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Credito alle famiglie, debiti più sostenibili ma moratorie verso lo stop

Gli italiani indebitati crescono del 3,6% ma scendono esposizione e rata media. Attese ricadute nel 2022 post scongelamento delle rate

di Michela Finizio

Reddito cittadinanza a 1,3 milioni di famiglie, il 44% va a single

3' di lettura

Famiglie più indebitate, ma più solvibili. Continua a crescere, anche nei primi sei mesi del 2021, la percentuale di italiani con un credito attivo: il 42,7% della popolazione maggiorenne ne ha fatto ricorso almeno per un mutuo o un prestito, in crescita del 3,6% rispetto a un anno fa, nonostante la crisi dei consumi generata dalla pandemia.

Nel frattempo, grazie all’«operazione moratorie» - che da marzo 2020 a oggi ha autorizzato 1,45 milioni di richieste di congelamento delle rate - il tasso di default a 90 giorni delle famiglie indebitate è ai minimi storici. Un equilibrio che, però, presto dovrà fare i conti con il progressivo esaurimento delle misure di sostegno ai redditi e lo stop alle sospensioni concesse.

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La sostenibilità del debito

In base ai dati Crif relativi al primo semestre 2021, il tasso di default sui crediti alle famiglie - mutui, prestiti personali e finalizzati - ha registrato una costante riduzione da quando è arrivato il virus, arrivando a toccare l’1,2% rispetto all’1,6% che si registrava prima dell’emergenza. A livello pro capite, la rata media rimborsata dagli italiani ogni mese risulta pari a 320 euro (-3,9% rispetto a un anno fa, -11,6% rispetto al 2016), mentre l’esposizione residua – intesa come somma degli importi pro capite ancora da rimborsare per estinguere i contratti in essere – è pari a 32.264 euro, in netto calo rispetto agli anni precedenti.

La maggiore sostenibilità del debito è strettamente legata al calo dei tassi di interesse e alla tendenza degli italiani, acuita dalla pandemia, a privilegiare piani di rimborso più lunghi rispetto al passato. Inoltre, sull’indebitamento complessivo delle famiglie pesano sempre meno i mutui (che rappresentano il 21,2% dei finanziamenti attivi), mentre cresce il ricorso ai prestiti finalizzati. «La pandemia ha pesantemente condizionato i comportamenti di consumo e i progetti di spesa - afferma Beatrice Rubini, direttore della linea Mister Credit di Crif - ma le prospettive di ripresa, i tassi ancora bassi e l’elevata sostenibilità degli impegni assunti, allenteranno le tensioni finanziarie. Nei prossimi mesi resta da valutare solo l’impatto sulla qualità del credito del progressivo esaurimento delle misure di sostegno».

Le moratorie in scadenza

Da marzo 2020 sono stati congelati finanziamenti attivi per oltre 90 miliardi a carico delle famiglie. Di questi, solo 194mila crediti per circa 12 miliardi sono ancora attualmente sospesi e, man mano che scadranno i periodi di moratoria concessi, anche per questi dovrà riprendere il pagamento delle rate. Inoltre, salvo proroghe, per autonomi e professionisti che hanno registrato un calo di fatturato almeno del 33% a fine anno scadrà la possibilità di accedere al Fondo Gasparrini per sospendere le rate dei mutui prima casa.

Il fondo nazionale resterà invece attivo, fino a esaurimento risorse, per le altre categorie (si veda la scheda «Domande e risposte»): fatte salve le sospensioni previste per contratto, oppure la possibilità di accordarsi privatamente con la banca per una rinegoziazione del mutuo, è questo infatti l’unico canale ancora attivo per accedere alle moratorie, fino a esaurimento delle risorse; anche se alcune disposizioni che ne avevano ampliato i requisiti di accesso, scadranno appunto a fine anno. Da gennaio 2022 verrà anche reintrodotta la soglia Isee e il tetto sul mutuo di 250mila euro (ora esteso a 400mila euro).

Le moratorie “private”, concesse invece in base agli accordi Abi-Assofin con le associazioni dei consumatori, sono scadute a fine a fine marzo 2021, per effetto dei vincoli importi a livello europeo dall’Eba. L’Abi sta monitorando i rischi di un eventuale aumento del tasso di default delle famiglie, ma i segnali di ripresa e l’impatto al momento contenuto della fine del blocco dei licenziamenti fanno ben sperare.

I rischi sulla qualità del credito

A fine luglio, in base ai dati Eurisc, il sistema di informazioni creditizie gestito da Crif, ad essere ancora congelato era l’1,5% dei finanziamenti in essere rivolti a consumatori privati, in decisa contrazione rispetto al picco di fine ottobre 2020, quando l’incidenza era pari al 4 per cento. In particolare le moratorie sui mutui immobiliari - pari al 40% del totale - sono scese al 2,9% dei contratti, rispetto al 9,4% rilevato a ottobre dello scorso anno.

Non resta che monitorare l’impatto sulla qualità del credito del progressivo esaurimento di una delle misure più incisive, introdotta fin da subito, sostenere la liquidità delle famiglie indebitate. Secondo l’ultimo Osservatorio sul credito al dettaglio, curato da Crif in collaborazione con Assofin e Prometeia, questo rischio è atteso verso la fine del 2022, quando - con il venir meno di tutte le misure straordinarie varate - il tasso di default toccherà i valori massimi (1,8% sui mutui, 2,5% sul credito al consumo). Un rischio che dovrà fare i conti con le incertezze legate alla normalizzazione della situazione economica: solo in uno scenario più stabile si ridurrà la difficoltà di rimborso delle rate da parte delle famiglie.

IL CREDITO ALLE FAMIGLIE
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