GLI OBIETTIVI

Credito sportivo: rete con Fondazioni e Regioni

Si punta alla riqualificazione delle infrastrutture agonistiche, ma anche al sostegno di iniziative di recupero di edifici scolastici e culturali

di Laura Serafini


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3' di lettura

L’Istituto per il Credito Sportivo lancia un nuovo modello di collaborazione con Regioni, Finanziarie regionali e Fondazioni di origine bancaria per riqualificare infrastrutture sportive, ma anche per sostenere interventi di recupero di edifici scolastici e culturali. Il progetto pilota, partito con la Toscana, è soltanto l’inizio di un processo che dovrà essere replicato ed esportato in altre aree del Paese. «Vogliamo costituire degli hub, con base regionale, che consentano pianificazione e programmazione degli interventi, evitando sovrastrutturazioni, garantendo uno sviluppo sostenibile e sfruttando tutta le potenzialità finanziarie che si possono attivare combinando pubblico e privato». Andrea Abodi, presidente dell’istituto bancario uscito dal commissariamento un anno e mezzo fa, racconta il progetto che è stato avviato nei mesi scorsi in Toscana e che potrebbe essere presto replicato in tutta Italia. «Siamo partiti da una Regione nella quale la nostra attività di finanziamento è un po' sotto la media nazionale (220 mila euro l’importo medio dei mutui pubblici, contro 261 mila euro a livello nazionale, ndr)  - spiega Abodi -. Ma è una realtà virtuosa nella quale vogliamo sperimentare una stretta relazione, che non c’è mai stata, tra Istituto, Regione e il mondo delle fondazioni, per poi coinvolgere l’altro pilastro: quello della finanza privata. Fattori principali sono le garanzie, la contribuzione in conto capitale di misure nazionali delle Regioni e delle fondazioni e la contribuzione in conto interessi da parte della nostra banca. Il meccanismo prevede che sia strutturato un sistema di garanzie, al quale associare una quota di fondo perduto, da parte delle Regioni per gli enti locali e delle finanziarie regionali per i privati. Poi ci sono le Fondazioni - nel caso toscano abbiamo iniziato con quella della Cassa di Risparmio di Lucca - con i loro bandi. Tutto questo si combina con le incentivazioni dei tassi di interesse che può fare la nostra banca attraverso la gestione separata del Fondo Contributo Interessi, che lo Stato ha affidato al Credito Sportivo: per gli enti locali il tasso può tendere a zero, per i privati può essere agevolato».

Nel piano che sta prendendo forma, tutte le realtà coinvolte sono chiamate a fare uno sforzo di coordinamento delle loro azioni: le Regioni devono riuscire ad attivarsi per fare provvista anche attraverso i fondi comunitari. Le fondazioni bancarie devono muoversi nell’ambito dei vincoli statutari che stabiliscono come utilizzare gli utili di esercizio. «Per quanto riguarda ICS - continua il presidente - esiste un plafond annuale minimo di oltre 100 milioni destinato agli enti locali. Il nostro lavoro sarà, man mano che prendono corpo le diverse collaborazioni, quello di profilare i fondi per ogni singola Regione e per tematiche d’intervento». Dopo la Toscana la prossima potrebbe essere la Puglia, anche se, di pari passo, il management del Credito Sportivo intende individuare sul territorio nazionale tutte le fondazioni di origine bancaria con le quali sia possibile avviare questi progetti tanto più nell’ottica della valorizzazione del patrimonio pubblico.

«In Puglia – prosegue Abodi - siamo andati avanti in maniera significativa con la Regione e Puglia Sviluppo. Si sono attivati in modo molto proficuo per raccogliere risorse comunitarie, soprattutto per la parte di competenza di Puglia Sviluppo, che consentono di investire a fondo perduto percentuali rilevanti in progetti che si ritengono eleggibili. Questa componente di equity pubblica e il contributo dato dalla banca in termini di garanzie e di costo del denaro, migliorano sensibilmente la finanziabilità delle iniziative, contenendo in modo sano il coinvolgimento del privato. Da questo punto di vista è una Regione che può disporre di una potenza finanziaria che altre Regioni ancora non hanno». In Puglia deve essere ancora individuata la Fondazione che può essere coinvolta in questa tipologia di iniziative.

Il modello al quale sta lavorando l’Istituto per il Credito Sportivo punta a mettere in piedi un sistema replicabile, che serva soprattutto per la riqualificazione di impianti esistenti, possibilmente nell’ambito di piani di rigenerazione urbana. «L’obiettivo prioritario – dice Abodi - è concentrarsi sul miglioramento di ciò che è esistente e solo dopo pensare alle nuove infrastrutture. Essenziale è il lavoro di coordinamento tra le varie realtà coinvolte che metta in relazione e faccia dialogare tra loro tutte le possibili misure finanziare incentivate, lavorando in un'ottica di pianificazione e programmazione degli interventi che limiti la costruzione di nuovi impianti e il consumo di territorio. Si favorisce così la riqualificazione prioritariamente in termini di messa in sicurezza, abbattimento delle barriere architettoniche ed efficientamento energetico, temi cruciali per ICS, la banca sociale dello sviluppo. Per il Credito Sportivo i finanziamenti su infrastrutture esistenti rappresentano l’85 per cento degli affidamenti annui agli enti locali».

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