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Crac Popolare Vicenza: condanna a 6 anni e 6 mesi a Gianni Zonin

Nei confronti di Zonin l'accusa aveva chiesto una condanna a 10 anni di reclusione

2' di lettura

Il Tribunale di Vicenza ha condannato a 6 anni e 6 mesi l'ex presidente della Banca popolare di Vicenza, Gianni Zonin, nel processo di primo grado per le irregolarità legate alla gestione dell'istituto, poi dichiarato fallito.
La sentenza è stata letta intorno alle ore 16.00, al termine della camera di consiglio che era iniziata alle 14.00 di ieri 18 marzo.
Nei confronti di Zonin l'accusa aveva chiesto una condanna a 10 anni di reclusione.

Per quanto riguarda gli altri imputati, l'ex vicedirettore generale Emanuele Giustini è stato condannato a 6 anni e 3 mesi, gli altri ex vice dg Paolo Marin e Andrea Piazzetta a 6 anni. Assolti l'ex consigliere Giuseppe Zigliotto e l'ex dirigente Massimiliano Pellegrini, perché il fatto non costituisce reato. I reati contestati agli imputati erano di falso in prospetto, ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio. I pm Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi avevano chiesto una condanna di 8 anni e 6 mesi per Giustini, 8 anni e due mesi per Marin, Piazzetta e Zigliotto, e per Pellegrini 8 anni.

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Dopo due anni dell'inizio del processo, e 115 udienze, si conclude così l'iter giudiziario per l'ex presidente dell'Istituto Gianni Zonin, l'ex consigliere Giuseppe Zigliotto e altri quattro ex manager della BPVi, imputati di aggiotaggio, ostacolo agli organismi di vigilanza e falso in prospetto. Ottomila le parti civili. I pm di Vicenza Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi hanno anche avviato un secondo procedimento, ancora in fase preliminare, con l'ipotesi di reato di bancarotta, che coinvolgerebbe società e intermediari.

I finanziamenti «baciati»

Ma andiamo con ordine.È stato accertato il sistema del cosiddetti prestiti «baciati». Si tratta della concessione di finanziamenti in favore di terzi soggetti «finalizzati - si legge nell'incartamento processuale - all'acquisto (nel mercato secondario) ed alla sottoscrizione (in occasione delle operazioni di aumento di capitale 2013 e 2014) di azioni BpVi, per un controvalore complessivo di circa 963 milioni di euro».Operazioni, secondo le verifiche investigative, «caratterizzate dall'impegno assunto per conto della Banca di riacquisto dei titoli medesimo entro un termine prestabilito» per un controvalore di 160 milioni.

La macchina comunicativa

A questo si aggiunga il «sistema» di «false notizie» diffuse attraverso comunicati stampa e comunicazioni al pubblico. Un meccanismo per celare la reale entità del patrimonio (nei bilanci di esercizio 2012, 2013 e 2014), enfatizzando aspetti come la concessione dei finanziamenti che in realtà stavano incrinando l'assetto dell'Istituto. Non solo: in modo «consapevole» era stata ostacolata la vigilanza della Banca d’Italia.

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