Finanziamenti

Credito a cantine e imprese agricole: serve più formazione finanziaria

Un’iniziativa di Unicredit punta a migliorare gli elementi societari – di bilancio e qualitativi – che permettano di strutturare meglio il rating di solidità finanziaria

di Giorgio dell'Orefice

(Adobe Stock)

3' di lettura

Fin dalle primissime fasi della pandemia il sistema bancario italiano è stato vicino al settore agroalimentare e a quello del vino in particolare. Le caratteristiche della crisi pandemica infatti suggerivano alcune chiare linee d'azione. Ad esempio, il prolungato blocco della ristorazione ha privato una fetta rilevante del tessuto produttivo italiano (Pmi vocate alla qualità e alla fascia medio alta del mercato) del principale, per alcune esclusivo, canale di sbocco.

Aspetto questo che le ha esposte a importanti quote di invenduto con conseguenti criticità sul fronte della liquidità e a una crescita delle giacenze di cantina. Da qui è nato, su input legislativo, lo strumento del “pegno rotativo”, ovvero la possibilità (già da tempo attivata per il settore dei formaggi e dei salumi stagionati) di dare le giacenze di magazzino in garanzia dei prestiti accordati dagli istituti bancari.

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«Noi vogliamo cogliere questa particolare fase – ha spiegato il Regional manager Centro Nord di UniCredit, Andrea Burchi – per far compiere un salto di qualità nel rapporto tra settore agroalimentare e del vino in particolare e sistema creditizio. E per questo abbiamo messo a punto una strategia in tre fasi centrata sull'accesso al credito per le aziende: fornire una panoramica delle soluzioni finanziarie offerte in tema di credito agrario, condividere elementi peculiari della pratica di fido dell'impresa agricola o vitivinicola e infine illustrare agli imprenditori le logiche di valutazione adottate per affidamenti alle imprese e individuazione del rating».

Quest'ultima fase che a UniCredit chiamano anche di “formazione finanziaria” è probabilmente quella più innovativa. Un aspetto, quello di favorire la cultura finanziaria delle imprese agroalimentari, sottolineato di recente con forza anche da Confagricoltura.A questo proposito va sottolineato un aspetto chiave: a differenza delle imprese di altri settori una fetta rilevante delle aziende agricole, prevalentemente Pmi, non redige bilancio poiché assoggettata alla disciplina del reddito agrario. E l'assenza di un bilancio pone il sistema bancario di fronte a problematiche nuove nella valutazione degli affidamenti e nella messa a punto di un rating.

«Ed è proprio questo il punto sul quale vogliamo coinvolgere le imprese – continua Burchi - per un salto culturale che porti benefici all'intero sistema. Il punto chiave è che nell'analisi di bilancio possono intervenire elementi quantitativi e qualitativi. Nel caso di società di maggiori dimensioni che redigono bilancio gli elementi preponderanti sono quelli quantitativi. Man mano che le dimensioni si riducono e si abbia a che fare con Società Semplici e Ditte Individuali cresce l'importanza degli aspetti qualitativi. Cioè si pone maggiore attenzione alla gestione delle linee di credito, al peso della centrale rischi, al Crif e al sistema di informazioni creditizie ma anche alle informazioni sulle persone fisiche e alle valutazioni dei soci. Assume una grande importanza la correttezza amministrativa e degli utilizzi delle linee di credito, il controllo andamentale, il pagamento alle scadenze, l'assenza di sconfini in centrale rischi, insomma la qualità della gestione amministrativa».

Altri elementi ancora intervengono nel caso – tutt'altro che infrequente nel mondo del vino made in Italy – nel quale a dispetto delle piccole dimensioni la cantina ha una forte propensione all'export. «In quel caso – prosegue il manager di UniCredit – conta avere i crediti assicurati, in particolare se l'azienda si reca su un mercato nuovo, e poi valutare se i buyer siano affidabili. Sotto questo aspetto si valutano la ripetitività e la correttezza dei rapporti. Un grande buyer americano o i monopoli scandinavi, ad esempio, sono di certo profili considerati più affidabili».

Il punto insomma è porre l'accento su una serie di elementi ai quali spesso nel caso di una gestione accentrata di una ditta individuale, casistica prevalente nel mondo del vino italiano, talvolta non si attribuisce la giusta importanza ma che per la peculiarità del rapporto che si viene a instaurare con il mondo creditizio, risultano decisivi. «Ed è proprio per rendere più fluido lo scambio di informazioni – conclude Burchi – che promuoviamo la formazione di una cultura finanziaria. Leva decisiva per migliorare e consolidare i rapporti tra sistema creditizio e Pmi dell'agroalimentare di qualità made in Italy».

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