IMMOBILIARE

Covivio stringe sull’acquisto degli hotel di lusso ex Boscolo

La delicata trattativa per la vendita del portafoglio ex Boscolo, che ha cambiato nome in Dedica Anthology da quando è passato nelle mani del colosso americano Varde partners, si potrebbe avviare, secondo le indiscrezioni di mercato, verso la fase finale

di Paola Dezza


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3' di lettura

Le stanze imponenti dell’ex hotel Exedra a Roma, oggi ribattezzato Palazzo Naiadi, la terrazza affacciata sul Duomo di Palazzo Matteotti a Milano, le sale liberty dello storico New York hotel di Budapest, sono alcune delle strutture alberghiere italiane che potrebbero cambiare proprietario. La delicata trattativa per la vendita del portafoglio ex Boscolo, che ha cambiato nome in Dedica Anthology da quando è passato nelle mani del colosso americano Varde partners, si potrebbe avviare, secondo le indiscrezioni di mercato, verso la fase finale.

In esclusiva per comprare il pacchetto composto da sette hotel, di cui tre all’estero, ci sarebbe la divisione hotel di Covivio, il gruppo nato dalla fusione attuata poco più di un anno fa (erano i primi giorni del settembre del 2018) tra Beni Stabili e Fonciere des Regions per creare un gruppo che oggi capitalizza in Borsa oltre 8,3 miliardi di euro. La società dedicata all’ospitalità, anch’essa quotata, è guidata da Gael Le Lay, ed è coadiuvata per l’acquisizione dalla branch italiana e da Mediobanca come advisor.

Difficile identificare i tempi dell’operazione, che qualcuno dice si stiano allungando rispetto alle attese.

Dalla data della fusione il 51% di Covivio è sul mercato, mentre la Delfin di Leonardo Del Vecchio ne possiede il 26%, Crédit agricoles assurance e Assurances du crédit mutuel hanno l’8% ciascuno, il restante 7% è in mano a Covéa (dati a ieri). Covivio hotel è, invece, il nuovo nome della vecchia Foncière des Murs ed è posseduta, secondo le ultime rilevazioni, per il 41,26% da Covivio e ha tra gli altri azionisti Crédit agricole e Bnp Paribas. In pancia ha un patrimonio di 400 hotel.

L’operazione - la vendita è stata imbastita durante l’estate - dovrebbe valere oltre 600 milioni di euro, dicono gli esperti, e si inquadra in un momento particolarmente vivace per il settore degli hotel in Italia. Il pacchetto comprende Palazzo Naiadi a Roma, Palazzo Matteotti a Milano, l’hotel dei Dogi a Venezia, Palazzo Gaddi a Firenze, che riaprirà nella primavera del 2020 perché attualmente coinvolto in una ampia ristrutturazione, e alcune strutture all’estero come il New York Palace di Budapest, hotel storico aperto nel 1894, e il Carlo VI a Praga. A Nizza, invece, The Dedica Anthology ha avviato un piano di rinnovamento del Plaza per aprire nell’estate 2020.

Se si concluderà, l’operazione sarà una importante svolta nella strategia di Covivio in Italia, dove finora la società si era focalizzata sempre più sul segmento uffici a Milano.

Il gruppo Boscolo è passato a Varde nella primavera 2017 per un valore dell’equity di circa 150 milioni, pari a un enterprise value di 500 milioni.

Con questo ennesimo deal continuerebbe il boom per gli hotel in Italia. Il segnale lanciato a fine 2018 con l’acquisizione da parte del colosso francese Lvmh del gruppo Belmond - brand che proprio in Italia ha le strutture di maggiore pregio - ha aperto la caccia alle strutture di ospitalità di altagamma. Nel primo semestre del 2019 i volumi degli investimenti complessivi nell’hôtellerie del nostro Paese hanno raggiunto secondo EY quota 2,3 miliardi di euro, in crescita del 310% rispetto al fiacco primo semestre del 2018. «Con 32 transazioni per circa 6mila camere» sottolineano da EY, registrando che il 67% dei capitali è di matrice americana ed europea. A settembre i volumi sono arrivat a 2,5 miliardi di euro, un record assoluto per il settore.

Nel solo segmento lusso il team di JLL ha registrato operazioni per un controvalore di 1,2 miliardi di euro da gennaio a giugno di quest’anno e prevede per dicembre 2019 investimenti a quota 2,5 miliardi di euro.

Il Paese è diventato dunque sempre più appetibile per i grandi investitori, che cercano oggi portafogli (merce piuttosto rara sul mercato), con trophy asset posizionati in località chiave o destinazioni business. L’operazione che si profila all’orizzonte ne è un esempio.

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