i conti del trimestre

Credit Suisse corre con il trading, i profitti balzano dell’8%

di Lino Terlizzi


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(REUTERS)

2' di lettura

LUGANO – Credit Suisse ha chiuso bene il primo trimestre 2019 e sull’onda dei risultati resi noti questa mattina il suo titolo guadagna terreno alla Borsa di Zurigo. A metà giornata l'azione Credit Suisse è in progresso del 2,6%, con l'indice elvetico delle blue chip, lo Smi, in crescita dello 0,6%.

Tra gennaio e marzo di quest'anno il Credit Suisse, seconda banca svizzera per dimensioni alle spalle di Ubs, ha registrato un utile netto di 749 milioni di franchi (657 milioni di euro al cambio attuale), con un incremento dell'8% rispetto allo stesso periodo del 2018. La cifra è superiore alle aspettative prevalenti alla vigilia tra gli analisti, che ruotavano attorno ai 670-680 milioni di franchi.

I ricavi operativi dell'istituto rossocrociato sono stati pari a 5,39 miliardi di franchi, in flessione del 4%, L'utile al lordo delle imposte è stato di 1,06 miliardi di franchi, in aumento dell'1%. Tutti i rami del gruppo bancario zurighese hanno realizzato risultati positivi, ad eccezione della divisione Investment Banking & Capital Markets. La gestione di patrimoni (Wealth Management), che è il business centrale dell'istituto elvetico, ha proseguito nella sua crescita; l'unità Trading ha invertito la rotta precedente di discesa, fatto quest'ultimo che pure ha attirato l'attenzione di analisti e operatori.

«Durante questi difficili tre mesi, i primi dopo la fine della nostra ristrutturazione triennale, abbiamo raggiunto il nostro quinto trimestre consecutivo di risultati positivi», ha sottolineato Tidjane Thiam, chief executive officer di Credit Suisse. Per il resto dell'anno, il vertice dell'istituto elvetico è a questo punto cautamente ottimista. «Mentre rimangono preoccupazioni di carattere geopolitico e macroeconomico, crediamo che l'impatto di queste abbia cominciato a diminuire, con un ritorno della fiducia dei clienti», ha aggiunto il ceo franco-ivoriano di Credit Suisse. Il gruppo è tornato all'utile annuale nel 2018, dopo tre anni di perdite determinate in larga misura dagli oneri legati alla ristrutturazione delle attività, che ha comportato anche snellimento delle strutture e riduzione dei rischi in particolare nell'Investment Banking, oltre che da maxi multe subite in controversie fiscali e legali, soprattutto negli Stati Uniti.

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