Liquidità

Credito, i prestiti tornano a crescere. Bene Francia e Italia, la Germania frena

I finanziamenti alle imprese a fine giugno salgono del 3,7 per cento. Oltralpe aumentano dell’11,3%. Le imprese tedesche non li chiedono nonostante le garanzie pubbliche. In Italia atteso boom per i nuovi mutui a settembre.

di Laura Serafini

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Crescono i prestiti a imprese e famiglie (Ansa)

I finanziamenti alle imprese a fine giugno salgono del 3,7 per cento. Oltralpe aumentano dell’11,3%. Le imprese tedesche non li chiedono nonostante le garanzie pubbliche. In Italia atteso boom per i nuovi mutui a settembre.


3' di lettura

I prestiti alle imprese e alle famiglie sono tornati a crescere in Italia nel secondo semestre del 2020. Il dato non era scontato e l’importanza di questo trend si apprezza ancora di più se si raffronta quanto accaduto nello stesso periodo in altri paesi europei: crescita a tassi importanti in Francia, in Spagna (anche se meno rispetto all’Italia), ma invece un calo in Germania, dove a quanto pare le imprese sono riluttanti a richiedere prestiti, anche quelli garantiti dallo Stato, a fronte di condizioni e istruttorie da parte delle banche che alle non sono state rese meno rigide come in Italia (nonostante tutte le polemiche dei mesi scorsi).

Il credito in Europa

Il quadro emerge dal confronto dei dati pubblicati ad agosto dalle banche centrali dei paesi europei e dall’esito di una indagine condotta dalla Banca centrale europea a luglio. I dati diffusi dalla Banca d’Italia ad agosto evidenziano un incremento dei finanziamenti alle imprese pari al 3,7% a giugno 2020 rispetto a giugno 2019, ma anche una crescita dei prestiti alle famiglie pari all’1,6 per cento (contro un +1,5% del maggio scorso). Un aumento, anche se lieve, quello dei finanziamenti alle famiglie - e in particolare di nuovi mutui, sia per acquisto che per ristrutturazioni - che non è stato riscontrato negli altri paesi europei. Anche in Francia, dove la crescita dei prestiti si è rivelata molto più significativa, con un aumento di quelli alle imprese pari all’11,3 per cento (contro un + 10,8 per cento di maggio). A tirare è stato in particolare il settore alberghiero e della ristorazione, con un aumento del 27 per cento. Oltralpe i finanziamenti alle famiglie hanno tenuto un ritmo importante, con un +5,9% a fine giugno, ma comunque con un rallentamento rispetto al +6,1 per cento di maggio.

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Il lockdown ha bloccato le compravendite di case, rimbalzo a luglio

L’attenzione sul credito alle famiglie ha una sua rilevanza perchè secondo le previsioni è atteso un vero e proprio rimbalzo, soprattutto sui mutui ipotecari in Italia, a settembre e ottobre, quando saranno disponibili i dati definitivi di luglio e agosto. I motivi sono da ricercare nel fatto che il lockdown, in Italia più che altrove, ha fermato tutte le operazioni di compravendita delle case, sia per l’impossibilità di visitare gli appartamenti che per quella di stipulare gli atti davanti ai notai. Questi ultimi nei mesi di giugno e luglio avrebbero lavorato una mole non indifferente di pratiche. C’è un altro fattore, poi, che spinge il settore in Italia: l’ecobonus al 110% per i lavori legati all’efficienza energetica varato in primavera ma che sta diventando operativo in queste settimane. Un incentivo che sta spingendo la ripresa del settore dell’edilizia e delle costruzioni, anche se qualche segnale di vivacità era emerso già dal settembre scorso.

I timori che si esaurisca l’effetto-traino delle garanzie pubbliche

La riscossa del credito all’economia è sicuramente stata guidata dall’introduzione delle garanzie pubbliche, prevista dal Temporary framework approvato dalla commissione europea per sospendere la normativa sugli aiuti di Stato. Le garanzie hanno contribuito a ridurre il costo del credito, ma anche ad allentare le condizioni per la sua erogazione (cosa che, come abbiamo visto, non è accaduta ovunque). I prestiti garantiti dal Fondo di garanzia per le Pmi in Italia sono ormai vicini alla soglia di un milione (983 mila domande al 16 agosto per un valore di circa 70 miliardi), mentre le moratorie sui mutui (la cui scadenza è stata prorogata da fine settembre a fine gennaio 2021) si avvicinano a quota 3 milioni (2,7 milioni). La preoccupazione delle banche, emersa nell’indagine della Bce, è che nel terzo e quarto trimestre possa esserci un inasprimento delle condizioni per il credito legato al venir meno di quelle garanzie (la scadenza in realtà è prevista al 31 dicembre 2020). Sarebbe probabilmente un errore bloccare questo prezioso strumento, visto che oltre che per dare liquidità alle imprese si sta rivelando cruciale anche per sostenere la ripresa.

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