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Creazione di valore, il Covid non ha intaccato la leadership di Milano

Allarme di Andrea Prete (Unioncamere) sul Mezzogiorno

di Vincenzo Chierchia

(Arcansél - stock.adobe.com)

I punti chiave

  • Lo scenario
  • Il Mezzogiorno
  • Il Pnrr

3' di lettura

Tutte le province italiane hanno perso nel 2020 valore aggiunto con la pandemia rispetto al 2019 ma se la media del calo è del 7,1% ci sono state riduzioni del 13,1% a Brindisi e dell’1,7% a Enna. Milano perde il 5,6% e resta al top per valore aggiunto pro capite con 47.495 euro e una media del 189,5 fatta 100 la media nazionale, come si legge in uno studio realizzato dall’Istituto Tagliacarne di Unioncamere che sottolinea come la pandemia abbia frenato soprattutto le province del Nord (-7,4% in media) rispetto al Sud (-6,4%) . Il Centro è arretrato del 7,3%.

A Roma e Milano si produce il 19,7% dell’intera ricchezza del Paese (+2 punti percentuali rispetto al 2000) mentre le prime 20 province concentrano il 55,4% di tutta la ricchezza prodotta. Le economie territoriali a più alta presenza di imprese con meno di 50 addetti, che sono la dorsale del nostro sistema Paese, hanno registrato le perdite più consistenti di reddito prodotto, -7,5% fra il 2019 e il 2020. In particolare in quest'ambito fanno registrare perdite più significative di valore aggiunto: Pistoia (-9,0%), Prato (-9,5%), Fermo (-7,3%), Barletta-Andria-Trani (-10,6%) e Sud Sardegna (-9,5%).

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«L’effetto Covid non ha risparmiato nessuna provincia italiana, - spiega il presidente di Unioncamere, Andrea Prete - ma senza la tenacia delle nostre imprese unita ai provvedimenti del governo le perdite del valore aggiunto che abbiamo registrato sarebbero state ben più importanti. Preoccupa, in particolare, aggiunge, il Mezzogiorno dove la crisi pandemica, seppure abbia riportato perdite meno rilevanti, si è insediata in un’area già fortemente provata socialmente ed economicamente tanto in termini di reddito pro-capite che di diffusione di situazioni di povertà. Per questo è importante mettere a terra le iniziative previste dal PNRR e in questo le Camere di commercio con la loro rete radicata nei territori possono essere uno strumento eccezionale».

Dal punto di vista settoriale, invece, ad essere penalizzate maggiormente sono state le aree manifatturiere (-7,9%). Sono soprattutto quelle a più intensa vocazione nel tessile e abbigliamento (-8,1%) e nella cultura (-7,9% al netto di Roma e Milano) ad essere state colpite.
Le 16 province nelle quali l'incidenza del tessile abbigliamento è superiore alla media nazionale hanno chiuso tutte quante con un bilancio peggiore della media nazionale (-9,4% contro il -7,1% medio nazionale) con quattro di queste che hanno registrato perdite in doppia cifra: Rovigo (-11,7%), Macerata (-12,5%), Ascoli Piceno (-11,9%) e Barletta-Andria-Trani (-10,6%).
Sul fronte cultura al netto di Roma e Milano, che costituiscono i due principali poli della cultura italiana, le altre 9 province/città metropolitane che hanno un'incidenza del sistema culturale e creativo superiore alla media nazionale hanno perso il -7,9% (contro un calo del -6,1% delle due principali città metropolitane). Si tratta di Torino (-7,4%), Padova (-8,1%), Trieste (-8,3%), Bologna (-6,5%), Ancona (-6,6%), Firenze (-9,8%), Pisa (-9,0%), Arezzo (-8,9%), Siena (-9,3%).

L'economia blu e verde si sono rilevate armi importanti in diversi territori per limitare i danni della pandemia sulla ricchezza prodotta. Sei province su dieci con la quota maggiore di imprese che hanno fatto investimenti green nel periodo 2016-2020 hanno retto meglio della media nazionale: Novara (-7,1%), Imperia (-6,9%), Varese (-6,0%), Ravenna (-7,0%), Salerno (-3,5%), Campobasso (-7,2%), Isernia (-3,3%) contro il - 7,1% del valore aggiunto nazionale. Mentre le 48 province in cui il peso dell'economia del mare è più elevato fanno registrare cali del -6,6% contro la media nazionale del 7,1% con Livorno (-4,1%), Savona (-5,7%) e Imperia (-6,9%) che sono le province che maggiormente hanno saputo capitalizzare l'elevato peso che il mare ha nel caratterizzare le loro economie.

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