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Credit Suisse, lo scandalo Archegos pesa sui conti del semestre

Il colosso svizzero torna all’utile dopo il rosso del primo trimestre, ma il peso della crisi del family office americano si fa ancora sentire

di Lino Terlizzi

(REUTERS)

2' di lettura

Credit Suisse, secondo gruppo bancario elvetico alle spalle di Ubs, è tornato in nero nel secondo trimestre di quest'anno, dopo il rosso del primo trimestre. Ma il profitto netto ottenuto è di dimensioni ridotte, il peso della vicenda della crisi del fondo-family office americano Archegos si fa infatti ancora sentire.

I numeri

L'utile netto di aprile-giugno è di 253 milioni di franchi (235 milioni di euro al cambio attuale), in calo del 78% rispetto agli 1,16 miliardi di franchi dello stesso periodo del 2020. Avendo registrato nel primo trimestre una perdita netta di 252 milioni, Credit Suisse archivia quindi per l'intero primo semestre 2021 un utile netto limitato a 1 milione di franchi, contro i 2,47 miliardi di un anno prima.

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Nel secondo trimestre 2021 il risultato ante imposte si è contratto su base annua del 48%, a 813 milioni. Sui conti trimestrali hanno pesato altri 594 milioni di oneri legati ad Archegos, che si aggiungono ai 4,4 miliardi che il gruppo bancario svizzero aveva già subito nei primi mesi dell'anno.

La caduta del fondo-family office Usa è arrivata dopo le difficoltà che Credit Suisse aveva già avuto a causa del coinvolgimento, insieme ad altre banche, nella crisi della società anglo-australiana Greensill.

Nonostante il buon andamento dei mercati finanziari, il secondo trimestre si è chiuso per Credit Suisse con proventi in calo del 18% su base annua, a 5,1 miliardi di franchi. C'è stato anche un leggero deflusso netto di capitali, pari a 4,7 miliardi di franchi; grazie però appunto all'andamento positivo dei mercati, nel complesso i patrimoni gestiti dal gruppo elvetico sono aumentati a 1632 miliardi di franchi a fine giugno, contro i 1596 miliardi di fine marzo.

Gli scandali

Il caso Archegos dovrebbe esser ora chiuso per la banca, almeno dal profilo finanziario; Credit Suisse ha indicato di aver liquidato tutte le posizioni rimanenti all'inizio di giugno. Secondo il gruppo, nella vicenda non ci sono state al suo interno attività fraudolente; ci sono state chiare inefficienze nella gestione dei rischi e per questo Credit Suisse nei confronti di 23 dipendenti ha deciso licenziamenti oppure penalità monetarie, per un totale di circa 70 milioni di dollari, attraverso la cancellazione di bonus e la restituzione di compensi.

La nuova strategia

Il ceo Thomas Gottstein e il nuovo presidente del cda Antonio Horta-Osorio hanno affermato di volere un approccio al rischio più conservativo e nei prossimi mesi il gruppo svilupperà una nuova visione di lungo termine, che nelle intenzioni farà da bussola per i prossimi anni. Una parte degli analisti si aspettava un utile trimestrale meno basso, il titolo Credit Suisse a Zurigo ha chiuso la seduta a 9,11 franchi, in ribasso dell'1,9%. A gennaio l'azione era attorno ai 12 franchi, il minimo dell'anno è stato toccato a 8,72 franchi.

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