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Credito più caro e rischi per l’industria

Investimenti e innovazione sono finanziati da imprese e dal credito bancario

di Stefano Manzocchi*

Meloni: “Il Pnrr non basta, l’Ue faccia di più a partire dal caro energia”

2' di lettura

Con qualche eccezione, il consueto esercizio di avventurarsi in oroscopi e vaticini di natura economica verso la fine dell’anno ha mantenuto nei giorni scorsi toni meno apodittici rispetto al passato: tre anni di sconvolgimenti inattesi hanno consigliato un certo pudore.

Da questo triennio usciamo con una doppia zavorra, ovvero costi dell'energia e del credito ben più alti in media che nel quindicennio precedente, quello per intenderci che ha fatto seguito al crollo di Lehman Brothers.

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Mentre è fuor di dubbio che nell’Europa intera, non solo in qualche paese, si dovrà assistere ad investimenti ingentissimi nei prossimi anni per almeno tentare di rispondere alle sfide economiche e geopolitiche che arrivano dal Nordamerica e dall’Asia. Il Next Generation Europe non funzionerà senza gli investimenti delle imprese nella transizione digitale e verde, e per un multiplo della spesa fiscale della Commissione e degli Stati. La riconfigurazione delle filiere produttive internazionali, dall'informatica alla farmaceutica all'automobile, che pandemia e guerra hanno accelerato, può tagliar fuori settori e regioni del Vecchio Continente senza politiche industriali adeguate e, di nuovo, senza investimenti privati.

La posta in gioco per l’export Ue

La bilancia commerciale europea, a lungo in attivo, risente inevitabilmente del mutamento delle ragioni di scambio con l’aumento dei prezzi delle materie prime e necessita quindi di più competitività dell’export Ue per mantenere la sua traiettoria che è coerente con quella di un’area in recessione demografica.

A fronte di questo, ridurre il tema della conseguenze della restrizione monetaria della Banca Centrale Europea ad una raccolta di opinioni, pur illustri, se sia l'Italia il paese più esposto ai rischi dell'aumento dei tassi d'interesse, non coglie la dimensione della posta
in gioco.

Certo, l'onere del debito pubblico italiano con costi del credito più alti non può che aggiungere ulteriore zavorra alle prospettive del nostro sistema-Paese. Ma saranno gli investimenti privati a risentire pesantemente di una restrizione monetaria eccessiva e convulsa.

Il peso dei rincari energetici

Le due fonti che in massima parte alimentano investimenti ed innovazione, in tutta Europa, sono le risorse finanziarie generate dalle imprese ed il credito bancario, e sommare repentinamente agli elevati costi dell’energia condizioni creditizie peggiori mette in discussione le prospettive ed i piani aziendali.

Tutta la manifattura europea ne risentirebbe, proprio quando invece più investimenti sarebbero necessari per sostenere la trasformazione dell'industria continentale lungo le traiettorie indicate sopra. Quella italiana è la seconda manifattura europea, connessa con gli altri grandi sistemi industriali del Continente da reti di produzione e scambio intensissime, e da progetti comuni di sviluppo tecnologico e logistico.

Non comprendere che un aumento frenetico del costo del credito in Europa, con le inevitabili ricadute sulla dinamica degli investimenti, mette a repentaglio la competitività strutturale di tutto il Continente e di conseguenza il benessere futuro di famiglie e aziende, è un errore da matita blu.

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