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Crack bancari, dalla Ue primo «sì» ai rimborsi ai risparmiatori

di Beda Romano

Banche, Di Maio: truffati vanno risarciti, siamo tutti d'accordo


4' di lettura

È un primo giudizio positivo quello che la Commissione europea ha voluto dare allo schema di rimborso a favore degli investitori indotti con il raggiro da alcune banche ad acquistare prodotti finanziari particolarmente pericolosi. In una intervista a un gruppo di giornali europei tra cui Il Sole 24 Ore, la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager ha dato un benestare di massima al recente decreto approvato dal governo Conte. Più guardinga è stata invece sulla scelta del governo Conte di abolire la scadenza al prestito concesso ad Alitalia.

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«Non abbiamo tutti i dettagli del decreto bancario – ha detto la signora Vestager –. Posso dire che abbiamo lavorato bene con il governo sulla scelta di avere un approccio duale. Da un lato, un rimborso per raggiro che sia automatico nel rispetto di condizioni che riguardano il reddito e il patrimonio della persona. Dall’altro, un rimborso caso per caso, con un tetto all’ammontare rimborsabile. Spetta alle autorità italiane verificare che il rimborso vada a persone effettivamente vittime di raggiro».

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Per settimane, Roma e Bruxelles sono rimaste in contatto per trovare un compromesso su uno schema particolarmente complesso. Da un lato il governo Conte voleva venire incontro a una parte del suo elettorato, rimborsando investitori che avevano acquistato dal proprio istituto di credito strumenti finanziari particolarmente pericolosi. Dall'altro, la Commissione voleva evitare surrettizi aiuti di Stato che avrebbero messo a repentaglio la libera concorrenza nel mercato unico.

La commissaria ha quindi espresso un giudizio relativamente positivo sullo schema bancario messo a punto dal Tesoro e approvato questa settimana dal Consiglio dei ministri (si veda Il Sole 24 Ore del 24 aprile). «Sono a favore di compensare persone vittime di raggiro, anche se sarebbe molto meglio utilizzare il denaro delle banche, non dei contribuenti. Se la banca non ha il denaro o è stata chiusa, è legittimo che intervenga lo Stato». In questo contesto, la Commissione si è limitata a dare suggerimenti, sulla base di diversi precedenti.

Già il governo Gentiloni aveva deciso di rimborsare piccoli investitori vittime di frode o di raggiro da parte delle loro istituzioni creditizie, dopo un lungo negoziato con le autorità comunitarie. Sulla scia della crisi finanziaria di inizio decennio, situazioni simili sono state risolte in Spagna con decisioni di dedicate corti di arbitrato, che considerarono legittimi rimborsi per il 10-15% del totale delle perdite (si veda Il Sole 24 Ore del 12 dicembre 2015).

Entro fine maggio, la Commissione europea deve decidere se fare ricorso contro la sentenza di primo grado della magistratura comunitaria di annullare la decisione che Bruxelles prese nel dicembre 2015, ritenendo illegittimo aiuto di Stato l'uso del Fondo interbancario di tutela dei depositi bancari nel salvataggio dell'istituto di credito Tercas (si veda Il Sole 24 Ore del 20 e del 21 marzo). «Stiamo ancora facendo le nostre valutazioni», ha detto la signora Vestager.

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Più prudente è certamente la reazione della commissaria alla scelta del governo di cancellare la data di rimborso (30 giugno) del prestito pubblico da 900 milioni di euro concesso ad Alitalia. Nel 2018, l’esecutivo comunitario ha aperto una indagine per capire se la linea di credito nasconda aiuto di Stato. Proprio la temporaneità del prestito è uno dei fattori che serve a valutare se siamo in presenza o meno di un illegittimo aiuto di Stato.

«Non abbiamo ancora terminato di analizzare il prestito concesso ad Alitalia – ha spiegato la commissaria durante l'intervista qui a Bruxelles –. Ho visto la decisione del governo italiano. Questa non influenzerà l'analisi se si tratta di aiuto di Stato o meno. Da questo punto di vista, la decisione ha un effetto neutrale. Se dovesse trattarsi di aiuto di Stato, ebbene questo sarà stato più lungo. Come detto, tuttavia, non abbiamo ancora terminato la nostra analisi».

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Se la Commissione rimane guardinga è perché in sé la cancellazione della durata del prestito non è dirimente. È chiaro che il segnale è negativo e che qui a Bruxelles ha provocato una alzata di sopracciglia. Nel frattempo, però, l’esecutivo comunitario sta aspettando un piano di ristrutturazione che il governo Conte ha promesso entro breve. Solo a quel punto la linea di credito potrà essere pienamente valutata, anche alla luce di una eventuale discontinuità tra vecchia e nuova società. La natura stessa del prestito potrebbe essere ridefinita in quanto strumento utile a una ristrutturazione dell’azienda.

Secondo alcuni osservatori, non è una coincidenza se l’Italia in questo momento è oggetto di numerosi casi di concorrenza. Il Paese è quello che cresce meno nella zona euro, per via anche di un difficile adattamento alla moneta unica. In crisi economica, il Paese tenderebbe secondo alcune analisi a flirtare con il protezionismo economico e con l'iniziativa statale, costretto quindi a trovare compromessi con le autorità comunitarie su diversi fronti.

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