazione

Più esposti a una reinfezione sono gli over 60 fragili, con malattie preesistenti o residenti in aree svantaggiate (specie con una dose)

di Nicola Barone

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I punti chiave

  • L’incidenza delle “infezioni breakthrough”
  • Ospedalizzazioni e malattia grave
  • I soggetti più esposti
  • Sì ad altre misure di protezione personale

2' di lettura

Due dosi di vaccino riducono il rischio di ricovero per Covid di oltre i due terzi e risulta più che dimezzata l’evenienza di andare incontro al cosiddetto «long Covid», la forma di malattia con sintomi che persistono per almeno 28 giorni dopo la positività al tampone. È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista «Lancet Infectious Diseases», in linea con evidenze precedenti sull’efficacia dei vaccini anti SARS-CoV-2. I ricercatori hanno utilizzato dati provenienti dal Covid Symptom Study del Regno Unito, informazioni auto-riferite attraverso l’App ZOE dall’8 dicembre 2020 al 4 luglio 2021.

L’incidenza delle “infezioni breakthrough”

Gli autori calcolano che, su oltre 1,2 milioni di adulti che hanno ricevuto almeno una dose dei vaccini di Pfizer/BioNTech, Oxford-AstraZeneca o Moderna, meno dello 0,5% ha riportato una cosiddetta “infezione breakthrough” più di 14 giorni dopo la prima dose (6.030 casi positivi dopo 1.240.09 prime dosi di vaccino). E tra gli adulti che hanno ricevuto due dosi, meno dello 0,2% ha avuto una reinfezione più di 7 giorni dopo la seconda (2.370 positivi dopo 971.504 seconde dosi di vaccino).

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Ospedalizzazioni e malattia grave

Fra i ricontagiati, secondo i calcoli degli studiosi, le probabilità che la nuova infezione fosse asintomatica erano del 63% maggiori dopo la prima dose di vaccino e del 94% superiori dopo la seconda. Il rischio di ospedalizzazione era ridotto di circa il 70% dopo una o due dosi, mentre il pericolo di contrarre una malattia grave (5 o più sintomi nella prima settimana) appariva circa un terzo inferiore. Come detto dopo due dosi di vaccino le probabilità di «long Covid» sono diminuite del 50%.

I soggetti più esposti

Nelle persone che dopo una o due dosi di vaccino hanno manifestato sintomi Covid come affaticamento, tosse, febbre e perdita del gusto e dell’olfatto, quasi tutti i disturbi sono stati riportati meno frequentemente rispetto alle persone non vaccinate. Lo studio indica inoltre che a rischiare di più una reinfezione da coronavirus pandemico post vaccino sono gli over 60 fragili, con malattie preesistenti (obesità, cardiopatie, patologie renali o polmonari) o residenti in aree svantaggiate come contesti urbani densamente popolati, specie dopo una sola iniezione.

Sì ad altre misure di protezione personale

In particolare, negli ultra 60enni più vulnerabili, rispetto ai sani, le probabilità di un’infezione breakthrough dopo una dose di vaccino risultavano quasi raddoppiate. «Siamo a un punto critico della pandemia, poiché vediamo casi in aumento in tutto il mondo a causa della variante Delta» di Sars-CoV-2, ha commentato l’autorice principale delllo studio Claire Steves del King’s College di Londra.. «Infezioni breakthrough sono attese, ma questo - precisa la scienziata - non cancella il fatto che questi vaccini stanno facendo esattamente ciò per cui sono stati progettati: salvare vite umane e prevenire malattie gravi. Altre ricerche hanno mostrato un tasso di mortalità fino al 27% per i pazienti Covid-19 ricoverati. Possiamo ridurre notevolmente questo dato tenendo le persone fuori dall’ospedale, in primo luogo attraverso la vaccinazione. I nostri risultati - conclude l’autrice - evidenziano il ruolo cruciale che i vaccini svolgono nell’ambito di sforzi più ampi volti a prevenire le infezioni, che dovrebbero comunque includere altre misure di protezione personale come l’uso di mascherine, test frequenti e distanziamento».

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