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Coworking nel radar degli immobiliaristi

Secondo Cushman and Wakefield i grandi immobiliaristi sarebbero attualmente propensi ad allocare tra il 15 e il 30% del proprio patrimonio immobiliare in coworking. Sul piano della redditività, però, l’Italia è indietro. e deve attendere circa tre anni per raggiungere il breakeven, contro i 13 mesi del resto del mondo

di Laura Dominici


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(leonidkos - stock.adobe.com)

3' di lettura

In Italia gli spazi di coworking sono 665 ma sempre più nel radar delle aziende. Secondo Cushman and Wakefield i grandi immobiliaristi sarebbero attualmente propensi ad allocare tra il 15 e il 30% del proprio patrimonio immobiliare in coworking. Sul piano della redditività, però, l’Italia è indietro. In base ad una survey di Italian Coworking, il nostro Paese deve attendere circa tre anni per raggiungere il breakeven, contro i 13 mesi del resto del mondo.
«Uno scarto strettamente legato all’investimento medio dei coworking italiani, che si aggira intorno ai 50mila euro, mentre poco più del 13% investe oltre 100mila euro», spiega l’analisi, segnalando che a fare la differenza tra spazi profittevoli e quelli che non lo sono è principalmente la quota di occupazione in correlazione con la disponibilità di spazi.

La filosofia del lavoro agile

«Negli ultimi anni – avverte Andrea Faini, ceo di World Capital – la tendenza registrata nell’asset uffici è quella di una domanda orientata verso spazi dotati di servizi condivisi, sale convegni, ristorazione e altri servizi. In linea con il fenomeno dello smart working», una filosofia manageriale fondata sul lavoro agile, sulla flessibilità degli spazi e sul benessere aziendale che coinvolge 480mila smart worker secondo il Politecnico di Milano.
Così se in passato gli uffici avevano una postazione fissa per ogni dipendente, oggi la tendenza è quella di adottare l’hot desking, con scrivanie non assegnate e che tutti possono utilizzare prenotandole via app. «Ultimamente – prosegue Faini – si parla anche di social hub, ovvero stanze che stimolano il pensiero creativo e la produttività del team di lavoro, e di stanze di concentrazione e di comunicazione».
«C’è un mondo degli uffici flessibili che si sta evolvendo – conferma Luca Pasqualotto, vp development and asset management di Copernico, che con le aperture in arrivo di Varese, Bologna e Cagliari conta 20 centri gestiti –; un fenomeno che sta portando a nuovi contratti e nuovi modelli di gestione degli immobili. Il nostro obiettivo è far sì che in Italia ci sia una presenza capillare di formule che consentano alle Pmi e ai professionisti di trovare un ecosistema ideale per lavorare». Pasqualotto parla di un progetto che ricalca l’esempio delle grandi aziende americane, senza nascondere i vincoli di approvvigionamento in Italia: «Occorre partire da un’attenta analisi del territorio e della domanda – commenta – e per i progetti di riconversione ci vuole una rete di professionisti che incroci le esigenze dei player in campo».
La domanda è piuttosto fluida e la grande sfida è trasformare un immobile per sua natura “fermo” in qualcosa di funzionale e che risolva i bisogni. Una riqualificazione condotta da specialisti insieme alla proprietà, superando vincoli della Soprintendenza e architettonici, con l'ausilio di tecnologie valorizzanti.

Una soluzione che soddisfa proprietari e Amministrazioni

Esempio pratico di riconversione ad opera di Copernico è, a Torino, l’ex sede dell’Oréal, che ha consentito a piccole aziende con 5 o 10 dipendenti e a piccoli professionisti di reperire una sede di lavoro con spazi di condivisione e socializzazione, che offrono anche contenuti attraverso l’organizzazione di eventi, corsi di formazione, l’allestimento di mostre d’arte in collaborazione con alcune gallerie.
«Queste sono attività gradite anche alle amministrazioni – aggiunge Pasqualotto – perché gli interventi di riqualificazione portano benefici non soltanto alla proprietà ma anche a tutta la municipalità e in questi casi l’immobile diventa una vera e propria destination».
Per il proprietario, che percepisce un canone annuale, «il rendimento è buono – dichiara il manager – e la messa a reddito è veloce». Anche per le new entry di Varese, Bologna e Cagliari il modello è quello degli spazi polifunzionali che ridanno alla città un punto di incontro, consentendo alla gestione di radicarsi meglio nel territorio. A guidare il nuovo trend degli spazi flessibili su scala nazionale sono Milano e Roma, seguite da Bologna, Torino, Firenze e Verona. Al Sud sono attive Palermo e Napoli. Secondo gli studi di settore è proprie sulle città di medie dimensioni che nei prossimi anni si sposterà l'attenzione di corporate e investitori.

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