ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’intervento

«Created in Italy», premio nazionale delle arti: alta formazione artistica come valore

A Lecce dal 18 novembre al 16 dicembre, alla presenza del nuovo ministro del Mur, Anna Maria Bernini

di Antonio Bisaccia*

(Cornelio - stock.adobe.com)

5' di lettura

Tema del Premio Nazionale delle Arti, (sezione arti visive, digitali e scenografiche e restauro, con una sezione speciale dedicata al rapporto tra Arte e Legalità) che quest'anno si terrà a Lecce dal 18 novembre al 16 dicembre, alla presenza del nuovo ministro del Mur Anna Maria Bernini, è Created in Italy, che coniuga in modo esemplare quello snodo teorico in grado di celebrare la creazione come violazione della regola. Diceva Picasso: “Impara le regole come un professionista, per poi romperle come un artista”.

L'acronimo italiano

Afam è un acronimo non più anonimo e rappresenta la punta di diamante delle potenzialità che attraversano – lato didattica, ricerca e terza missione – le istituzioni dell'Alta formazione artistica, musicale, coreutica, del design, del restauro, del cinema, del teatro e della danza. Come non definirli immensi giacimenti naturali del talento e del Made in Italy! Si potrebbe cominciare così, parafrasando Blaise Pascal: il talento ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Del resto il binomio cuore-talento è una condizione inscindibile, così come è inscindibile la molecola d'acqua senza che essa perda lo statuto dell'acqua. E le Afam sono il serbatoio più potente del Made in Italy. Sono luoghi che fanno della creatività un'arma di condivisione di massa delle specialità di un Paese. Le opere d'arte sono sempre ospitate in qualcosa di materico, che è in grado di registrare - su un grafico dell'emozione - quelle oscillazioni che militano per il viaggio nella quintessenza di un brand. La semplice parola Italia è la brand identity della storia artistica e musicale della Nazione. Senza necessità di aggiungere altro. Created in Italy è quindi una sorta di alter ego, in chiave prettamente artistica, del più titolato Made in Italy. Nel senso che mentre l'espressione Made in Italy richiama l'idea dell'alta manifattura italiana con tutto il suo portato di creatività diffusa, il Created in Italy pone l'accento sulla declinazione più strettamente legata al concetto di opera d'arte. Quindi creatività al servizio dell'innovazione dei linguaggi artistici. Certo, questa differenza è solo speculativa e dedita all'osservazione filosofica dei processi di produzione artistica, ma ci serve come traccia di superficie per individuare il comune denominatore del tema dell'identità artistica della nostra nazione. Tema che è connaturato all'alea della passione, intesa come gradiente universale di qualsiasi atto creativo. Se l'etimologia ha ragione, creare ha a che vedere col fare e dunque l'artista o il creatore è colui che fa dal nulla. Ma nulla è una congettura, cioè qualcosa (da cui partire).

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Ri-creare: la mission possibile

Il pensiero di Picasso di cui sopra fa il paio con un'altra riflessione del grande Proust, quando affermava che solo l'avvento di un artista originale era in grado di generare nuovamente il mondo. Ri-creare il mondo è allora una delle missioni che un artista deve mettere in campo per lasciare una traccia indelebile. Traccia di civiltà in grado di concepire sul già concepito, con l'obiettivo di costruire tramandi, creare connessioni e dipanare la storia come approdo da cui riprendere il viaggio della conoscenza: dove alto e basso si danno il cambio per mettere al mondo quelle fratture nodali, quegli inciampi molecolari o quelle crasi che sono la vera avventura della bellezza che ogni uomo incontra sulla terra.Il Created in Italy, in questo senso, diventa l'ossatura del talento, il suo core business, la sua anima più consona a coniugare creatività e ricerca nell'alveo delle Accademie di Belle Arti, dei Conservatori, degli Isia, dell'Accademia nazionale d'arte drammatica o dell'Accademia nazionale di danza: luoghi in cui la tradizione è continuamente rielaborata dall'uso di antiche e nuove tecnologie, senza i tradimenti (sempre in agguato) dei tecnofeticismi e con tutta l'arte di sapere confrontarsi con un passato riconosciuto in tutto il mondo. Per continuare però ad avere un passato anche fra duecento anni, è necessario investire nel presente della formazione artistica superiore: con tutto il coraggio che deve indossare fattivamente (made) e creativamente (created) chi guida questo Paese, questa nazione. Con la certezza, ormai ampiamente qualificata e quantificata, che l'arte – insieme alle cosiddette attività Creative Driven – contribuisce non solo a definire l'identità di una nazione, ma anche a determinarne il Pil.

Timbro distintivo

La formazione artistica non solo serve al Paese, ma è essenziale.Il fatto è che il timbro distintivo della nostra nazione trasuda di arte e musica, di design, teatro, cinema e danza. Non è un caso che le istituzioni Afam tengano alta la barra delle iscrizioni di studenti stranieri, con una capacità attrattiva che è più forte di quella delle istituzioni di formazione superiore di ben 7 volte. Il Paese di Michelangelo e del bel canto non può arretrare di un millimetro rispetto alla formazione artistica. La famosa espressione “Made in Italy”, che è un bel mantra inter-generazionale e trasversale ai linguaggi artistici, necessita della formazione del talento e dell'accudimento del talento. E questo serve per sfuggire alla (sola) museificazione (pur necessaria) dei beni artisti e culturali che sono sotto tutela. La nostra enorme “enciclopedia” dei costrutti artistici e monumentali ha necessità di un passaggio del testimone: tutelare il passato investendo nel futuro e nelle nuove generazioni di artisti e musicisti. Un futuro che non sia solo una vuota espressione vagamente intenzionale ma un presente imminente che ha l'esigenza di mostrarsi senza ambiguità. È necessario un investimento congruo sulla formazione in generale e un investimento “illuminato” sulla formazione artistica e musicale. Capace, questa, di ri-scrivere il sentimento contemporaneo che attraversa il nostro Paese, con tutte le sue contraddizioni e le sue possibilità di crescita. Se vogliamo punti di PIL a matrice culturale dobbiamo curare la formazione. In questa prospettiva, il talento è anche (e soprattutto) un progetto di economia del sapere e del saper fare.

Diffusività della cultura

Il cosiddetto soft power della cultura ha caratteristiche per continuare ad esercitare il fascino che ha stregato il mondo per secoli. Il blasonato Made in Italy ha necessità di riprendersi i suoi spazi dentro una geografia che sia davvero identitaria. Se il nuovo Governo non guiderà e non svilupperà questi processi, si continuerà a lavorare in un enorme spazio museificato, vetrificato e mummiofilo, dove il talento dei giovani artisti, musicisti, registi e designer rischia di non essere valorizzato come dovrebbe. Il ché vorrebbe dire una sola cosa: sgretolamento progressivo di quell'identità culturale che tutto il mondo c'invidia. Ciò che serve è un cambio di passo veloce che rimetta al primo posto la questione dell'identità artistica come una sorta di feedback aptico, in grado di ampliare tutta la gamma di attività (anche produttive) nel rapporto tra la manipolazione della materia (sia essa colore o suono, etc.) e l'universo simbolico. Questa organizzazione di percezioni ostensive, materiali e immateriali, si chiama – appunto – Made in Italy.
E l'Afam, come “università” che produce bellezza e valore, deve avere strumenti che le consentano di moltiplicare (anche per il futuro) quella capacità di persistenza seduttiva che l'Italia possiede come elemento naturale.In fondo, la cosiddetta “terza missione”, in senso lato, coincide forse con la prima condizione naturale delle Afam, poiché il «(…) contesto socio-economico, esercitato mediante la valorizzazione e il trasferimento delle conoscenze» è la condizione sine qua non di ogni espressione artistica e musicale che ha come obiettivo un totale e immenso riverbero nella società reale delle emozioni e delle loro economie. Ecco perché l'Afam merita un'attenzione mirata e interventi non placebo per risolvere i suoi problemi epocali, essendo un vero e proprio asset ad alto potenziale – in carne e ossa – del Made in Italy e del Created in Italy. Ad litteram.

*Presidente del Consiglio nazionale per l'Alta formazione artistica e musicale (Cnam)

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