Piano anti infiltrazioni fondi Pnrr

Covid, dal Viminale l’identikit delle aziende più a rischio mafia

A Roma un forum proposto dall’Italia con tutti gli stati Ue per contrastare il rischio di infiltrazione sui fondi Pnrr

di Marco Ludovico

(meryll - stock.adobe.com)

2' di lettura

Rischio mafioso sui fondi europei: una certezza, non certo una novità. Così l’Italia convoca a Roma il 21 e il 22 settembre le forze di polizia degli stati membri dell’Unione. La riunione è d’iniziativa del Viminale, presenti il ministro Luciana Lamorgese, il direttore del dipartimento Ps Lamberto Giannini e il vicedirettore Vittorio Rizzi, promotore dell’incontro. Ci sono Europol, Olaf e Cepol, la Procura Europea. La scommessa del Viminale punta a un piano condiviso. Legislazione e prassi operative antimafia sono un distintivo delle nostre forze di polizia. Ma la globalizzazione mafiosa ormai investe di più, da tempo, proprio negli stati dove il contrasto al crimine organizzato è meno radicato.

Un modello operativo Ue di contrasto antimafia

La due giorni al Viminale con i colleghi Ue punta a definire un modello di monitoraggio e di contrasto condiviso della minaccia mafiosa. Alla Criminalpol, guidata dal prefetto Rizzi, la griglia è già pronta sia per l’Italia sia, sugli indici principali, per gli altri stati. Tattiche e strategie antimafia messe a fattor comune nell’Unione si devono fondare su almeno tre linee di azione. Primo: identificare criteri e indicatori comuni per segnalare possibili aree di rischio, il cosiddetto early warning. Secondo: condividere modelli di attività criminali conosciute e le migliori pratiche per riconoscerle e contrastarle. Terzo: definire le tendenze/modus operandi criminali e finanziarie e gli indicatori di possibili azioni illecite.

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Le aziende più a rischio mafia oggi

Il Viminale, dunque, ha già messo a punto una serie di indicatori. Porterà al tavolo della discussione con i colleghi Ue una serie di esperienze e acquisizioni informative. Segnali e potenziali scenari di rischio da mettere sotto i riflettori di tutte le forze di polizia. Così vanno tenute sotto controllo le aziende ristrutturate o acquisite durante il credit crunch legato al Covid-19. Ma anche le nuove attività aziendali, costituite con business plan onnicomprensivi che vanno dai lavori di costruzione alla fornitura di attrezzature farmaceutiche. Così come le imprese con un profilo online non corrispondente o non coerente con le loro reali strutture e processi di produzione e consegna.

L’indice dell’esposizione debitoria

Nel catalogo elaborato dalla Criminalpol si mette in rilievo il potenziale indice dell’esposizione debitoria acquisita di recente, in fase pandemia, non solo dalle aziende ma anche dal management, singole figure professionali coinvolte nella filiera di un appalto. Al Viminale c’è una convinzione: durante la pandemia, molte imprese o imprenditori hanno dovuto ricorrere a una rete di assistenza criminale. Così la possibilità che i loro proventi, parte dei fondi Ngeu (Next Generation Europe), finiscano come rimborso dei prestiti sarebbe secondo il ministero dell’Interno «significativa tanto quanto gli sforzi delle reti criminali per far favorire i loro debitori nelle gare d’appalto».


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