Inchiesta

Crediti fiscali in frode, sequestrati 110 milioni destinati al sostegno delle imprese

L’accertamento trae origine da un’analisi di rischio sviluppata dall'agenzia delle Entrate sulla spettanza dei bonus previsti dai Decreti Rilancio e Cura Italia

di Ivan Cimmarusti

2' di lettura

Oltre 110 milioni di euro di crediti di imposta connessi a false spese di locazione di immobili ad uso non abitativo sono stati sequestrati dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Roma. I crediti sarebbero stati illecitamente costituiti per poi essere monetizzati da una società finita sotto sigillo. L’ipotesi è che quest’ultima sia riuscita poi a cederli ad altre società (inconsapevoli), tra le quali anche Poste Italiane.

L’analisi di rischio delle Entrate

L’accertamento trae origine da un’analisi di rischio sviluppata dall’agenzia delle Entrate sulla spettanza dei bonus previsti dai Decreti Rilancio e Cura Italia del 2020, misure di sostegno emanate dal Governo durante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria da Covid-19 per aiutare le imprese e i commercianti in difficoltà.

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Si tratta, in particolare, di benefici fiscali che possono essere direttamente utilizzati per compensare debiti fiscali, oppure ceduti, anche in parte e più volte, per lo stesso fine, dandone comunicazione – sia il cedente che il cessionario – attraverso la piattaforma informatica «cessione crediti» messa a disposizione dall’Agenzia.

Crediti di imposta fittizi

Gli accertamenti, delegati dall’autorità giudiziaria al Nucleo di polizia economico-finanziaria di Roma, al comando del generale Gavino Putzu, hanno evidenziato la presunta natura fittizia dei crediti di imposta, che sono stati ceduti attraverso un sito internet a una società – con sede nella Capitale ma operante in tutta Italia – che si proponeva in rete come soggetto giuridico capace di far conseguire alla clientela «liquidità mediante lo smobilizzo immediato di crediti di imposta derivanti da norme speciali», acquistandoli e pagandoli subito dopo aver svolto – come dichiarato – controlli documentali circa la loro genuinità, per poi cederli a sua volta a terzi, dietro compenso.

Nei primi dieci mesi del 2021, l’impresa ha acquistato crediti di imposta per un valore nominale di oltre 110 milioni di euro da una moltitudine di soggetti i quali, in base ai preliminari riscontri, risulterebbero privi di consistenza imprenditoriale o, comunque, non potrebbero beneficiare delle menzionate agevolazioni fiscali.

Le incogruenze

Tra le incongruenze rilevate sono emerse ipotesi in cui sono stati inseriti nella piattaforma informatica gestita dall’Amministrazione finanziaria dati di imprenditori per i quali non risulta essere stato registrato nel periodo di interesse alcun contratto di locazione, ovvero che, a fronte di dichiarazioni dei redditi presentate per importi modesti, sosterrebbero spese locative per centinaia di migliaia di euro all’anno.

Le indagini hanno permesso inoltre di riscontrare che parte dei crediti d’imposta:
1. per un valore nominale di 44 milioni di euro, è stata venduta dalla società capitolina a una serie di persone fisiche e giuridiche, allettate dalla possibilità di acquistare bonus “spendibili” con uno sconto sul loro valore nominale;
2. per circa 10 milioni di euro, è stata persino “monetizzata” mediante la cessione a intermediari finanziari.

Allo scopo di interrompere la circolazione dei crediti sui quali sussistono gravi indizi di fittizietà e individuare i responsabili dell’ipotizzata truffa – finalizzata a frodare sia i terzi in buona fede, sia l’Erario – la procura della Repubblica di Roma ha emesso la misura cautelare d’urgenza, relativa alle quote societarie e al patrimonio aziendale della società romana, al sito internet attraverso il quale essa promuoveva la propria attività e all’intero ammontare dei crediti di cui la stessa è tuttora titolare o che ha già ceduto.

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