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Cozzolino, l’ex delfino di Bassolino. Nel 2011 il caso delle primarie contestate

Europarlamentare alla terza legislatura, un passato prima nel Pci poi nella direzione nazionale del Pd

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2' di lettura

Finora contro Andrea Cozzolino non c’erano accuse formali ma era stato comunque trascinato nel Qatargate, lo scandalo delle tangenti a politici e i funzionari europei che ha portato all’arresto, tra gli altri, dell’ex eurodeputato socialista Antonio Panzeri, e di Francesco Giorgi, compagno di Eva Kaili, ex vicepresidente dell’Eurocamera. Proprio Giorgi - che di Cozzolino è assistente parlamentare - avrebbe indicato nella sua confessione ai magistrati di sospettare l’europarlamentare del Pd abbia preso soldi tramite Panzeri. Secondo la procura di Bruxelles sarebbe l’eurodeputato del Pd il terzo uomo che agiva per soldi insieme a Giorgi e Panzeri.

Da Napoli a Strasburgo

Cozzolino si è chiamato fuori «indignato» assicurando di essere del tutto estraneo alle indagini («Non sono indagato, non sono stato interrogato, non ho subìto perquisizioni»). Ma il Pd ha deciso attraverso la commissione nazionale di garanzia di sospenderlo «cautelativamente» dall’albo degli iscritti e degli elettori del Pd, «nonché da tutti gli organismi del partito di cui dovesse eventualmente essere parte.

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Sessanta anni, ex consigliere regionale della Campania nei primi anni 2000 e ora europarlamentare al terzo mandato, «cresciuto nel cuore della provincia napoletana», sposato e padre di tre figli, Cozzolino ha alle spalle una lunga gavetta politica cominciata nella Fgci e poi proseguita attarversato le metafomorfosi che hanno portato il Pci a diventare prima Pds, poi Ds e infine a fondersi nel Partito democratico. Prima di arrivare a Strasburgo, Cazzolino era stato assessore all’agricoltura e alle attività produttive nella giunta di Antonio Bassolino. Dell’ex sindaco e governatore campano era considerato il delfino.

Le primarie contestate per il sindaco di Napoli

Tra i fondatori negli anni Settanta dell’associazione degli studenti napoletani contro la camorra, nel 2011 fu protagonista di una pagina complicata della storia del Pd napoletano: vinse a sorpresa le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco di Napoli con uno scarto di 1.200 voti sul favorito Umberto Ranieri. Che, insieme agli altri due avversari (il democratico Nicola Oddati e Libero Mancuso di Sel), contestò subito il risultato. Ne nacque una un’infinita coda di polemiche e accuse di brogli che portarono a invalidare sostanzialmente il risultato. L’allora leader democratico Pierluigi Bersani silurò il segretario provinciale del Pd nominando come commissario Andrea Orlando, e la scelta per la corsa al Comune cadde sul prefetto Mario Morcone, uscito di scena al primo turno.

Alcuni mesi più tardi sulla competizione spuntò anche l’ombra di infiltrazioni della camorra: alcuni mesi più tardi la Dda aprì un fascicolo con l’ipotesi di reato di minacce aggravate dall’aver favorito un clan. Le irregolarità si sarebbero verificate nel quartiere di Secondigliano, area di periferia dove è forte la presenza della camorra. «Troppi votanti a Secondigliano? - aveva ribattuto Cozzolino a chi contestava il risultato -. E che dovevamo dire alle persone di non andare a votare? I 1.600 votanti sono gli stessi che hanno votato in quella zona per Prodi, per Veltroni, per Bersani. Perché stavolta doveva essere diverso?».

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