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Credimi, l’algoritmo valuta (ma non approva) il prestito digitale

di Vito Lops

2' di lettura

In Italia si sta espandendo la finanza non bancaria. La tecnologia offre l’opportunità alle imprese di accedere a forme di finanziamento digitali. In questo segmento si inserisce il business del finanziamento del capitale circolante, attraverso l’anticipo delle fatture, in cui opera da un anno Credimi. Secondo il fondatore e ceo, Ignazio Rocco di Torrepadula, la crescita in Italia è più alta rispetto all’Europa, in particolare in Inghilterra, il Paese che resta in assoluto leader del comparto del digital lending.

«L’Italia è partita in ritardo ma sta crescendo più di tutti. Dal 2015 al 2107 ci sono circa 350 milioni di finanziamenti effettuati con fatture digitali mentre in Inghilterra, dove il giro d’affari è ben più ampio, nei primi tre anni questo numero era poco più di 100 milioni. Abbiamo chiuso il nostro primo anno con 80 milioni di euro di finanziamenti erogati a fronte di oltre 5.000 crediti commerciali anticipati.

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Come funziona il business?

Il nostro focus è rendere liquido il capitale circolante con tempi e costi contenuti. Anticipiamo alle aziende il credito relativo a fatture emesse con una scadenza fino a 12 mesi. Il tutto avviene online. All’azienda basta fare l’upload della fattura di cui chiede l’incasso in anticipo e in 48 ore riceve una risposta. Se va tutto bene in 3-4 giorni la società riceve il bonifico della prima fattura. Mentre per le fatture successive della stessa azienda bastano poche ore per incassare il bonifico.

Con quali strumenti valutate i rischi?

Un algoritmo analizza una massa di dati enorme, 2mila variabili, che scarica da fonti multiple. Sulla base di queste informazioni la “macchina” presenta una prima decisione al nostro professionista su rating e rischi. Ed è lui a prendere la decisione finale. In media meno della metà delle domande viene approvata. Nonostante la forte crescita le perdite sono limitate allo 0,4%.

A quali aziende vi rivolgete?

Quelle con un fatturato di almeno 500mila euro, un bacino di 200-300 mila realtà in Italia.

Quanto costa il servizio?

Il cliente tipicamente paga il 5-6%. Su questa soglia noi tratteniamo un 15-20%. La parte restante va a dei fondi di gestione del risparmio a cui cediamo i finanziamenti. Per loro è un investimento a tutto tondo, in finanziamenti alle imprese. Una fattura a 90 giorni costa l’1% in termini di tasso di sconto anticipato.

A cosa è dovuta la crescita esponenziale in Italia?

Il primo motivo riguarda la lentezza dei pagamenti in Italia dove per incassare una fattura occorrono in media 85 giorni. In Europa solo la Grecia fa peggio (86 giorni) e nel mondo la Cina (89). Questa lentezza immobilizza il capitale circolante, un macigno che oggi pesa sui bilanci delle aziende per 500 miliardi, frenando innovazione e crescita. Il secondo motivo è legato al bisogno di velocità di credito che le aziende hanno per cogliere le opportunità di affari. Attraverso il nostro business, l’invoice financing, possono farlo».

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