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Crac Fusillo, arresti eccellenti per gli ex vertici della Popolare di Bari. Pm: «Nefandezze sui mutui»

Gianluca Jacobini agli arresti domiciliari, interdetto il padre Marco. Altre misure cautelari personali nei confronti di 6 tra imprenditori e professionisti

di Vincenzo Rutigliano

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(ANSA)

Gianluca Jacobini agli arresti domiciliari, interdetto il padre Marco. Altre misure cautelari personali nei confronti di 6 tra imprenditori e professionisti


3' di lettura

Altri arresti eccellenti nel crac della Popolare di Bari con sviluppi clamorosi nati da uno dei filoni di indagine su cui lavora, da tempo, la procura barese, quello dei prestiti al gruppo Fusillo di Noci, nel barese. Questa mattina i militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della GdF di Bari hanno arrestato - per concorso in bancarotta fraudolenta nel fallimento della Fimco spa e di Maiora Group spa (società del gruppo Fusillo) - Gianluca Jacobini, ex condirettore generale della Popolare di Bari (posto ai domiciliari) , e Giacomo Fusillo (figlio di Vito Fusillo, imprenditore barese attivo nel settore delle costruzioni immobiliari e già amministratore delle due spa fallite).

I militari hanno anche notificato un provvedimento di interdizione per Marco Jacobini, ex presidente dell'istituto di credito barese, ed eseguito altre misure cautelari personali nei confronti di 6 tra imprenditori e professionisti indagati, a vario titolo, per i reati di bancarotta concordataria e fallimentare aggravata, riciclaggio e autoriciclaggio, commessi nel periodo dal 2016 al 2019.

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Insieme a Gianluca Jacobini e Giacomo Fusillo sono agli arresti domiciliari anche Nicola Loperfido (già responsabile della funzione Crediti del medesimo istituto), Salvatore Leggiero (imprenditore dominus dell'omonimo gruppo immobiliare fiorentino), Girolamo Stabile (rappresentante legale del Fondo di investimento estero Kant Capital con sede in Gibilterra), Vincenzo Elio Giacovelli (commercialista e legale rappresentante pro tempore della società Il Melograno Eventi, srl riconducibile a Giacomo Fusillo. Per Vito Fusillo e Marco Jacobini la misura interdittiva consiste nel divieto temporaneo di esercitare l'attività imprenditoriale e professionale per 12 mesi.

Tutto parte - secondo la ricostruzione della procura di Bari - dalle indagini nate a seguito della richiesta di ammissione al concordato preventivo avanzata da Fimco e Maiora, società dichiarate fallite dal tribunale di Bari il 25 settembre dell'anno scorso . Agli indagati sono state contestate plurime operazioni societarie “straordinarie” poste in essere in epoca antecedente e prossima al verificarsi dello stato di insolvenza, al fine di “distrarre” o “dissipare” beni immobili e compendi aziendali di rilevante pregio facenti parte del patrimonio delle 2 imprese, il cui valore economico è stato stimato in 93 milioni di euro.

I Fusillo non hanno fatto tutto da soli: le operazioni, secondo la procura, hanno coinvolto “compiacenti imprenditori e professionisti” e si sono realizzate “con il determinante concorso degli ex vertici della Banca Popolare di Bari”. Ai due Iacobini e a Nicola Loperfido si contesta quindi la reiterata concessione di linee di credito, finanziamenti e sconfinamenti di conto corrente in favore delle società facenti parte del gruppo Fimnco/Maiora, “pur nella consapevolezza del loro stato di dissesto finanziario e della loro incapacità di adempiere alle obbligazioni assunte”; l'aver agevolato ed incentivato la distrazione di importanti asset dal patrimonio del gruppo di Noci verso società terze, concedendo a queste ultime i finanziamenti necessari al perfezionamento delle relative compravendite.

“Sulla gestione della posizione finanziaria del gruppo Fusillo - recita l’ordinanza della procura - si sono consumate le peggiori nefandezze dell'istituto di credito”. Negli atti si parla di un “ruolo di primo piano” assunto dalla Popolare di Bari come “ideatrice delle iniziative”, mettendo “a disposizione delle società veicolo la leva finanziaria per acquisire i cespiti oggetto di alienazione da parte delle società del gruppo Fusillo, con mutui fondiari grazie ai quali si assicurava l'iscrizione di ipoteca in proprio favore”.

A Giacomo Fusillo e Vincenzo Elia Giacovelli i magistrati inquirenti - il procuratore facente funzione, Roberto Rossi, ed il sostituto Lanfranco Marazia - hanno altresì contestato i reati di autoriciclaggio e, per il primo, anche il reato di riciclaggio. In altri termini sarebbe stato accertato che, in almeno due circostanze,i beni distratti dalla massa fallimentare, per lo più compendi aziendali, sono stati trasferiti a soggetti giuridici appositamente costituiti dagli stessi indagati al fine di preservarli da possibili aggressioni dei creditori, ovvero in favore di società terze allo scopo di monetizzarne il relativo valore.

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