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Creare innovazione: quattro consigli pratici per avere un contesto favorevole

Le aziende devono mettere insieme elementi differenti e spingere le persone a cercare equilibri tra aspetti considerati lontani o addirittura contrari

di Giovanna Prina *


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(AFP)

2' di lettura

L’innovazione ha più probabilità di venire alla luce in periodi di crisi o in periodi tranquilli? Si innova di più per caso o attraverso processi strutturati? Gli innovatori sono più frequentemente menti scientifiche o menti con approcci umanistici? Difficile rispondere a queste domande, sempre più spesso poste nei numerosi convegni dedicati all’innovazione, e che segnalano la voglia e la necessità di recuperare una regola o una direzione certa e definita da offrire a chi vuole produrre innovazione. Cercare una sola ricetta per l'innovazione è però quasi un controsenso.

L’innovazione è il risultato di un processo complesso e articolato, dove punti di vista e conoscenze diverse si sono aggregate in modo nuovo, probabilmente attraverso modalità e percorsi inaspettati. Chi vuole creare innovazione, respirare e far respirare all’interno della propria azienda la capacità di fare innovazione non deve quindi mettersi alla ricerca di una regola definita e stabile da seguire. Deve piuttosto esercitarsi nel mettere insieme elementi differenti e spingere le proprie persone a cercare equilibri tra aspetti considerati lontani o a volte addirittura contrari.

Per creare un contesto favorevole all’innovazione non ha senso affidarsi ad una “ricetta”, ma può essere invece utile avere chiara in mente una linea guida: procedere lungo la strada dell’integrazione e abbandonare quella della contrapposizione. Con questo approccio le domande iniziali si dissolvono e possono trasformarsi in suggerimenti per favorire la creazione di un contesto e di una cultura capace di realizzare innovazione:

1) Aiutare l’integrazione, il dialogo e le occasioni di lavoro tra figure del mondo STEM e figure con competenze umanistiche. Leonardo da Vinci insegna.
2) Far coesistere atteggiamenti di spinta e urgenza verso il risultato e comportamenti di tolleranza dell’errore e di sperimentazione. Questo significa dedicare all’innovazione investimenti e tempi che tengono in conto l’accettazione del fallimento e lo sviluppo di capacità di resilienza.
3) Mettere insieme il più possibile generi e età differenti, per favorire l’unione tra approcci diversi e lo scambio di energie e visioni tra chi ha (giovane o vecchio che sia) l’ingenuità della scoperta e chi ha (giovane o vecchio che sia) il fardello della competenza e dell’esperienza.
4) Allargare e distribuire le informazioni e le conoscenze il più possibile, senza mettere sezioni, comparti o funzioni a dividere il sapere. La specializzazione è un valore per l’innovazione, ma il sapere diffuso è ciò che permette di identificare possibilità differenti e sviluppo, secondo il principio «se so, anche solo in parte, come funziona, posso anche a pensare come potrebbe funzionare meglio».

E un ulteriore punto, che non è proprio del mondo aziendale, ma che ad esso è collegato: integrare, coinvolgere, avvicinare, sensibilizzare i professori e insegnanti il più possibile. Ascoltarli rispetto alle loro esigenze e difficoltà nel creare un terreno fertile per l’innovazione nelle loro realtà, e farsi ascoltare, per aiutarli a riconoscere i bisogni di innovazione delle aziende e della società. Per fare in modo che sappiano stimolare nei nostri ragazzi quella fiducia e quella spinta nelle loro capacità di innovazione (e integrazione) di cui abbiamo tutti bisogno.

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