BANCHE IN CRISI

Crac Etruria, condannati ex vertici: 5 anni all’ex presidente Fornasari


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2' di lettura

Il gup del tribunale di Arezzo Giampiero Borraccia ha accolto tutte le richieste dell'accusa e, nel processo per bancarotta dell'ex Banca Etruria, ha condannato con rito abbreviato, a 5 anni l'ex presidente Giuseppe Fornasari e l'ex direttore generale Luca Bronchi, a due anni e 6 mesi l'ex vicepresidente Alfredo Berni e a un anno e 6 mesi l'ex consigliere Rossano Soldini.

Tutto come chiesto dai pm Andrea Claudiani e Angela Masiello. Gli altri 26 imputati saranno invece giudicati con il rito ordinario. Per il giudice, quindi, ci fu bancarotta e nel caso di Fornasari, Bronchi e Berni fu fraudolenta.
Di tutti i filoni aperti con l'inchiesta sulla banca aretina, quello della bancarotta era il principale. Un plotone di imputati, in testa l'ex presidente Fornasari e l'ex dg Bronchi, che hanno poi scelto di dividere le loro sorti insieme a Berni e Soldini optando per il rito abbreviato.

Le indagini vengono da lontano, esattamente dall'11 febbraio 2015 quando i funzionari di Banca d'Italia interruppero la riunione del Cda e invitarono l'intero vertice a lasciare, commissariando di fatto l'istituto. A quel punto Banca Etruria era tecnicamente fallita. Sul tavolo del procuratore Rossi finirono una serie di crediti e finanziamenti mai rientrati che avrebbero portato al fallimento di una banca che, stando a quanto messo insieme durante le indagini, era stata totalmente svuotata proprio da una gestione quantomeno “allegra” dei soldi.

Tra i finanziamenti contestati dai pm del pool investigativo l'ormai notissimo yacht di Civitavecchia (perdita da 25 milioni) progettato per diventare il panfilo più grande del mondo e rimasto a invecchiare nel cantiere. Ma anche il prestito Sacci, ovvero cinquanta milioni mai rientrati concessi a una società il cui amministratore Augusto Federici, ora imputato, era anche membro del Cda della banca. E ancora l'operazione San Carlo Borromeo, relais di lusso di Armando Verdiglione su cui Banca Etruria aveva la sola garanzia di un'ipoteca di quarto grado. Una serie insomma di crediti mai rientrati e che hanno, secondo
l'accusa e ora anche per il gup, fatto morire definitivamente la più antica banca aretina.

«Qui si è fatto giurisprudenza, le accuse hanno retto tutte e anche il contributo delle parti civili è stato essenziale. Siamo molto soddisfatti», ha detto
il presidente di Federconsumatori di Arezzo Pietro Ferrari. «Si tratta - ha aggiunto - di un passo importante anche per la parte che adesso andrà a svilupparsi davanti al tribunale e per gli altri filoni processuali ancora aperti».

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