Club nel mondo

Creatività e glamour, dopo San Lorenzo Soho House apre a Brera

130mila soci

di Nicoletta Picchio

La Soho House di San Lorenzo a Roma

3' di lettura

L’Italia: «per me è veramente speciale. Molti dei nostri membri, a livello internazionale, la amano». Parte da questo amore la scelta di Nick Jones di aggiungere alle Soho House di tutto il mondo, ormai una trentina, anche il nostro Bel Paese. Debutto, Roma: tre mesi fa ha aperto le porte Soho House nella Capitale, in un edificio nel quartiere San Lorenzo. A breve seguirà Milano, in via Brera: «apriremo presto, stiamo definendo i dettagli, offriremo qualcosa di veramente speciale ai nostri soci».

E non si fermerà a quota due: «ci piacerebbe avere altre Soho House in Italia – annuncia per la prima volta - in Toscana o nella Costiera amalfitana». La crescita continua è nelle corde di Jones, che dalla prima Soho House fondata nel 1995 a Londra, ora è al vertice, come ceo e azionista principale, di una rete di club presente nelle città e località più glamour del mondo, con un numero di soci arrivato a 130mila. Celebrities, ma non solo: ciò che Jones cerca è l'originalità e la creatività come comuni denominatori dei soci.

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È stato questo il motivo che ha fatto ricadere la scelta su San Lorenzo come zona dove aprire il club nella Capitale, piena di studi di artisti. Una scommessa sulla zona e sulla Capitale, prima ancora di Milano: «abbiamo trovato un edificio adatto, con grandi spazi e un incredibile roof top, con piscina e ristorante. E l’abbiamo realizzato nei tempi stabiliti, solo con qualche ritardo legato al Covid. Abbiamo molta fiducia in Roma, penso che possa aggiungere molto ai nostri soci nel mondo».

Il fondatore Nick Jones

Inoltre, aggiunge Jones, «c'è molto fermento ora nella città, stanno aprendo molti nuovi posti stimolanti, ho incontrato molti membri che fanno attività interessanti e creative». Creatività è la parola chiave: «non bisogna lavorare necessariamente in questo settore, ma ciò che cerchiamo nei nostri soci è il saper essere creativi qualsiasi cosa facciano. Ci sono persone creative in qualsiasi lavoro».

Anche Soho House, quindi, è un tassello di una ritrovata capacità di Roma di attrarre investimenti e di riportare nella Capitale protagonisti internazionali. Ristorante, bar, una terrazza con piscina che domina la città, alle pareti dell’edificio opere d’arte di artisti italiani e internazionali, spazi per lavorare e dialogare, guardare un film. «Tutto questo si può fare all’interno delle Soho House, sotto le stesso tetto, per una quota associativa ragionevole», spiega Jones. E anche soggiornare: a Roma ci sono disponibili 40 camere, più 20 appartamenti per chi ha bisogno di restare più a lungo.

«Gli appartamenti per lunghi soggiorni ci sono stati sollecitati dai nostri soci, ci stavano chiedendo di avere una casa anche quando sono lontani dalla propria». Ora questa esigenza è stata soddisfatta: «è un processo di apprendimento, quando aggiungiamo ai club qualcosa di nuovo sono molto contento del risultato».

Nel processo di crescita Jones ha deciso la quotazione, a New York. È riuscito a raccogliere 420 milioni di dollari con l'Ipo, secondo Bloomberg la capitalizzazione di mercato è di 2,8 miliardi di dollari: perché la quotazione e qual è la strategia? «questa scelta ci ha permesso di finanziare meglio Soho House e le altre attività all'interno di Membership Collective Group», spiega Jones, che è al vertice anche di MCG, la società cui fanno capo Soho House e altri brand come Scorpios Beach club a Mykonos, Soho Home, Soho Works, The Ned a Londra. «Ma la quotazione non ha cambiato e non cambierà i valori di Soho House: la cosa più importante per noi è migliorare le membership, stiamo aggiungendo nuove case e continuiamo a sviluppare la Soho App per integrare l'esperienza fisica e digitale e offrirla ai nostri soci».

Londra, Parigi, Tel Aviv, Texas, Caraibi: tutti i posti scelti con cura e selezionati. «Ogni casa ha un sapore molto locale, legato ai membri dei singoli posti, il nostro team prende ispirazione dall’edificio, dal quartiere. Offriamo un sapore autentico insieme ad un appeal globale. Visito le case, parlo con i soci, e posso contare su un team eccellente, che comprende ciò che vogliamo realizzare per i nostri membri. Non potrei fare a meno di loro». Un team che spesso parla italiano, come Cecconi's, a Miami, gestito da italiani, una delle house più note.

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